VERSO L’8 MARZO

22 febbraio 2017 di palermo Nessun commento »

VERSO L’8 MARZO

La strada difficile della Scienza e il maschilismo

In un articolo di Piero Bianucci13528841_10210192836601597_7969679669469404407_n13131372_10206159827095148_1070160418482450145_o apparso su ‘Le Stelle’ febbraio 2017, sulla figura di una grande esploratrice della materia oscura, Vera Cooper Rubin scomparsa nel giorno di Natale, si fa opportunamente anche riferimento a curiose incredibili difficoltà di ‘genere’ che, erroneamente, non ci si aspetterebbe nel celeste mondo della astrofisica. Il pensiero corre a Ipazia, la celebre matematica a capo della scuola neoplatonica di Alessandria senza arrivare alla tragica terribile fine complice il vescovo, poi santo, Cirillo di cui ci parla Socrate.

Vera Rubin del 1928 “misurando … la velocità di rotazione in circa 200 galassie…, verificò accuratamente che le stelle esterne orbitano ad una velocità almeno doppia rispetto a quella che dovrebbero avere secondo la legge di gravitazione universale di Newton”. Plausibile risposta a questo fenomeno trovava spiegazione nella ipotesi dell’esistenza della materia oscura. Aveva con le sue osservazioni messo in evidenza l’esistenza della materia invisibile. Dice Biancucci un lavoro da premio Nobel che però non porta Vera Cooper Rubin a Stoccolma, così come non ci potè andare Jocelyn Bell, la scopritrice di stelle di neutroni che dovette cedere il suo posto al suo professore, Antony Hewish.

Questo importante indizio dell’esistenza di materia oscura la Rubin lo scrisse in un articolo che fu rifiutato dalle due più importanti riviste di astrofisica. Lo presentò allora ad un convegno mentre era alle prese con la nascita di un figlio. Il 30 dicembre 1950 il Washington Post uscì col titolo “Una giovane mamma scopre il centro della creazione studiando il moto delle stelle”. Incoraggiata la Cooper Rubin presentò domanda per il dottorato alla Università di Princeton. Neanche le risposero. Non sapeva che le donne non vi erano ammesse, divieto che durerà fino al 1975. Ma riesce a lavorare con Georges Gamow, uno dei profeti del Big Bang, che aveva notata la sua intelligenza. Ormai è una astronoma affermata. Ciò nonostante non era consentito né a lei né ad altre donne accedere al telescopio di 5 metri di Monte Palomar, il telescopio all’epoca più grande del mondo. Anche se la strada per abbattere il maschilismo è ancora lunga, questa barriera verrà abbattuta. Ormai dice Biancucci, Vera Cooper Rubin è diventata la “ dark lady”, anzi la “dark queen” che con l’enigma della materia oscura fa intravvedere all’orizzonte forse una “nuova fisica”.

Angelo Ficarra

IL CONFINE ITALO SLOVENO E L’ECCIDIO DI PORZUS

21 febbraio 2017 di palermo Nessun commento »

E’ con attenzione e desiderio di approfondimento, senza concedere nulla ai vari tentativi di revisionismo storico, che ospitiamo l’intelligente e appassionato intervento della nostra compagna Carmela Zangara sull’eccidio di Porzùs emblematica tragedia destinata a proiettare un’ombra su tutta la vicenda della Resistenza dell’area friulana.

L’alba di quel mercoledì 7 febbraio del 1945 spuntò pigra sulle alture di Attamis, località sulle Prealpi Giulie, svelando appena oltre le umide malghe dai tetti spioventi e dalle pietre dai colori autunnali, un paesaggio intorpidito dal rigido inverno dove ogni cosa diventava grigia e uniforme, persino i monti della Carnia a stento modulati.

In una di queste malghe – tipiche costruzioni ad uso di mandrie e pastori – di Topli Uork -poi Porzus- era allocato il Quartier generale della Divisione Osoppo.

Una ventina di uomini in tutto che quel mattino dormivano ancora quando il gruppo GAP di Toffanin   irruppe prepotentemente nella malga uccidendo il comandante Francesco De Gregori   portando via i restanti 13 prigionieri. Nell’alba appena abbozzata si potevano scorgere a mala pena le loro sagome confuse con il paesaggio rivelando soltanto il movimento ritmico dei corpi che si inerpicavano su per il viottolo scosceso, procedendo lentamente come chi non vorrebbe andare oltre. A guardarli da vicino i volti erano cupi, lo sguardo perso in un punto lontano, mentre con rassegnata arrendevolezza andavano incontro alla esecuzione soltanto rimandata, non annullata-

Tra loro anche sei siciliani. Il più anziano, Pasquale Mazzeo Cariddi messinese, brigadiere di guardia di finanza di 31 anni col conterraneo Antonio Previti Guidone e al madonita Antonio Cammarata Tony di Petralia Sottana era arrivato alla malga il giorno prima 6 febbraio col gruppo di Guido Pasolini, Ermes fratello di Pier Paolo.

Già di stanza alla Divisione Osoppo erano gli altri tre siciliani: Angelo Augello di Canicattì e Giuseppe Urso di Aragona, con Erasmo Sparacino,   palermitano di Santa Flavia.

Prima di entrare a far parte della Osoppo sia Previti che Giuseppe Urso avevano prestato servizio nel battaglione Zanon a Zara mentre l’Augello, il Mazzeo e il Cammarata provenivano dalla I Divisione Osoppo Est.

A prima acchito c’è da chiedersi quali siano le radici di questa triste pagina di storia, cosa avesse spinto in questa terra di confine i Nostri ad arenarsi – restandovi insabbiati -nelle sacche della contraddizione di una guerra partigiana   scontratasi   -guarda caso -con un’altra dissimile idea – anch’essa partigiana- divenuta nei fatti guerra interna di fazzoletti rossi contro fazzoletti verdi. Gli uni- i rossi – passati al nono Corpo sloveno, gli altri -i verdi – accusati a torto di tradimento- legati invece ad un’idea partigiana più moderata ed autonoma. Guerra controversa   implosa all’interno stesso della Resistenza su cui neppure il lungo processo è riuscito a diradate del tutto le ombre che soltanto adesso cominciano a dileguarsi.

