“…sono Numu, Lamin e Sheriff che amo parlino coi miei bambini raccontando loro cosa significhi essere cresciuti desiderando di vivere in un paese finalmente libero dalla dittatura e dall’oppressione. “

Ci sono stati diversi aggiornamenti: l’ultimo oggi 16/8/2017 art. di Tonino Perna dal “il manifesto”

Ringraziamo Alessandra Sciurba, Giuseppe Carlo Marino, Marco Revelli, Domenico Sabatino, Domenico Stimolo, Tonino Perna,  per vari contributi su “Emigrazioni e diritti” tema antico quanto drammatico che ci costringe a non chiudere gli occhi e a riflettere sulla condizione umana. Tentiamo di farlo nella consapevolezza della sua complessità e con assoluta apertura e anche nella profonda convinzione e determinazione di volere perseguire un obiettivo di vera ‘conoscenza liberatoria’. Lo facciamo tentando di aderire ad un comportamento ‘scientifico’, cioè nella assoluta consapevolezza che il perseguimento della verità non è per sempre, ma “fino a prova contraria”. Ringraziamo per l’importante contributo in chiave “di educazione per la conoscenza come liberazione degli oppressi“A.F.

 

GIUSEPPE CARLO MARINO
UN NUOVO GENOCIDIO DI CUI L’EUROPA E’ (DISTRATTAMENTE) RESPONSABILE
L’importante servizio televisivo di ieri sera (“In Onda”) della 7 ha rivelato quel che si sa da molto tempo e da molto tempo non si vuol vedere o si ignora circa il trattamento criminale riservato dalle cosiddette “autorità libiche” ai migranti. E ha messo in luce l’inferno di violenza al quale sono condannati quei disgraziati, ingabbiati come bestie in soffocanti contenitori metallici, costretti a vivere l’angoscia di come conquistarsi (se forniti di qualche rotolo di carta moneta nelle tasche) una via di fuga per sfuggire ad una morte quasi certa, per percosse, malattie, fame e disidratazione. Ha contestualmente denunziato il fatto incontrovertibile che ormai la Libia è una landa radicalmente deprivata di statualità, consegnata all’anarchia e ai turpi interessi di bande criminali la cui fondamentale risorsa è costituita da quell’infelice umanità di derelitti che sono soliti indicare cinicamente come la loro “merce”. Di fronte a quanto sta lì accadendo, in terra libica – non in mare, si badi, ma prima delle molte e sempre probabili tragedie del mare! – non è azzardato parlare di genocidio. Un genocidio ignorato, direi persino tollerato, da un’Europa che tutt’al più si limita a soccorrere (e con molto e contestato travaglio) quei migranti che siano riusciti a pagarsi il terrifico rischio della fuga e non si preoccupa minimamente di quelli costretti a rimanere in quell’inferno africano. Infatti, questa Europa ad uso e consumo di finanzieri e di sofisticati lestofanti , sa ed ignora e i suoi superflui politicanti (insieme ad una miriade di sciocchi e di codardi che ne costituiscono il seguito di massa), al massimo della loro ipocrisia umanitaria non sanno far altro che blaterare tronfiamente: “AIUTIAMOLI A CASA LORO”,
Ma qual è la loro “casa”, se non quell’inferno? E come aiutarli dopo averli secolarmente dominati e sfruttati, disgregando le loro società e violentando le loro culture con la pretesa di dettare le regole della “civiltà” e del progresso? Sono, queste, delle domande che putroppo rimangono senza risposta. Mentre l’immediato aiuto che potrebbe darsi a quelle crescenti masse di infelici in fuga dalla miseria e dalle torture dei loro indigeni tiranni sarebbe intanto un’azione comune della cosiddetta comunità internazionale (con l’ovvio, primario coinvolgimento operativo di una ben coordinata forza europea) per annientare l’inferno libico e imporre su quella landa di potere criminale e di desertificazione della civiltà gli standard minimi del rispetto della vita umana. Giuseppe Carlo Marino.
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ANPI Palermo ricorda il compagno Luciano Guerzoni

15194524_10154239439282903_6322650156897168854_o.jpg.742x742_q85LA PRESIDENZA E LA SEGRETERIA PROVINCIALE DELL’ANPI PALERMO COMANDANTE BARBATO

