L’ANPI Palermo ai SICILIANI

 


                                                                  ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

                                                                                 COMANDANTE BARBATO – PALERMO

Non ci sfugge, ne siamo pienamente coscienti, la gravità del momento che attraversiamo segnato dalla pesante crisi economica del capitalismo. In questi venti anni non solo di volgare corrotto inciucio berlusconiano ma anche segnati da una profonda deriva morale e politica, ieratici sacerdoti e prefiche oltre ad annunziare terribili catastrofi, non si sono stancati e non si stancano di additare  il popolo lavoratore come moralmente responsabile di una catastrofe minacciata, colpevole di avere lottato ed avere conquistato negli anni a costo di grandi sacrifici una serie di diritti soprattutto volti alla difesa del lavoro e della dignità umana, vedi per tutti l’ art. 18.

Diritti che sono stati rapidamente annullati in una logica schiavistica di precarizzazione dell’esistenza di cui ancora subdolamente  accusare, in nome di un inesistente conflitto generazionale, i genitori che si mangiano i figli.

“Privare di dignità il lavoro e trattarlo alla stregua di ogni altra merce, fa parte di una strategia che viene da lontano, messa a punto  dalle dottrine neoliberali”, dice in una intervista Luciano Gallino Professore emerito e sociologo di fama internazionale. “Negli Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia e Germania, le classi dominanti hanno avviato così la loro lotta di classe  per recuperare il terreno perduto nei trent’anni successivi la Seconda Guerra Mondiale.”  Lo hanno fatto ricacciando indietro i redditi da lavoro dipendente insieme ai diritti del lavoro. Lo hanno fatto puntando ad una concentrazione di ricchezza finanziaria in gran parte dovuta alla speculazione.

Tutto questo è avvenuto con la complicità dei governi e dei parlamenti che hanno indebolito le classi lavoratrici e accresciuto il potere della classe dominante.

 

Bisogna aprire gli occhi. Bisogna dire basta. L’ANPI Palermo fedele al suo ruolo di salvaguardia dei valori della Costituzione, denunzia preoccupata come questo stato di cose costituisca un grave pericolo per la democrazia e di fatto si accompagni ad un ringalluzzirsi  di vari tentativi di deriva fascista sempre al servizio delle classi dominanti. Vedi mausoleo al fascista Graziani assassino criminale di guerra realizzato allegramente con gli sperperi della regione Lazio, o l’acuirsi di fenomeni di derive neonazifasciste tipo Casa Pound e altro.

L’ANPI Palermo segnala il giusto profondo sdegno dei cittadini di fronte a questa dissoluzione dello Stato a cui dà vita in questi anni una classe dirigente neoliberista, in un clima di sfrenato e volgare arrembaggio ai beni dello Stato. Tale stato d’animo, con una campagna massmediatica pesante, si tenta di incanalarlo verso un demoralizzato atteggiamento di impotenza suicida, l’astensionismo elettorale, che guardiamo con grande rispetto ma con altrettanta preoccupazione. L’astensione, nell’illusoria speranza di un taumaturgico effetto di un atto infantile che vorrebbe essere di ribellione, lascia inesorabilmente il potere nelle mani dei responsabili di questo stato di cose.

Ci rendiamo conto che non è facile, che viviamo un momento estremamente difficile in una regione, la Sicilia, che va a votare mentre ha dovuto registrare diverse condanne e rinvii a giudizio per collusione mafiosa di presidenti e assessori delle ultime  legislature della Assemblea Regionale siciliana. Questo ci costringe a puntare su poche questioni fondamentali che possono orientarci in questo preoccupante momento.

Prima e fondamentale fra queste è una decisiva sicura scelta antimafia, incominciando a negare fiducia a quei gruppi dirigenti inquinati o a quelli che hanno apertamente, in una irresponsabile e miope logica di potere, colluso di fatto e appoggiato governi poi rinviati a giudizio per mafia.

Sono gruppi dirigenti che affondano lontane radici miglioriste nell’esperimento che per tranquillizzare la borghesia imprenditrice dette vita al governo Milazzo anche col ricorso a squallidi primordiali episodi di corruzione pur di rassicurarla al riparo dal vento del Nord.

Gruppi dirigenti che dissero no all’esame del sangue alle imprese per verificarne il tasso di mafiosità nascondendosi dietro il falso alibi del miraggio del lavoro per cui Parigi val bene una messa.

Secondo è distinguere fra le forze che si propongono alla guida della regione:

 quelle che hanno perseguito gli obiettivi neoliberisti dei governi nazionali  di cancellare la stagione dei diritti e hanno gioito schierandosi con i vari Marchionne, Saccone, etc…, per i successi ottenuti con la cancellazione di fatto del contratto nazionale di lavoro e delle norme per la difesa della dignità umana dei lavoratori con l’abolizione dell’articolo 18;

quelle che si sono battute, anche con la campagna referendaria, per la difesa dei beni comuni a partire dall’acqua, la scuola, per la solidarietà civile contro il razzismo e per la accoglienza;

quelle che si sono schierate contro la militarizzazione del territorio, NOMUOS, Niscemi, Sigonella;

infine quelle che si schierano per un vero profondo rinnovamento della politica per un rapporto egualitario, senza privilegi, fra elettori ed eletti, non come promessa ma come atto fondamentale per affermare una nuova concezione della politica che ci riporti al clima dei  momenti fondanti della Repubblica e della nostra Carta Costituzionale che nasce dalle battaglie della Resistenza, di quanti, Partigiani della libertà, diedero la vita per costruire una società fondata sulla democrazia e sulla solidarietà umana.

In ultimo assistiamo, fra tutti i terribili segnali di disfacimento dello Stato, forse a segnarne la gravità, al fatto che avremo per la prima volta nella storia d’Italia un processo in cui al banco degli imputati con lo stesso capo d’accusa, siederanno accanto i più grandi boss della mafia e alti esponenti delle istituzioni, ex alti ufficiali dell’Arma e degli apparati investigativi e politici dello Stato.

Chiediamo che spezzando una lunga tragica subalternità alla borghesia mafiosa che parte da Crispi fino ai giorni nostri la Regione Siciliana si costituisca parte civile, come ha già annunciato il Comune di Palermo nel nome dei tanti caduti che lottarono per la difesa della dignità umana e della libertà.

 

Comitato provinciale ANPI Palermo

 

 

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