Ma veniamo ai fatti. Dopo avere assistito all’esecuzione del loro comandante e dei suoi,   i 13 partigiani furono giustiziati   a gruppi nei giorni successivi. Il 9 in località Prepotto di Rocca Bernarda fu giustiziato il carabiniere Angelo Augello Massimo insieme a Saba Salvatore di Cagliari,   Enzo D’Orlandi di Cividale e Gualtiero Michelin originario della provincia di Venezia; l’indomani mattina, 10 febbraio , fu la volta del carabiniere Giuseppe Urso, Aragona, e di Erasmo Sparacino di Vincenzo, di anni 24, nome in codice Flavio,   fucilato dietro la caserma dai Tedeschi nel bosco Musich in località Restocina, nel comune di Dolegna.

Su Flavio esiste un’altra versione più recente fatta dal testimone Silvano Dionisio che asserisce essere stato catturato dai tedeschi e   fucilato a Cividale del Friuli il 12/2/1945.

L’ultima esecuzione del 18 febbraio – avvenuta in località Novacuzzo di Prepotto nel Bosco Romagno – fu quella del gruppo di Pasolini di cui facevano parte- come si è detto-   Pasquale Mazzeo, Antonio Previti e Antonio Cammarata, insieme a Franco Celledoni e Primo Targato, tutti giustiziati.

I loro corpi rimasero insepolti sul luogo dell’esecuzione sino a giugno quando furono ritrovati da Mons. Moretti sotto gli alberi del bosco.

«Caduti pai nostris fogolars» è scritto sul cippo di pietra a ricordo dell’eccidio. E mai epigrafe fu più efficace ed incisiva. Morti per la nostra libertà di pensiero e di azione.

Carmela Zangara

Segue un ulteriore contributo di Carmela Zangara sull’eccidio di Porzus con vasti riferimenti storici.

Con la testa spaccata, la nostra testa, tesoro 
umile della famiglia, grossa testa di secondogenito, 
mio fratello riprende il sanguinoso sonno, solo 

tra le foglie secche, i caldi fieni 
di un bosco delle prealpi – nel dolore 
e la pace d’una interminabile domenica… 

Eppure, questo è un giorno di vittoria!

I versi dall’evidente dolorosa contraddizione violenza-vittoria, sono inseriti in una delle tante poesie che Pier Paolo Pasolini dedicò al fratello Guido caduto a Porzus. Vicenda quella di Porzus che in qualche modo è stata avvolta da un imbarazzato    silenzio istituzionale sdoganato soltanto nel maggio del 2012 quando il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, recandosi a Faedis, rese omaggio ai Caduti, legittimandone la memoria e scoprendo una targa a ricordo.

Al silenzio istituzionale va poi aggiunto l’altro e più inquietante silenzio popolare che affonda le radici negli alveoli della rimozione collettiva soprattutto in Sicilia dove è ancora sconosciuta la vicenda dei sei siciliani che condivisero la stessa sorte di Guido Pasolini: Pasquale Mazzeo, Antonio Previti, Antonio Cammarata, Angelo Augelli, Giuseppe Urso, Erasmo Sparacino.

Ebbene tutto cominciò il 7 febbraio del 1945 quando, Ermes, Pasolini appunto, insieme ai compagni fu fatto prigioniero dai GAP e più precisamente dal  gruppo di Toffanin che era stato misteriosamente costituito cinque giorni prima il 2 febbraio del 1945 a Orsaria, presso Cividale, e altrettanto misteriosamente sciolto qualche giorno dopo i fatti di Porzus.

Il gruppo di Pasolini – che era giunto al Comando di Topli Uork   il giorno prima- era composto da tre siciliani: Cariddi, Guidone e Toni– nell’ordine Pasquale Mazzeo, Antonio Previti e Antonio Cammarata– capitanati da Centina, Aldo Bricco, altro comandante della Brigata Est Osoppo; e da altri due partigiani, Franco Celledoni, studente in medicina nativo di Faedis e Primo Targato della provincia di Padova, classe 1923.

Dunque i garibaldini irruppero all’improvviso al Comando allocato alle pendici delle Prealpi Giulie, dove c’era- e c’è – una ridente località del Friuli orientale chiamata Porzus e dove bellissimi prati sono disseminati qua e là da tipiche costruzioni rustiche ad uso di  mandrie e pastori, chiamate malghe. Quelle di Topli Uork in località di Porzus- ricadenti   sotto la giurisdizione della località di Faedis, comune di Attamis in provincia di Udine – erano state adibite a quartier generale della Brigata Osoppo.

Chiamate così dall’omonimo Comune in provincia di Udine, le Osoppo erano nate alla vigilia di Natale del 1943 presso il Seminario Arcivescovile di Udine con il concorso politico di Democrazia Cristiana e del Partito d’Azione inglobando volontari sia di ispirazione cattolica che liberale e socialista. Essendo formazioni autonome, cooperarono con le altre formazioni garibaldine, di estrazione comunista, nella lotta antifascista contro i tedeschi che in quella terra di confine avevano istituito la Operationszone Adriatisches Kustenland.

I rapporti dell’Osoppo con i garibaldini e le formazioni partigiane slovene divennero però estremamente tesi dopo la decisione delle formazioni comuniste di passare alle dipendenze del 9º Corpus sloveno. Le Osoppo, invece, si rifiutarono di allinearsi alle formazioni titine, restando unicamente sotto il direttivo del Comitato di Liberazione italiano. Per tale via assunsero agli occhi dei garibaldini una sorta di connotazione anticomunista.

Si andava delineando, insomma, il terreno di scontro che sarebbe stato alimentato da altre e più complesse variabili. D’altra parte il Friuli orientale era continuamente percorso da rappresaglie naziste soprattutto dopo la caduta del territorio libero di Attamis.

L’eccidio di Porzus maturò, quindi, all’interno del coacervo di rivalità più o meno aperte tra comunisti sloveni- cui erano aggregati anche parte dei partigiani italiani- , nazisti e fascisti, giungendo al culmine nell’inverno del 1944- 45 quando si ventilò la notizia di incontri clandestini tra i vertici delle Brigate Osoppo e quelli della X Mas, incontri volti a concordare un piano antislavo- comunista.

La Brigata Osoppo Est divenne ipso facto nemica sia dei comunisti di Tito che delle frange partigiane estreme.