Commossi per la scomparsa del compagno Luciano Guerzoni, Vice Presidente Nazionale Vicario, con grande affetto lo ricordiamo particolarmente impegnato in Sicilia nella ricostruzione di un tessuto antifascista e nella promozione delle ANPI siciliane. Con particolare gratitudine lo ricordiamo impegnato nella partecipazione della Resistenza Italiana, il 1° maggio del 2010 a Portella della Ginestra, evento che congiuntamente  alla spinta derivante dalle risoluzioni dell’11° Congresso di Torino, hanno inciso profondamente nell’importantissimo processo di recupero della memoria in particolare della partecipazione siciliana alla lotta di Liberazione e dell’antifascismo. Il suo ricordo rafforzerà sempre più il nostro impegno a proseguire nel recupero dei valori ideali e morali della Resistenza, il più alto momento della Storia Italiana, a partire dalla difesa e dalla realizzazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione.

La Presidenza e la Segreteria Provinciale ANPI Palermo Comandante Barnato

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Salvatore Salvino Partigiano di Capaci

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è morto un combattente, Nicola Cipolla

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è morto un combattente, Nicola Cipolla. Fino ai suoi 95 anni nulla ha fermato la sua totale dedizione, la sua intelligenza, la sua vita alla causa della liberazione degli oppressi. Di seguito un appassionato ricordo di Antonella Leto, il commiato dell’ANPI Palermo del fraterno filiale amico Ottavio Terranova,  una bella testimonianza in “ Lettera Memoria e Libertà” di Domenico Stimolo. Lo ricorderemo sempre A. F.

Nicola è stato un pilastro della storia del movimento politico e sindacale siciliano ed italiano. Una intera vita spesa nelle lotte per i diritti delle persone, dall’antifascismo della prima ora alla riapertura della Camera del Lavoro a Palermo nel ’44 alle lotte del movimento contadino con la fondazione di Federterra di cui è stato segretario responsabile, Nicola non ha mai smesso di lottare ed immaginare un futuro migliore. La sua vita ed i suoi incarichi pubblici, tre volte deputato regionale tre volte senatore della repubblica, deputato europeo, non gli hanno mai fatto perdere di vista quale fosse l’obiettivo ed il significato vero del fare politica, che per lui è sempre stato essere al servizio delle lotte per i più deboli, contro la mafia, la militarizzazzione della nostra isola e paladino indefesso dell’ambiente. Il CEPES che aveva fondato insieme a Pio La Torre nell’81 quando insieme e dietro sollecitazione di Pio entrambi tornarono in sicilia per affrontare la mafia e le lotte contro i missili cruise di Comiso, è stato la sua vita dopo l’uccisione di Pio nell’82. Con il CEPES Nicola ha continuato a tenere viva la memoria e la verità su tanti fatti ancor oggi misconosciuti dalla storia ufficiale e da lui raccontati, ma sopratutto ha coltivato la speranza e progettato il futuro facendone un centro propulsivo di iniziative sul piano regionale, nazionale ed euromediterraneo. Il CEPES e Nicola sono entrati con entusiasmo nel Forum siciliano dei movimenti per l’acqua ed i Beni Comuni, collaborando a scrivere il testo di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione delle Acque in Sicilia, e quello per un nuovo piano energetico reg.le basato sulle rinnovabili.  Per me è stato un grande, grandissimo onore diventare sua amica e compagna di tante lotte negli ultimi anni. Non ricordo più a quante assemblee, manifestazioni, iniziative abbiamo collaborato e partecipato insieme, quante ne abbiamo organizzate dietro la sua costante sollecitazione. Da quelle romane del Forum italiano dei movimenti per l’acqua alle campagne referendarie contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali, contro il nucleare, contro le trivellazioni, ai cortei contro la mafia, contro il MUOS, alle costanti proposte di nuove iniziative, non riuscivamo a stare al suo passo. Nicola aveva preso parte alle manifestazioni antifasciste dell’8 luglio del 1960, conosciuto il carcere, era a Genova per il G8, e pochi giorni fà ad un’iniziativa sulla risoluzione ONU sulla messa al bando delle armi nucleari Lorenzo Barbera, il compagno di Danilo Dolci, lo ricordava aiutare i contadini del Belice che protestavano a Roma dopo il terremoto ad essere ricevuti in Senato con cravatte acquistate in blocco ed indossate sui poveri abiti per superare lo sbarramento del cerimoniale.  Nicola non si è mai fermato, neanche quando si è rotto prima un femore poi l’altro nel mettere in fuga col suo bastone chi tentava di rapinarlo. Era fatto così, sarebbe andato ovunque. Era all’ultimo sciopero generale della fiom a Roma, a fianco dei partigiani nella battaglia per salvare la Costituzione, per strada a raccogliere firme, sui giornali che non mancavano di pubblicare i suoi lucidissimi articoli. Nicola è stato tra i primi precursori dell’ambientalismo e la sua più grande preoccupazone, a 95 anni di età, erano i mutamenti climatici, l’evidente possibilità che la vita sulla terra potesse cessare per mano umana. Non si dava pace per il fatto che un tema tanto importante fosse costantemente e colpevolmente sottovalutato dalla politica. Per questo continuava a sollecitarci instancabilmente ad organizzare iniziative che mettessero le rinnovabili al centro di un nuovo modello di sviluppo. Con Nicola ed il CEPES abbiamo avviato il comitato per la conversione ecologica in sicilia e stavamo programmando le prossime iniziative per sollecitare ancora un nuovo piano energetico, acqua pubblica, rifiuti zero. Da tempo programmavamo una nuova iniziativa per sollecitare la trasformazione di Sigonella in aereporto civile. Sono talmente tanti gli episodi che ho avuto l’onore di sentir raccontare dalla sua voce di cui è stato protagonista e che si intrecciano con la storia d’Italia, tanti quelli che ha raccontato nel suo libro “Diario di un socialcomunista siciliano” e tanta la storia che avrebbe voluto ancora scrivere, perchè se il corpo si faceva più fragile la mente di Nicola è rimasta sempre lucidissima, informata e proiettata nel futuro sostenibile, che quello che oggi ci consegna insieme al peso della sua assenza è l’esempio di un uomo che non ha mai pensato di arrendersi o pensare a se stesso.Ci consegna l’onere e l’onore di continuare lee battaglie che abbiamo condiviso e cercare di vincerle, non per noi ma per tutti, ed anche un pò per lui. Grazie di esserci stato vicino e di averci insegnato tanto.  Antonella Leto   http://palermo.repubblica.it/politica/2017/07/30/news/morto_nicola_cipolla_storico_sindacalista_e_senatore_del_pci-171966093/ 

