BOLOGNA – “Non si poteva non amare Tina Anselmi. In tutto ciò che fece, fu sempre spinta dalle stesse motivazioni che la convinsero a diventare staffetta partigiana. Quelle ragioni le spiegò lei stessa in una delle pagine più belle che io abbia mai letto, sulla Resistenza. Lei disse che ‘quello che la spingeva era il desiderio di vita e di costruire un mondo migliore’”. Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, ricorda Tina Anselmi, morta la scorsa notte a 89 anni. Prima donna ministro. “Giudicata e scelta per le sue qualità e non per il fatto di essere donna”. “Capace di essere femminile” e allo stesso tempo di “guidare con straordinaria fermezza una commissione delicatissima come quella sulla P2. Senza scoraggiarsi mai. Nemmeno quando attorno a lei tanti si chiedevano, con scetticismo, chi fosse mai questa Anselmi, e cosa volesse davvero”.

Smuraglia, lei la conosceva?
“Non l’ho conosciuta in modo approfondito, ma l’ho riconosciuta sempre come una donna straordinaria, sotto ogni profilo. Da partigiana, col nome di Gabriella, diede una descrizione del perchè entrò nella Resistenza che mi è rimasta impressa per sempre. ‘Lo feci per desiderio di vita’, disse. Anche se disprezzava le armi, si disse pronta a morire con le armi in pugno, per la libertà. Il racconto che Tina fece di quegli anni mi ha sempre colpito, sotto molti aspetti, anche umani”.

In che senso?
“Lei era una ragazzina in quegli anni. Un’adolescente. Tendiamo a pensare ai partigiani sulle montagne, vestiti come capita, non interessati ai fatti della vita. Ma lei raccontando quella esperienza disse una volta: ‘Eravamo ragazzi, e talvolta noi donne non disdegnavamo una gonna più sbarazzina. Certo, tenevamo le scarpe basse, ma le calze erano colorate’. Quanta umanità c’è in questo ricordo”.

Anselmi fu anche la prima donna ministro della Repubblica.
“Sì, fu ministro del Lavoro e della Sanità. Non ministeri di secondo piano. Con lei è nata la riforma nazionale della Sanità. E fu scelta per le sue competenze, non per il fatto di essere donna, quando una scelta di questo tipo non era affatto scontata. E per gli stessi motivi fu scelta per guidare la commissione sulla loggia massonica P2. Un ruolo molto delicato, per il quale soprattutto in quel periodo si sarebbe potuto pensare di nominare un uomo. Fu scelta lei per la sua capacità di essere al di sopra delle parti, per la fermezza, la determinazione. E lei fu all’altezza delle attese, nonostante gli scetticismi”.

Ci fu scetticismo, su quella scelta?
“Molti, attorno a lei, ma anche sui giornali, parlavano sottovoce. Si chiedevano: ‘Ma chi è questa Anselmi? Cosa vuole davvero?’. Si trattava di una donna, e molti dubitavano: ‘Mah, chi lo sa…’. Lei a queste voci di sottofondo rispondeva: ‘Mi è stato dato un incarico e devo cercare di ristabilire la verità dei fatti’. Ha lavorato sempre con fermezza, lamentandosi solo dei mezzi insufficienti a quell’indagine, che impedirono forse di scavare fino in fondo nella storia della P2. Si scoprirono molte cose, ma lei disse sempre che avrebbe voluto andare ancora più a fondo”.

Non si lasciò scoraggiare.
“No, mai, questo è il suo insegnamento, anche oggi. Perchè tutti dovremmo essere giudicati dalle nostre qualità e competenze. A prescindere dal sesso. Questa è la vera parità. Questa  è la parità che rappresenterebbe la piena realizzazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione”.

La parità si raggiungerà quando non avremo più bisogno delle quote rosa?
“Sì, esattamente. E Tina Anselmi fu una anticipatrice, in questo senso”.

Anselmi era anche democristiana, eppure fu molto amata dalla sinistra. Perchè, secondo lei?

“Perchè era capace di essere aperta. Al sociale, ai problemi del lavoro, dei più deboli. Ma infondo perchè in tutta la sua esperienza politica continuò a essere animata dalle stesse ragioni per cui decise di entrare nella Resistenza: il desiderio di vita. Questo si poteva avvertire, in lei. Questa autenticità, questa passione. Non si poteva non amarla”