 

Dunque il gruppo di Toffanin in quell’alba gelida di Febbraio irruppe al Comando, disarmando prima il comandante della Osoppo Francesco De Gregori ( zio del cantautore) in codice Bolla uccidendolo poi insieme al commissario politico del Partito d’Azione, Gastone Valente “Enea“, al ventenne Giovanni Comin e ad Elda Turchetti indicata da Radio Londra come “spia” dei tedeschi. Infine portarono via oltre al cospicuo bottino altri 13 prigionieri osovani, tra cui sei siciliani

Due erano di Messina: il brigadiere della Guardia di Finanza Pasquale Mazzeo di 31 anni e il carabiniere Antonio Previti classe 1919 in servizio a Zara nel battaglione Zanon prima di entrare nella Osoppo ; altri due della provincia di Agrigento: Angelo Augello – nome in codice Massimo – nativo di Canicattì 22 anni, in servizio nella I Brigata e Giuseppe Urso di Aragona classe 1923 anche lui proveniente dal battaglione Zanon passato poi alla Osoppo; infine gli ultimi due della provincia di Palermo: Antonio Cammarata di appena 22 anni, nome in codice Toni , di   Petralia Sottana, un piccolo Comune montano sulle Madonie ed Erasmo Sparacino, nome in codice Flavio, di Santa Flavia.

Pasquale Mazzeo, e Antonio Cammarata appartenevano al Reparto Comando della I Brigata Osoppo Est, presumibilmente alle dipendenze del comandante Primo Cresta il quale collaborava strettamente col comandante del Gruppo Est delle Brigate Osoppo Bolla, Francesco De Gregori.

 

Il gruppo dei tredici prigionieri, dopo avere assistito alla esecuzione del loro Comandante De Gregori e di Gastone Valente, in codice Enea, furono condotti al Comando garibaldino per essere interrogati. Il giorno dopo smistati presso i battaglioni Ardito e Giotto, dopo avere subito processi sommari furono giustiziati a gruppi nelle località di Bosco Romagno, Restocina e Rocca Bernarda.

In località Prepotto di Rocca Bernarda il 9 febbraio fu fucilato per prima il carabiniere canicattinese Angelo Augello, Massimo, insieme a Saba Salvatore di Cagliari, Enzo D’Orlandi di Cividale e Gualtiero Michelin originario della provincia di Venezia.

L’indomani mattina, 10 febbraio nel bosco Musich in località di Restocina, comune di Dolegna, avvenne la seconda esecuzione per fucilazione dei siciliani Giuseppe Urso, Aragona, carabiniere ed Erasmo Sparacino di Vincenzo, di anni 24, nel cui atto di morte, rilasciato dal Comune di Cividale, pubblicato nel testo Fosse del Natisone di Jacolutti” 1978 è scritto: Fucilato dietro la caserma dai Tedeschi.

In realtà Flavio (Erasmo Sparacino),non risulta in alcun elenco dei caduti di Porzus perché secondo la testimonianza di Silvano Dionisio -fatta su Patria Indipendente nel numero del 27 luglio 2008- egli fu catturato dai tedeschi e fucilato a Cividale del Friuli il 12/2/1945. In realtà egli scampò all’esecuzione ma   due giorni dopo fu catturato e fu fucilato a Cividale.

Il 18 febbraio fu la volta dell’esecuzione del gruppo di Guido Pasolini.

I prigionieri Ermes, Cariddi, Guidone e ToniPasquale Mazzeo, Antonio Previti e Antonio Cammarata insieme a Franco Celledoni e Primo Targato,

condotti in località Novacuzzo di Prepotto nel Bosco Romagno, furono barbaramente trucidati. Mentre scavava la sua fossa il Pasolini sebbene ferito tentò la fuga senza però andare lontano, perchè fu presto raggiunto e ucciso da un colpo di pistola. I corpi delle sei vittime rimasero insepolti sul luogo dell’esecuzione sino a giugno quando furono ritrovati da Mons. Moretti sotto gli alberi di Bosco Romagno. Sul cippo di pietra a ricordo è scritto: «Caduti pai nestris fogolars».

Soltanto il 21 dello stesso mese furono celebrati i funerali solenni. Dei Siciliani è stato traslato a Canicattì Sicilia Urso Giuseppe, gli altri sono tumulati a Udine.

 

“Un’ombra cupa sulla Resistenza” è considerato l’eccidio di Porzus che vide schierati su fronti opposti i partigiani dei cosiddetti “fazzoletti verdi” e quelli dei “fazzoletti rossi”, di estrazione comunista secondo Paolo Deotto mentre per Monsignor Aldo Moretti, Lino, Medaglia d’Oro al valor militare – uno dei fondatori della Divisione Osoppo insieme a don Ascanio De Luca e don Zani –l’eccidio può essere considerato Resistenza nella Resistenza “Noi volevamo solo combattere per la libertà, non per il comunismo…Bolla, il comandante, alzava la bandiera, bandiera italiana, bandiera con lo stemma sabaudo. Io lo mettevo in guardia: attento…quello stemma ricorda il fascismo, toglila. E lui no, cocciuto, perché credeva sopra ogni cosa all’Italia… Ci furono discussioni assai accese con i comandanti comunisti sulla necessità di azioni che comportavano sacrifici di vite umane.”

Durante un convegno a Udine don Redento Bello, in codice Don Candido evidenziò in particolare il ruolo quasi obbligato dei Meridionali:

Fin dai primi giorni dopo l’armistizio monsignor Aldo Moretti, insegnante
in seminario, io e don Ascanio De Luca, ci siamo mobilitati per aiutare i
militari, specie del Meridione, rimasti bloccati dall’armistizio nei boschi
della Pedemontana friulana; non si fidavano di prendere il treno perché, se intercettati, venivano deportati nei campi di concentramento.

 

Vicenda complessa sulla quale esiste tutta una serie di studi che hanno tentato di focalizzare le responsabilità ancora non del tutto accertate giungendo alla conclusione che l’eccidio fu l’inizio di quello scontro ideologico che passando attraverso le lotte nelle terre irredente, culminò poi nei blocchi   ideologici della cortina di ferro del dopoguerra.

 

Il lungo processo, iniziato il 23 giugno 1945 quando gli Osovani Grassi e Berzanti presentarono denuncia al Procuratore di Udine, si concluse nel 1959, anno dell’amnistia che cancellò di fatto i quasi 450 anni di condanna per i reati politici inferti a più di cinquanta imputati, così che la corte di Perugia- che doveva emettere la sentenza definitiva- non potè far altro che ratificare la cancellazione del reato.

Sebbene Porzus rimanga ancora un puntino nero nella trama dell’ordito storico, a distanza di settant’anni andrebbe riconosciuto finalmente il diritto alla memoria di quei partigiani – siciliani e non – che hanno lasciato la vita appesa al filo del dovere o semplicemente sospesa sui fili d’erba dei prati delle malghe dove alita ancora un silenzio irreale.