Cari Compagni ed amici, questa mattina ci ha lasciati il nostro carissimo Nicola Cipolla, grande storico, dirigente Comunista, fondatore della Camera del lavoro di Palermo, dirigente della Federterra, protagonista di tante lotte nelle campagne ed ovunque bisognava lottare per i lavoratori e per la nostra terra e per la democrazia, animatore di tante lotte. Antifascista, parlamentare Comunista  in Sicilia nel Parlamento Nazionale ed in Europa. Con Pio La Torre ha fondato il CEPES che ha diretto con tantissimo  impegno,  fraterno amico e maestro di impegno e di vita per tanti di noi. Anche per la  nostra ANPI è una grave perdita che onoreremo con la nostra presenza e le nostre bandiere, durante i suoi funerali.  Ottavio Terranova

 

E’ morto Nicola Cipolla,  protagonista in Sicilia

delle lotte sindacali  politiche e sociali

 

Nella giornata di domenica 30 luglio è morto novantacinquenne nel suo luogo di residenza (Palermo) Nicola Cipolla – nato a Agrigento il 14 gennaio 1922 -, protagonista in Sicilia delle lotte politiche  e sociali,  già a partire dal 1944.

 Pur avanti nel percorso degli anni si manteneva alto, massiccio, di viva lucidità intellettuale e con grande bontà umana.

 Un tenace,  indomabile e innovativo combattente, sempre in prima fila come sindacalista, rappresentante politico della sinistra e della società civile siciliana, per il riscatto degli sfruttati e per l’abbattimento delle condizioni di asservimento al potere politico-affaristico-mafioso.

 Subito dopo il disfacimento della dittatura fascista – 25 luglio 1943 – si impegnò nel ricostituito Partito socialista, quindi, nel 1944 contribuisce in maniera determinante assieme al segretario comunista Cesare Sessa alla rifondazione della Camera del Lavoro di Palermo. Successivamente, nel 1946 lasciò il PSI aderendo al PCI guidato da Girolamo Li Causi. Quindi  la sua attività sociale si svolse nel movimento sindacale, assumendo nel 1947 il ruolo di segretario responsabile della Confederterra /CGIL– Confederazione nazionale dei lavoratori della terra – in Sicilia, erede della Federterra soppressa dal regime fascista.

 Fu in quella fase storica di fondamentale importanza per la Sicilia, organizzatore e protagonista delle numerose lotte contadine che si svilupparono intensamente in tutta l’isola, contro  l’ enorme potere dei latifondisti  sostenuti dalla mafia. I contadini, braccianti, sottoposti storicamente ad un laido sfruttamento, sorsero di nuovo,  uniti e compatti, dopo le violente repressioni subite nel “Movimento dei  Fasci Siciliani” del fine ottocento, per conquistare il riscatto sociale sempre negato e schiacciato. In quegli anni eroici “ i morti di fame”, resi servi e condannati ad infami condizioni di vita, furono protagonisti con l’occupazione delle numerosissime terre incolte  da sempre accorpate nei feudi dai ricchi padroni. Tante le uccisioni, di lavoratori della terra e di sindacalisti.

 In quegli anni Nicola Cipolla, nell’area  occidentale dell’isola,  oltre che a tanti altri sindacalisti e capi contadini fu a fianco di Pio La Torre, ucciso successivamente dalla mafia a Palermo  il 30 aprile 1982.

Poi, si impegnò in un lungo e diretto nella politica istituzionale. Dal 1951 al 1963, per tre legislature fu deputato regionale, prima nella lista del “ Blocco del Popolo”, poi nel PCI.  Senatore, dal 1963 al 1976 – componente della prima Commissione Parlamentare antimafia -, parlamentare europeo dal 1968 al 1976, sempre con il PCI.

 Nel 1982, in collaborazione con Pio La Torre, fu fondatore del CEPES – Centro Studi di Politica Economica in Sicilia -, del quale per tanti anni è stato presidente e  forza propulsiva  in molteplici iniziative di impegno sociale e democratico, animatore fino all’ultimo.

 Con le iniziative del Cepes è stato appassionato dirigente, operando  in maniera decisa, anche in veste di organizzatore e di innovatore intellettuale attivista coordinatore, nei Movimenti per la pace e per la smilitarizzazione della Sicilia, promuovendo altresì, assieme a vari movimenti pacifisti, la conversione della base militare statunitense di Sigonella in aeroporto civile internazionale di Catania. Ha incentivato la cultura e la pratica dei valori ambientali e la difesa delle risorse naturali dell’isola, contro le scelte del nucleare, sostenendo l’ esigenza fondamentale  di realizzare impianti energetici alternativi.

 Ha sostenuto tutta la fase dei Movimenti “ No Global” e dei Social Forum, partecipando a molte iniziative in Italia e sul piano internazionale, dando un significativo contributo di elaborazione in analisi e progettualità finalizzate al sostegno e alla solidarietà per l’indipendenza dei popoli, contro il nuovo imperante colonialismo dettato dalle politiche della globalizzazione neoliberista,  a danno dei cittadini del mondo e dei paesi del Terzo Mondo che costituiscono la parte più grande dello sfruttamento e delle conseguenti devastazioni ambientali in atto.  

 Ha sempre sorretto  la necessità  e il dovere per tutti i cittadini democratici  di proteggere i valori costituzionali per realizzarne in forma compiuta i principi espressi dopo la riconquista della libertà, avversando in maniera determinata le azioni di stampo razzista e fascista che stanno assumendo conseguenze sempre più nefaste. Nell’ultimo periodo  ha dato un contributo significativo ai Movimenti sorti in difesa dell’ Acqua pubblica, Forum per l’acqua, a  sostegno dei Beni Comuni.

Per lunghi anni con i suoi scritti ha collaborato con il quotidiano “ Il Manifesto”.

 Nicola Cipolla ha raccolto la testimonianza del suo lungo percorso di  rivoluzionario civile e democratico, di integerrimo combattente a sostegno degli sfruttati  nel libro Diario di un socialcomunista siciliano – tra memoria e futuro-“, edito nel 2013 da Editori Riuniti.