Carmela Zangara

“Nonostante il tempo trascorso, la vicenda dei confini orientali è rimasta per molti versi scottante. A parere dell’ANPI, il tempo trascorso dovrebbe consentire di parlarne con rispetto per i sentimenti e con precisione storica.” ( Dal programma del seminario su “La drammatica vicenda dei confini orientali” Milano 16 gennaio 2016).

Partendo dalla raccomandazione di “una lettura attenta e una riflessione approfondita” del documento, approvato dal Comitato nazionale ANPI, con il quale “si conclude il proficuo lavoro svolto durante il seminario di Milano”, facciamo nostra la speranza espressa dal Presidente nazionale Carlo Smuraglia “di riuscire a mettere da parte le emozioni (pur rispettabilissime) per avvicinare idee e posizioni….per consentire un dialogo tra associazioni di esuli, persone e famiglie colpite da quella che è e resta una vera tragedia, un dialogo che sarebbe certamente produttivo di effetti positivi sul piano della convivenza pacifica e della civiltà”.

Esprimiano anche il desiderio (l’immenso archivio storico di Casarubea ne è motivo di speranza) di una ulteriore ricerca e riflessione sulla circostanza, alla quale l’Anpi Palermo ha sempre dedicato particolare attenzione, data dal fatto che sia nella zona del confine orientale che in Sicilia hanno operato, almeno due, importanti funzionari anche degli apparati fascisti della prima ora, Gueli e Messana, accusati di essersi macchiati di orrende stragi ed eccidi su entrambi i fronti in Friuli e in Sicilia.

af

Palermo e Catania antifascista: il 15 ore 9,0 in marcia, da Piazza Maria SS di Pompei per ricordare Calogero Marrone,

14 febbraio 2017 di palermo Nessun commento »

image1-1Siciliani al fronte. Lettere dalla Grande Guerra_Locandina 18 febbraio 2017_Storia Patria_RGB96Nella foto in alto un momento della protesta degli antifascisti di Catania con Domenico Stimolo contro la vergognosa intitolazione di una piazza periferica  al fascista  Almirante.    Al centro la locandina per la presentazione di un libro di Carlo Verri ed Elena Riccio.

A Palermo

Manifestazione in memoria di Calogero Marrone 15.02.2017

       L’Istituto Comprensivo Statale Maredolce di Palermo, nella volontà di celebrare la memoria di “un giusto tra le nazioni” e di socializzare al territorio le nobili gesta di un eroe della Nostra Terra, intende esprimere il proprio impegno morale attraverso una manifestazione che avrà luogo Il 15.02.2017 alle ore 9,00.

Gli alunni dell’ICS “Maredolce” insieme gli alunni dell’ICS “Mattarella-Bonagia”, raggiungeranno (a piedi), con una marcia, da Piazza Maria SS di Pompei a via Calogero Marrone, sita nel periferico quartiere di “Bonagia”, a Palermo.

Al corteo prenderanno parte il Sindaco di Palermo, i rappresentanti dell’A.N.P.I., di Scorta Civica, dell’Istituto Studi e Ricerca “Calogero Marrone”, dell’Associazione Maredolce, della Scuola Media “Odoardo Focherini” di Carpi; don Angelo Mannina titolare della Parrocchia Maria SS di Pompei; il Commissario della Polizia Municipale Rosolino Molica e l’Ispettore Capo della Polizia Municipale Rosa Mazzamuto; è stato invitato il Sindaco di Favara.

Per l’occasione è stata ripulita la Via Marrone che versava in uno stato di degrado e abbandono.

I ragazzi dei due istituti scolastici eseguiranno canti e daranno vita a un flash mob.

Su un grande lenzuolo bianco verranno apposte simbolicamente le firme dei partecipanti quasi a sottoscrivere un impegno a sostenere e coltivare i valori della memoria, della cultura, della bellezza, della legalità.

 

(docente referente: prof. Piero Carbone cell. 338 1117609)

 

 

Palermo 10.02.2017    Il Dirigente Scolastico

                                                                                              (Prof. Vito Pecoraro)

GIORNATA DEL TESSERAMENTO

10 febbraio 2017 di palermo Nessun commento »

LIBRERIA GARIBALDI

Giornata del Tesseramento

LocandinaProiezione2017ok
Domenica 12 FESTA DEL TESSERAMENTO ANPI in tutta Italia.
A Palermo la celebreremo presso la libreria Garibaldi, locale del centro storico situato ad angolo della piazzetta Cattolica con la via Alessandro Paternostro, a due passi dalla piazza S. Francesco e dalla omonima Focacceria. Ci staremo dalle 10,00 fino al pomeriggio alle 19,00. Durante la giornata del Tesseramento Anpi saranno proiettate fotografie di Giulio Azzarello da un viaggio ad Auschwitz e Birkenau. L’adesione all’Anpi e’ una scelta culturale di libertà e democrazia e, come ampiamente dimostrato, garanzia di rispetto della Costituzione.
Saranno disponibili i quaderni dell’ANPI e “La Costituzione Italiana con la prefazione di Carlo Smuraglia

Riflessioni sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016

7 febbraio 2017 di palermo Nessun commento »

Abbiamo voluto raggruppare impressioni, commenti, messaggi per farne memoria, per non perdere uno spaccato di umanità che prepotente affiora da questi ricordi. Ringraziamo fin d’ora le compagne e i compagni che che ci inviano e che vorranno ancora inviarci  testimonianze di una battaglia che è stata vissuta in gran parte come una battaglia per la democrazia. Certo non è stato tutto semplice e lineare. Ci sono stati momenti di sconforto come per esempio quando ci siamo resi conto, (comunque senza mollare),  che non ce l’avremmo fatta a raccogliere le firme necessarie per essere tra i promotori del referendum, ma sopratutto quando incontrando amiche, compagni/e dei quali davamo per scontata la scelta per il no ci siamo trovati di fronte ad un fermo, convinto si. Questo ci ha messo in difficoltà; a volte ci ha ammutolito sopratutto di fronte a compagne/i di cui avevamo, e abbiamo, piena stima e rispetto. Ci veniva difficile renderci conto di quale era il percorso logico per arrivare a quella scelta, della quale avevamo comunque pieno rispetto. Il fatto comunque non ha mai scalfito la nostra profonda convinzione.

Abbiamo voluto avviare una pagina di ricordi, di suggestioni, di emozioni della lunga campagna referendaria conclusasi con il voto del 4 dicembre 2016. Lo facciamo a partire dal messaggio di ringraziamento inviato sabato 3 dicembre a  Carlo Smuraglia.