 

 diLettera Memoria e Libertà”

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FERMIAMO LE PROVOCAZIONI FASCISTE RAZZISTE E XENOFOBE

a lettera aperta

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ANPI NEWS: a proposito di violenza sulle donne

 

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI
CARLO SMURAGLIA:
► “Non basta una legge, deve cambiare prima la nostra testa” (a proposito di violenza sulle donne, ma anche dell’escalation dei neofascismi).
Mi approprio (e spero che l’autrice non me ne voglia) del titolo di un bellissimo articolo di Michela Marzano (la Repubblica, 15 luglio 2017), non solo perché lo condivido, parola per parola, ma anche perché lo trovo particolarmente utile in più direzioni.
Nel caso specifico, Michela Marzano parla del femminicidio e della violenza contro le donne, considerandoli ormai come un fenomeno “strutturale” nel nostro Paese. E conclude rilevando come ci possano essere mille leggi, mille campagne di prevenzione (ed è bene, aggiungo io, che ci siano) ma non basteranno mai ad eliminare questa violenza, ormai strutturale, se non si formerà una cultura diffusa ed adeguata, in tutti, negli uomini e nelle stesse donne: una cultura della tolleranza e dell’accettazione reciproca e, potrei aggiungere, della libertà ed uguaglianza (art. 3 della Costituzione) e del rispetto della persona.
Una tesi che andrebbe gridata ed affissa sui muri, ma soprattutto attuata ed applicata in concreto, se vogliamo contenere, ridurre e infine sconfiggere questa violenza che si consuma spesso anche dentro le mura domestiche. Una tesi che, ricordo, ebbi modo di sostenere, in Senato, anni fa, assieme ad altri, in occasione dell’approvazione della legge sulla violenza sessuale; presentammo un ordine del giorno, che diceva in sostanza questo: approviamo pure questa legge, aumentiamo le pene e quant’altro, ma tutto questo servirà solo se si
metterà in campo una grande campagna culturale e formativa. L’ordine del giorno fu approvato all’unanimità e poi, come spesso accade in Italia, finì travolto dall’oblio. Riprendere oggi quel tema è giusto ed utile. Ma l’articolo mi ha colpito particolarmente anche per un altro motivo, perché “mutatis mutandis”, l’assunto vale anche per l’impegno antifascista nostro e delle istituzioni, proprio nel momento in cui, da un lato si avvia in Parlamento la discussione su una legge che mira a reprimere la propaganda del fascismo, ma dall’altra accadono fatti come quello di Milano (una specie di assalto, di CasaPound, all’interno del Comune, mentre è in corso una seduta del Consiglio comunale) e quello di un gestore di un bagno, a Chioggia, dichiaratamente e spudoratamente fascista nell’impostazione della conduzione dello stabilimento, nei discorsi, nei simboli quotidiani apertamente utilizzati. In entrambi i casi ci hanno colpito due cose: la scarsità e la limitatezza delle reazioni, una certa tendenza a parlare di goliardia e a considerare questi atti come un mero esercizio di libertà del pensiero (e di azione). Anche in questi casi, è una diffusa cultura dell’antifascismo che manca, nel nostro Paese, nelle istituzioni ed in una parte non indifferente di cittadine e di cittadini. E’ su questo che bisogna lavorare. Per carità, ben vengano leggi più chiare e di più facile applicazione, se il Parlamento riuscirà ad approvarle in una versione compatibile con i ben noti insegnamenti della Corte Costituzionale. Bisogna tuttavia lavorare su molti altri fronti: la memoria, anzitutto, perché troppi dimenticano, (o non sanno) che cosa è stato e cosa ha generato il fascismo, e l’orrore di molte gesta del regime (non ultima, la persecuzione degli antifascisti e degli ebrei). In secondo luogo, sulla cultura della democrazia, che è anche la cultura dell’antifascismo, proprio perché abbiamo questa Costituzione che è, lo ripeto ancora una volta, tutta antifascista. Questa formazione culturale si realizza con un diverso atteggiamento delle istituzioni, con una posizione più chiara e ferma della stampa che si proclama indipendente, ma soprattutto con la formazione, nelle scuole, di una coscienza civica e di una “cittadinanza attiva”. Se non si battono questi sentieri, temo che avrà ragione – ancora una volta – Michela Marzano a dire che ci vuol altro, cioè: non solo le leggi (“le leggi son – diceva uno dei nostri Grandi – ma chi pon mano ad elle?”), ma una vera cultura del rispetto, un fanatismo della libertà e dell’uguaglianza, un amore estremo per la democrazia. In questo sta la vera possibilità di successo dell’antifascismo, così come nelle misure indicate nell’articolo più volte richiamato sta il “segreto” per ottenere un vero “cambiamento della testa” in tema dei rapporti di genere.

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Palermo 8 luglio 1960

 
 
   
 
 

 8 luglio 1960

 

giuseppe marsala <giuse.marsala@gmail.com>

 
 

Il mio omaggio a quei morti

 

Luglio caldo, furore

Il sole nel cervello

E nell’aria l’odore

Di gas e manganello

 

“Scusasse brigadiere”

– “monta sopra e stai zitto,

Caricate a dovere

Dove il popolo è fitto”

 

Non si muove un monello,

Comunista per caso

Un barista ignorante

Non ha fatto la scuola

Non ha visto il cartello

Non calpestate l’aiuola

 

Luglio Caldo – Travaglini, 1968

Parole di Mauro De Mauro

Musiche di Ignazio Garsia

Palermo, 8 luglio 1960: io c’ero

Parla Ottavio Terranova, oggi Presidente Anpi Palermo, allora segretario della Camera del Lavoro di Augusta. I quattro uccisi dalla polizia a colpi d’arma da fuoco. Nessun processo in Sicilia per chi sparò o dette l’ordine di uccidere

Ottavio Terranova

Il tuo primo fiore

Porta anche tu un fiore

sui Morti dell’otto

luglio per la Libertà.

Oggi sarà la mano

di tuo figlio a deporre

il tuo fiore.

Egli tornerà ancora

su questo luogo di martirio

per deporre con il suo bimbo,

un nuovo fiore.

Quando racconterà

dei Martiri dell’otto luglio,

parlerà anche di te e del suo

primo fiore.

Ottavio Terranova, luglio 2011


Ottavio Terranova, Presidente dell’ANPI Palermo, era in piazza, quando nel capoluogo siciliano la polizia sparò sui manifestanti. Quali sono i ricordi di quell’8 luglio 1960?

Avevo 24 anni ed ero segretario della Camera del Lavoro di Augusta, incaricato da Pio La Torre, allora segretario della Cgil Sicilia. Mi avevano licenziato dai cantieri navali di Palermo, nonostante fossi un operaio specializzato, saldatore elettrico, molto bravo. L’8 luglio avevamo indetto uno sciopero e una manifestazione di protesta per i fatti e i morti di Reggio Emilia del giorno prima. E c’era stata Genova che aveva portato in primo piano la rivendicazione antifascista a cui si univa un forte desiderio di giustizia sociale. Un operaio del Sud guadagnava la metà di uno del Nord, se andava bene. Anche in Sicilia, a Licata, la polizia aveva ucciso. Nella misera cittadina dell’agrigentino, il 5 luglio aveva sparato contro dimostranti in sciopero contro la fame.

Tra le ragioni della manifestazione, la componente antifascista aveva quindi un forte peso anche a Palermo?

Fu sicuramente la principale. In Sicilia non si è combattuta la Resistenza ma il 20% dei partigiani italiani sono siciliani. La componente politica delle mobilitazioni era fortissima. Come in tutto il Paese, da Nord a Sud, si chiedevano le dimissioni del governo Tambroni con i suoi esponenti del Msi. Palermo è una città dove l’antifascismo viene da lontano, da fine 800 con i Fasci siciliani, ed è fortemente sentito ancora oggi; basti pensare che nel referendum costituzionale il No ha vinto con il 70% dei voti. Negli anni 30, le donne del popolo palermitano scioperarono contro il fascismo, un fatto che fece impazzire di rabbia Mussolini. Al momento dello sbarco alleato, i tedeschi in ritirata avevano minato il porto e i cantieri navali. La città si salvò perché dei giovani, calandosi nei tombini, riuscirono a tagliare i fili ed evitare le esplosioni. La furia nazista si scatenò, per esempio, alle falde dell’Etna. I militari del Reich irruppero nelle case dei contadini, depredarono tutto. Come poi accadde al Nord, quella povera gente si difese con le armi e per questo in decine e decine vennero fucilati.

Che città era Palermo nel 1960?