Interventi:

Lettera a Smuraglia

Dichiarazioni del giorno dopo la vittoria del NO

Giusy Vacca

Lorenzo Baldo Antimafia 2000

AF

Natalia Milan

 

Lettera dell’ANPI Palermo a Carlo Smuraglia

3 dicembre 2016  Carissimo Presidente

Ti vogliamo inviare, questa sera alla vigilia del voto referendario, il nostro più cordiale ed affettuoso ringraziamento per la tua fondamentale guida nella  bellissima importante fondamentale battaglia per la democrazia, per la difesa della sovranità popolare, per la difesa della dignità umana. Lo vogliamo fare ora, in attesa  dell’esito anche se siamo fiduciosi, per dirti con affetto grazie a nome di tutte le compagne e i compagni delle ANPI siciliane con le quali abbiamo vissuto questo straordinario momento. Abbiamo imparato di più ad amare la nostra Costituzione, a ricostruirne la storia, ad approfondirne la conoscenza, ad impossessarci del suo grande valore sociale morale e civile. Ti siamo tanto grati per il coraggio che ci hai dato, per l’esempio di coerenza e di volontà che non dimenticheremo mai, per le tante nuove compagne e compagni che si sono iscritti all’ANPI.
Le compagne e i compagni dell’ANPI Palermo e della Sicilia ti abbracciano con grande affetto

ANPI – Dichiarazione del giorno dopo la vittoria

Ha vinto il popolo italiano che, così, ha salvato la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza da manomissioni e stravolgimenti inutili e pericolosi.

E ciò ha fatto come espressione di quella sovranità  che i cosiddetti auproclamatisi riformatori volevano comprimere, impartendo una lezione di democrazia che, come partigiani della Costituzione, faremo in modo, assieme a tutte le forze del  progresso, possa generare una rinnovata  stagione di conquiste sociali e civili.

Il popolo italiano ha dimostrato fortemente che la Costituzione si può amare e che il suo vero cambiamento è costituito dalla sua completa attuazione.

L’ANPI continuerà a svolgere la propria funzione di coscienza critica del presente e di attiva custode  della memoria storica del Paese.

 

Di seguito alcune prime interessanti missive: Giusy Vacca

“Carissima Giusi, come stai? Desideravo gioire con te, per il risultato del referendum ma sopratutto ringraziarTi. In questo momento in cui tutti esultano e si considerano vincitori, nessuno dice che un anno e mezzo fa,proprio la Tua Associazione, l’ANPI, aveva lanciato l’allarme su come Renzi e la sua pseudo-riforma stava tentando di privare i cittadini della loro Democrazia. GRAZIE. Grazie a Te e all’ANPI, mi avete convinto a votare NO prima ancora che iniziasse la campagna referendaria. Un abbraccio e a presto. (Era Milena Murania a scrivermi. Fa parte di Scorta Civica e ha fatto la tessera ANPI.

Lorenzo Baldo il giornlista di Antimafia 2000 ; “Cara Giusy, in questa giornata di liberazione ti abbraccio forte e ringrazio te e tutta l’Anpi per il grande lavoro che avete fatto! Ti giro il mio pezzo con un pensiero per Peppino Benincasa. Un abbraccio forte e a presto.”

Mi ha fermato una architetta, durante la vicenda referendaria, per dirmi ti dobbiamo ringraziare, te e l’ANPI per esserci, per l’importantissimo lavoro che fate. Analoghi messaggi negli incontri con i ragazzi delle scuole. Il ringraziarti per esserci, rivolto all’ANPI, è sempre  stato un messaggio meditato, convinto, espresso con profonda commossa convinzione.AF

Pensieri su Referendum. Ho votato due volte di Luisa Muraro.

Questo testo è stato gentilmente pubblicato sul sito della Libreria delle donne di Milano il 2 febbraio 2017 col titolo “Lettera aperta a Luisa Muraro sul referendum con breve risposta”.

http://www.libreriadelledonne.it/lettera-aperta-a-luisa-muraro-sul-referendum-con-breve-risposta/

Natalia Milan

Cara Luisa, non posso essere d’accordo con te su Referendum. Ho votato due volte (http://www.libreriadelledonne.it/referendum-ho-votato-due-volte/, 15 dicembre 2016). E dico perché l’esigenza che con te condivido di svincolarmi dal tertium non datur l’ho espressa votando No.

Dal femminismo, in primis da quello della differenza, ho imparato ad allenare lo sguardo intercettando le trame del reale oltre e nonostante certe descrizioni del reale stesso: quei temi di scuola, per esempio, in cui i prati sono sempre verdi contro ogni esperienza che ne abbiamo e contro ogni evidenza, come avvertivi nel tuo magistrale Maglia o uncinetto. In quelle descrizioni l’uso metaforico del linguaggio diventa derealizzante e perde la realtà.

Penso che ci sia una confusione delle coscienze che può prodursi dal confronto con la complessità della realtà. Ma, in questa vicenda referendaria, c’è stata una non ignorabile forzatura confondente operata, tramite il linguaggio, sulla realtà.

Votare o no ad un referendum lo prendo come un tertium non datur fisiologico, vincolante ma non di per sé disturbante.

Invece, il tertium non datur con cui mi sono confrontata durante tutta la campagna referendaria, non pacificamente, per cercare una posizione svincolata rispetto ad esso, è stato il tertium non datur sul significato attribuito al votare e al votare no, sulle narrazioni del presente e le descrizioni di scenari da venire, sulla ricostruzione delle motivazioni per il e per il no.

Il tertium non datur più pressante era tra le narrazioni del come ad un cambiamento ineludibile, comunque progressivo, non rimandabile e del tutto necessario così come dato, e del no come espressione di conservazione, immobilismo, cosa da gufi e da screditata prima repubblica. È stata, questa, la narrazione fatta da chi ha promosso la riforma, che ha imposto il suo tertium non datur a partire dall’atto di chiudere il dibattito in parlamento rilanciando ai cittadini e alle cittadine un quesito monoblocco, come anche tu rilevi, su cui non si poteva più discutere, ma solo da prendere o lasciare in base ad una ricostruzione bloccata della storia politica ed istituzionale dell’Italia dell’ultimo quarto di secolo e all’affermata necessità prioritaria di riforme istituzionali da attuarsi comunque e a tutti i costi. Il tertium non datur era nel costruire così le alternative: o far confluire una lettura dei fatti ingessata nel a una riforma con finalità, obiettivi e soluzioni tecniche ingessate anch’esse o dire no alla riforma come se non si ammettessero i problemi, si rifiutasse ogni cambiamento, si scegliesse deliberatamente il peggio della nostra storia e del presente. Rispetto a questa narrazione delle alternative, ho subito sentito l’esigenza di svincolarmi per discutere se questa riforma fosse auspicabile e adeguata; io non ci ho creduto: né nella sua genesi priva del necessario ampio consenso, né nella finalità di privilegiare la governabilità rispetto alla rappresentanza, né negli obiettivi specifici né nelle soluzioni tecniche. Anzi l’ho reputata dannosa.