Un immenso cantiere a cielo aperto. La mafia controllava il territorio, si sparavano tra clan per aggiudicarsi aree edificabili, appalti e manodopera. Ai cantieri navali solo 2.800 erano regolari, gli altri erano assunti a tempo determinato da ditte o cooperative gestite dalla malavita organizzata. L’8 luglio con uno sciopero generale ci si mobilitò per la democrazia e per dire basta a tutto questo. Non ci aspettavamo una partecipazione così numerosa, spontanea. Nella centralissima piazza Politeama, come viene chiamata dai cittadini, c’erano soprattutto giovani delle borgate, operai metalmeccanici, netturbini, tantissimi edili. Portavano le magliette a strisce, divenute ormai simbolo della rivolta, bandiere di libertà. Ricordo Pio La Torre cominciare il comizio, riuscire a parlare appena una decina di minuti perché la folla era incontenibile e prese a sfilare in corteo. La celere presidiava la zona fin dalla mattina presto e immediatamente caricò. Poi gli agenti tirarono fuori le armi da fuoco, sparavano ad altezza d’uomo. La gente cominciò a tirar su barricate, a difendersi tirando sassi e bastoni.

I morti furono quattro…

Da qualche anno, anche in quest’ultimo anniversario, l’Anpi con la Cgil e le forze politiche democratiche commemorano i Caduti della strage di Stato con un’iniziativa dal titolo “Porta anche tu un fiore sui luoghi dell’8 luglio”. Ci rechiamo dove vennero colpiti i Caduti e alla lapide in via Maqueda che li ricorda. In via Spinuzza la polizia mirò ad Andrea Cangitano, diciannovenne operaio edile e dirigente sindacale e del partito comunista, mentre cercava di placare i manifestanti. Era una personalità conosciuta, lo ammazzarono di proposito, per punirlo. Giuseppe Malleo era un ragazzino, aveva 15 anni, morì in via Celso; Francesco Vella aveva 45 anni. Quel giorno Palermo divenne teatro di una guerra contro civili inermi: Rosa La Barbera, una signora di 53 anni, morì mentre chiudeva la finestra di casa.

Un momento dei funerali

La polizia però non riuscì a sciogliere la manifestazione…

Restammo nelle piazze, nelle strade e nei vicoli fino a pomeriggio inoltrato. Pio La Torre e il segretario del Pci di Palermo, Peppino Miceli, pretesero di essere ricevuti dal presidente della Regione, il barone Benedetto Majorana, esponente della Dc, monarchico con un passato nell’Uomo Qualunque, che aveva costituito un governo con l’appoggio del Msi anticipando quello Tambroni a livello nazionale. La Torre e Miceli, esigettero e ottennero da Majorana il ritiro della polizia. C’era stato un morto anche a Catania, Salvatore Novembre, un giovane disoccupato, massacrato prima dai manganelli della polizia e poi finito con un colpo di pistola. Purtroppo la repressione continuò in altro modo. Moltissimi partigiani, sindacalisti e politici erano stati feriti, identificati e arrestati durante la manifestazione. Vennero processati e condannati. Si volle processare l’antifascismo.

 Per i morti dell’8 luglio, i responsabili locali dell’ordine pubblico vennero processati?

Non ci fu alcun processo in Sicilia per chi sparò o dette l’ordine di uccidere. Peggio, la polizia continuò a reprimere con le armi. Ad Augusta, nel febbraio 61, lanciò una bomba a mano ferendo quattro sindacalisti durante uno sciopero alla Rasion. Piuttosto si provò a infangare la manifestazione di Palermo sostenendo che la mafia avesse sobillato i giovani delle borgate palermitane, mandandoli in piazza per distruggere tutto. Non è vero affatto. Fu un momento di presa di coscienza spontanea, di richiesta di libertà, democrazia e rinnovamento. Certo, la mafia contava molto anche allora, in un primo tempo nelle campagne, 56 dirigenti sindacali vennero uccisi prima e dopo Portella della Ginestra. Poi la mafia si trasferì a fare affari in città e ora si è di nuovo “modernizzata”: il business attuale è la finanza. Una volta l’arcivescovo di Palermo, il cardinale Pappalardo, mi disse che se l’acqua benedetta si fosse potuta vendere la mafia ne avrebbe dominato il mercato. Storicamente ritengo che la mafia non fosse fascista, così come nel dopoguerra il Msi non era mafioso. Però i datori di lavoro si sentivano ben protetti dal controllo mafioso. Ma allora come oggi, l’antifascismo fa paura alla mafia, alle destre xenofobe e razziste, e anche alla cattiva politica. Perché l’Anpi è la coscienza e la memoria critica della politica.