Ma non basta perché, con un certo uso delle parole, un altro forte vincolo hanno aggiunto i riformatori: non mi dilungo e sintetizzo con la frase da tanti e tante ripetuta che “se non si approva la riforma, andiamo a casa”. Come dici, alcuni/e, non tutti/e, hanno quindi votato con l’ulteriore vincolo del non far cadere il governo (o del farlo, invece, cadere). Ancora un tertium non datur, per scelta e responsabilità del governo promotore della riforma, e un ulteriore vincolo tra alternative così costruite: o votare per la stabilità e la governabilità o votare no rischiando di gettare il paese nel caos politico e finanziario.

Alzare la posta in gioco abusando del linguaggio, così descrivo questa operazione. Lo scenario poi non si è mostrato vero; non solo, ma non lo hanno praticato nemmeno i sostenitori: come altamente prevedibile, il Pd ha un ruolo nel governo, Renzi ha subito dato le dimissioni rilanciando di fatto i numeri della sconfitta e giocandoli sul piatto del suo futuro in politica, molti e molte strenui sostenitori della riforma sono ancora nel governo e nelle istituzioni e non sono certo “a casa”. Previsto e prevedibile perché appunto quelle affermazioni erano scommesse verbali, irrealistiche e frutto d’azzardo da giocatori. Fatte in spregio della lingua e della comunità politica che la parla.

Allora per me tertium datur: c’è stata e ho praticato con altri e altre un’altra possibilità, quella di votare o no in base ad altre motivazioni e con un pubblico discorso in campagna referendaria che provasse, pur nella confusione e nelle enormi difficoltà, ad esprimerle e spiegarle, nei discorsi e negli incontri pubblici.

Il tertium datur è stato per me provare a costruire con altri e altre, nei mesi precedenti al referendum, lo spazio per un discorso in cui i termini e le alternative non fossero ingessate per come venivano presentate, ma discusse con attenzione agli accadimenti passati e presenti, alle attese e alle aspirazioni nostre.

Non mi turbava votare come Berlusconi, Salvini o altri: è nelle cifre della democrazia rappresentativa che una minoranza – e ahinoi, per scelta del governo, il era proposto come governativo e “di maggioranza” – , una minoranza con cui pure si può non condividere molto, giochi un ruolo ed esprima una posizione che è a beneficio di tutti e tutte. È il miracolo della democrazia rappresentativa – per chi ci crede, pur criticandola anche da un punto di vista femminista – e proprio per scegliere che forma di democrazia rappresentativa vogliamo si votava. Se quindi sul tema del referendum posso ben comprendere il senso del nobile non voto anarchico, per me invece era irrinunciabile votare, votare no, partecipare alla costruzione di quel discorso politico molto complesso che è stato questo passaggio politico, sfilare le trame dei discorsi del potere e di quelli contro il potere che entrambi si costruivano su sé stessi occultando la realtà.

Il tertium datur era sfilare la trama delle affermazioni che l’Italia sarebbe di colpo del tutto cambiata quel 4 dicembre, segnando in senso trionfalmente progressivo e segnando no in senso irrimediabilmente regressivo. Il tertium datur era partecipare a quella pubblica discussione prima e immaginare il dopo, il dopo del no che chiamavamo costituente e il dopo in cui ricucire gli strappi di una campagna referendaria in cui tutti e tutte, e no, ci sentivamo minoranza, un po’ schiacciati, soverchiati dagli altri. E questo clima claustrofobico e da fame d’aria è responsabilità politica di chi ha promosso una riforma costituzionale in solitaria, sopravvalutando le sue forze e incurante del danno a tutti/e noi. Qui prendeva il suo senso il mio segnare no in cabina elettorale.

Nell’esito del voto sono confluiti tanti motivi e tante parti. Sarei un’illusa se pensassi, per esempio, che col No ha vinto la mia idea che questa riforma troppo poco garantiva un adeguato controllo del potere esecutivo schiacciando il ruolo delle minoranze parlamentari, delle autonomie locali e rischiando di far nominare alla maggioranza di governo gli organi di controllo (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Csm). C’è stato anche questo nel no, ma insieme a molto altro.

Posso dire che mi è dispiaciuto per gli elettori e le elettrici che hanno provato la delusione della sconfitta di una riforma in cui avevano creduto. Ma per me i due esiti non erano equivalenti: se la riforma fosse stata approvata sarebbe stato ben più che un dispiacere, sarebbe stato un peso sul cuore, per i motivi cui ho accennato. E il passaggio del voto referendario non l’avrebbe resa più digeribile. Come saltare nel cerchio di fuoco e uscirne vivi non rende innocenti. Era legittimo sì, ma non tutto quello che è legittimo è opportuno, non tutto quello che è legittimo è giusto. E se la riforma fosse stata approvata, la sconfitta dei no sarebbe stata più indigeribile di quella dei , perché la riforma nasceva escludente a partire dai promotori fino ai contenuti.

Il successo del No non ha espresso un governo alternativo a Renzi, non avrebbe potuto. Ma la vittoria del No non è solo di partiti, movimenti e pezzi di partiti, ma di tantissimi cittadini e cittadine, organizzati e non, che hanno votato numerosi. Ha vinto un No che non ha eletto un governo, anzi forse una crisi di governo si sarebbe aperta: in questo senso, il No ha scartato dal diktat della governabilità e della stabilità, dei timori per le reazioni dei mercati e delle agenzie di rating. In questo tentare un’altra strada da quella battuta negli ultimi anni, il No, che in tanti/e abbiamo votato non a cuor leggero, è stato coraggioso e ha cercato un cambiamento, anche se non quello stesso cambiamento che voleva chi ha votato : ha scelto e chiesto un cambiamento che non era quello della riforma. Si può pensare che da questa complessità e forse confusione venga un’indicazione politica? Io penso di sì, penso che, almeno in parte, abbia vinto un No politico in senso pieno, che riapre la discussione su ciò che ci accomuna: dalle regole del gioco alle politiche che vogliamo per i prossimi anni. Adesso ancora una volta tertium datur e tocca a noi,che abbiamo scelto il e il no, ricucire gli strappi prodotti dalle scelte altrui. E guardare oltre.

Natalia Milan

4 febbraio 2017

Marco Travaglio

Roma, Italia  10 feb 2017 —

Per la democrazia costituzionale

Il risultato straordinario del referendum del 4 dicembre segna una svolta nella storia del nostro Paese.
Con questo referendum il popolo italiano non solo ha respinto la deformazione della Costituzione contenuta nella proposta Renzi- Boschi ma ha anche rifiutato l’Italicum, un sistema elettorale disegnato a misura della riforma costituzionale, espressione dello stesso disegno neoautoritario ed accentratore.
Adesso che, con il vostro contributo, abbiamo raggiunto l’obiettivo di cancellare la riforma e sconfessare decenni di politica volta a restringere la democrazia rappresentativa nel nostro Paese si sono create le condizioni per ridare vigore alle istituzioni della democrazia rappresentativa asfissiate da una pratica politica oligarchica che aveva reso il Parlamento impermeabile alle domande che vengono dalla società e alle ragioni della giustizia sociale e dell’uguaglianza (lavoro, sanità, scuola, previdenza, ambiente).
Occorre ripristinare la piena credibilità e rappresentatività del Parlamento perché i cittadini debbono tornare ad essere protagonisti del voto ed artefici, con il concorso dei partiti, della scelta delle rappresentanze parlamentari, come richiede il principio fondante della Costituzione che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo.
Abbiamo bisogno di una riforma elettorale che restituisca la sovranità agli elettori e riconduca i partiti politici alla loro funzione costituzionale di canale di collegamento fra la società e le istituzioni.
Per questo il Comitato per il No ed il Comitato contro l’italicum hanno promosso una petizione popolare per chiedere al Parlamento una legge elettorale coerente con i principi della democrazia costituzionale. Vi invitiamo a firmare la petizione all’indirizzo
https://www.change.org/p/restituire-la-sovranit%C3%A0-agli-elettori
p. le Presidenze dei Comitati

Mauro Beschi
Domenico Gallo
Alfiero Grandi

TENTATIVO DI GRAVE PROVOCAZIONE: NEOFASCISTI E NAZIONALISTI EUROPEI A GENOVA

2 febbraio 2017 di palermo Nessun commento »

ANPI GENOVA
COMUNICATO SUL CONVEGNO NEOFASCISTI E NAZIONALISTI EUROPEI a GENOVA

ANPI GENOVA·LUNEDÌ 30 GENNAIO 2017

Apprendiamo con stupore e tanto sdegno che la nostra città dovrebbe essere sede di un convegno dell’ultradestra europea su invito dei fascisti nostrani. E’ inaccettabile che ancora una volta si metta in atto un’ulteriore provocazione contro i valori democratici e antifascisti della nostra città. L’ANPI chiede alle Forze Politiche, alle Organizzazioni Sindacali, alle Associazioni Democratiche di mobilitarsi per impedire questo affronto alla città di Genova Medaglia d’Oro della Resistenza. Lanciamo un appello a tutti i genovesi per una ampia e unitaria mobilitazione, nella consapevolezza che il fascismo è tutto il contrario dell’intera Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, di cui contiene per intero i valori . Il fascismo purtroppo non è morto, perché continua ad esistere nell’anima, nel pensiero e nell’azione; e poi ci sono i nazifascisti, i fascisti “del terzo millennio”, i fascisti che sono tali anche se camuffati da associazioni culturali e sociali. Il fascismo è quello che – sotto il profilo dell’autoritarismo, della negazione della libertà, del razzismo, della xenofobia, della violenza e dell’antisemitismo – si profila in tante forme sempre,comunque riconoscibile. Coloro che vorrebbero venire a Genova a febbraio il giorno 11 con la loro presenza offendono la nostra città nella sua storia , nei suoi sentimenti e nella sua cultura, hanno un modo di pensare e di essere che non corrisponde in alcun modo ai valori di fondo della nostra democrazia e della nostra Carta fondamentale e come tale vanno combattuti e respinti, senza mai abbassare la guardia. Questa azione va potenziata, chiedendo anche agli organi di informazione e di comunicazione di fare la loro parte, alle Istituzioni di considerarla come un impegno programmatico, alle Associazioni democratiche di inserirla fra le loro priorità. L’allarme quindi e la vigilanza devono essere forti, tra coloro che amano la democrazia, perché il fascismo è un pericolo sempre in agguato e sempre concreto. Chiediamo alle Autorità competenti e alle Istituzioni statuali, regionali e comunali, di far rispettare le leggi che sono ben chiare e non lasciano dubbi di interpretazione, in particolare la legge Scelba e la legge Mancino che vanno semplicemente applicate (come la stessa Corte di Cassazione ha fatto rispettare più volte). Questa offesa a Genova va impedita, nel rispetto della Costituzione che è intrinsecamente e profondamente antifascista.

ANPI GENOVA

Appello ai Giuristi Democratici

Cari GD, genovesi e non,

nazifascisti italiani ed europei si sono dati convegno a Genova per il prossimo 11 febbraio. A tutta evidenza si tratta di una provocazione contro la Città medaglia d’oro della Resistenza. L’ANPI di Genova ha diffuso il comunicato che potete leggere qui:  https://www.facebook.com/notes/anpi-genova/comunicato-sul-convegno-neofascisti-e-nazionalisti-europei-a-genova/1559043040791478. Confido in un barlume di coscienza di chi presiede l’ordine pubblico che vieti simile manifestazione che nulla ha a vedere con la libertà di manifestazione del pensiero.

Nondimeno credo si debba reagire nel modo più netto possibile e propongo, pertanto, che la nostra associazione aderisca espressamente e formalmente alla mobilitazione, emettendo un comunicato ad hoc.

Buona giornata a tutti  Sandro

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici aderisce con assoluta convinzione all’appello proposto dall’ANPI di Genova per protestare contro la manifestazione, di matrice nazifascista, che si dovrebbe tenere a Genova l’11 febbraio prossimo.

I democratici italiani non devono dimenticare non solo che ci sono idee razziste, fasciste e xenofobe che stanno circolando pericolosamente in Europa, ma che l’Italia ha ben due leggi, la legge Scelba e la legge Mancino che vietano  manifestazioni e slogan inneggianti al fascismo, senza dimenticare la XII disposizione di attuazione della Costituzione che vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma del partito fascista.
Sono disposizioni che devono essere rigidamente applicate per impedire che l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi politici, di razza, di etnia possa produrre la diffusione di un veleno che si propaga in Europa, in un momento particolarmente delicato per la democrazia.
Chiediamo alle Autorità competenti di impedire un raduno delle forze nazifasciste europee, soprattutto in una città, come Genova, di cui è nota la storia democratica ed ai cittadini  di contrastare, nello spirito della nostra Costituzione antifascista,  le idee di violenza, odio e sopraffazione legate a quella manifestazione.