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8 luglio 1960 57° anniversario 8 luglio 2017

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IMG_0590IMG_0591IMG_0603Il segretario della Fillea cgil Francesco Piastra commemora i caduti dell’otto luglio sessanta. Siamo in via Spinuzza propio nel luogo dove fu ucciso il compagno Andrea Gangitano 18 anni lavoratore edile. E’ presente la figlia di Fina Vella Sanfilippo, nipote di Francesco Vella. Poi, dopo la deposizione di fiori nel posto dove fu ucciso Francesco Vella, interventi, sotto la lapide all’angolo con via Celso dove fu ucciso Giuseppe Malleo 16 anni, dell’assessore Giovanna Marano in rappresentanza del Sindaco Orlando, di Enzo Campo segretario della Camera del lavoro di Palermo e di Ottavio Terranova Presidente dell’Anpi Palermo e Coordinatore delle Anpi Siciliane.

Lettera a Francesco Vella nell’anniversario del suo assassinio, Palermo 8 luglio 1960

Ciao Francesco,

come ogni anno si rinnova il ricordo di quanto accaduto, come ogni anno consumiamo il rito che le nostre coscienza hanno elaborato per le occasioni tristi. Difficile sfuggire alla retorica della circostanza. In ogni caso noi oggi siamo qua, e questo da di per sé la misura di quanto accaduto a Palermo in quel tragico 8 luglio 1960. Non è questo che deve appagarti però, non è da questo che dovrai trarre il senso asciutto della tua venuta come quello della tua dipartita, ciò che deve alleggerire il tuo petto è il sapere della nostra continua voglia di ricamare brandelli di vissuti personali per allestire quel grande corredo che è la sotria collettiva. Quella stroria vissuta anche per gli altri, per gli ultimi. Quella storia che da forza e orgoglio a quel pezzo di popolo che ancora oggi ti omaggia, che sa leggersi e rileggersi, che trova nelle lotte, nelle vittorie e nelle sconfitte, le regole e gli stimoli per reinventarsi sempre, per rimettersi sempre in cammino ad ogni alba possibile. Noi siamo qua, a testimoniare che è ancora utile e necessario credere nelle cose in cui anche tu credevi per riaffermare ogni giorno il diritto a condizioni di lavoro dignitose, ad una retribuzione congrua, a garanzie sociali nella misura tale da garantire a tutti l’accesso ai servizi sanitari, all’instruzione. Ancora quelli sì, il blocco liberal-liberista negli ultimi venti anni ha dato il meglio di sé. La tua Palermo però è molto cambiata, è una città aperta, che affronta le proprie contraddizioni con maggiore coscienza, accoglie e non respinge, parla molte lingue come il nostro circolo. Noi siamo qua Francesco, a indagare ogni giorno nuove strade per continuare quel cammino che anche tu hai intrapreso. Un caloroso abbraccio.

8 lugio 2017

Le compagne e i compagni del Circolo Francesco Vella

Rifondazione Comunista – Palermo

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FIAMMETTA BORSELLINO SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

DAL FATTO QUOTIDIANO

FIAMMETTA BORSELLINO SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Strage via D’Amelio, la figlia di Borsellino: “25 anni di buchi neri. Un Paese senza verità”

Fiammetta Borsellino, la figlia minore di Paolo, 19 anni nel momento della tragedia, denuncia con forza 25 anni di volgari depistaggi fra mafia, politica e servizi segreti.

25 ANNI DI BUCHI NERI 25 ANNI SENZA VERITA’

E’ NECESSARIO RISCRIVERE LA STORIA A PARTIRE DALLA TRATTATIVA STATO MAFIA SERVIZI.

AFStrage_di_Via_d'Amelio

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Aspettando l’otto luglio

 

2 tavola picciolo  IL TUO PRIMO FIORE

PORTA ANCHE TU UN FIORE

SUI MORTI DELL’OTTO

LUGLIO PER LA LIBERTA’.

OGGI SARA’ LA MANO

DI TUO FIGLIO A DEPORRE

IL TUO FIORE,

ED EGLI TORNERA’ANCORA

SU QUESTO LUOGO DI MARTIRIO

PER DEPORRE CON IL SUO BIMBO

UN NUOVO FIORE

QUANDO RACCONTERA’

DEI MARTIRI DELL’OTTO LUGLIO,

PARLERA’ ANCHE DI TE E DEL SUO

PRIMO FIORE.

 Ottavio Terranova

Luglio 2011

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