 

Torino-Padova-Bologna-Roma-Napoli 3 febbraio 2017
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

http://www.giuristidemocratici.it/

Gianluca Farina

addetto stampa Associazione Nazionale Giuristi Democratici

3335805235 – press.giuristidemocratici@gmail.com

RICORDO DI SANDRO PERTINI

31 gennaio 2017 di palermo Nessun commento »

Locandina docufilm Pertini def

DEPORTATI E PARTIGIANI COMBATTENTI DI NISCEMI

31 gennaio 2017 di palermo Nessun commento »

Ant0nellaRICERCHE EFFETTUATE DALL’ANPI COMITATO PROVINCIALE di CALTANISSETTA  NISCEMI 28 GENNAIO 2017

RECUPERO DELLA MEMORIA

29 gennaio 2017 di palermo Nessun commento »

16195452_10208253792442973_4050429380811448163_nRICORDANDO  PLACIDO ARMANDO FOLLARI L’INDIMENTICABILE COMANDANTE OTELLO MANCATO L’ANNO SCORSO, COMANDANTE PARTIGIANO CHE PARTECIPA ALLA LIBERAZIONE DI BOLOGNA, L’ANPI PALERMO E’ STATA PRESENTE IN TANTI MOMENTI IMPORTANTI DI RECUPERO DELLA MEMORIA535336_10205380613451642_2145680064202264650_n: Letizia Colajanni vice Presidente ha portato il messaggio dell’ANPI in una scuola di Favara,   il Presidente Ottavio Terranova ha partecipato alla cerimonia ufficiale tenuta dalla Prefettura a Villa Paino, Clementina Castrone alla Scuola Ciro Scianna a Bagheria,  Salvo Li Castri e Angelo Ficarra vice Presidente vicario hanno partecipato ad una bellissima cerimonia in un Liceo di Niscemi per la consegna di una medaglia al partigiano Giuseppe Bennici di 97 anni,16299503_1867658063449369_6890134105981681993_n

A POLLINA CON GIUSY VACCA E FAUSTO CLEMENTE  Il giorno 27 gennaio è la giornata internazionale della memoria e cade nella data in cui vennero abbattuti i cancelli e fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz.
Il giorno nel quale la ferocia indicibile a cui può arrivare l’essere umano venne disvelata e consegnata per sempre alla storia.
In Italia si ricordano le vittime della Shoah e delle leggi razziali, non dimenticando la persecuzione italiana dei cittadini ebrei;
gli italiani oppositori politici, che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte;
coloro che hanno salvato delle vite a rischio della propria.
E’ importante mantenere viva la memoria di un periodo oscuro e feroce della storia dell’umanità affinché tali atrocità non possano più accadere. Impegnarsi per il riconoscimento del valore di ciascuno,per la dignità, per il rispetto dei diritti di tutti gli uomini e per la legalità.Ricordare non è un atto passivo che si esaurisce in sé. Ricordare vuol dire prevenire le condizioni che possono portare alla discriminazione e alle sopraffazioni; vuol dire vigilare e prestare attenzione ai gesti e agli eventi, piccoli o grandi, che hanno il segno della disuguaglianza. Ricordare vuol dire anche scegliere, stare dalla parte del bene, agire e proteggere chi si trova a vivere una condizione di fragilità e di offesa.
Conoscere i rischi della memoria corta, del non ricordare e non voler vedere.
Cercare di capire la realtà e saper riconoscere i pericoli che possono derivare dall’odio e dalla discriminazione, dal disprezzo per il “diverso”… Cerchiamo di riconoscere e combattere il riaffiorare di una nuova forma di razzismo che potrebbe sfociare in qualcosa di pericoloso…Non è allarmismo, ma consapevolezza…Sapere che si vive in un periodo difficile in cui bisogna diventare parte attiva per cercare di difendere i sacrosanti principi della nostra Costituzione, per difendere la libertà e la dignità di ciascun individuo e adoperarsi per la pace dovrebbe essere sentito come naturale e necessario.Ciascuno di noi può fare la sua parte, a tutte le età e in qualunque luogo…
Una interessantissima giornata organizzata dalla direttrice didattica Antonella Cancila e i ragazzi del comprensorio di San Mauro, Pollina e Finale di Pollina, che sono stati davvero bravissimi con approfondimenti e video sui temi della memoria.
L’ ANPI presente con il Presidente dell’ ANPI di Termini Imerese Fausto Clemente e Giusy Vacca della segreteria ANPI di Palermo. Presenti il sindaco di Pollina e il deportato nei campi di lavoro Mariano Norata, di cento anni compiuti, che solo l’ anno scorso, ha ricevuto la medaglia a Roma dal Presidente della Repubblica Mattarella. Un commovente ricordo degli anni trascorsi tra varie sofferenze e un invito ai ragazzi e agli adulti ad impegnarsi per essere contro tutte le guerre!

ERANO GERANI, CI DISSE, PIANTATE CON IL SANGUE DI OTTO EBREI POLACCHI NEL PRIMO CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI POLONIA. Ottavio Terranova

li ho visti ancora piantate all’esterno del campo che ho visitato diversi anni fa in Polonia con una delegazione della CGIL .

Ci accompagnò l’unico sopravvissuto, a destra del piazzale,notammo una montagna di suole di scarpe di gomma, i tedeschi non potevano ci disse, bruciarli con i poveri cristi, non volevano inquinare. Poi i forni crematoi con accanto lettere di deportati e tante fotografie, ed ancora capelli umani in artistici riquadri, tantissime cuccette di legno e noi sentimmo l’odore di quei corpi martoriati che vi si erano adagiate prima di finire nelle camere a gas e nei forni, In un angolo, un tavolaccio, dove le belve, in divisa squartavano, per i loro studi di razza, donne in cinta e bimbi appena nati. Poi, al centro del viale del campo, una moderna costruzione del tempo, era stata la sede del comandate. Il nostro vecchio accompagnatore, raccontava e riviveva, I trucidati di quel luogo furono ben 750.000, non compresi vecchi e bimbi, ed aggiunse che il comandante tedesco, amava sempre suonare il pianoforte e accarezzare il bianco colombo che teneva nella sua stanza prima di ordinare la decimazione di donne e uomini di ogni razza e religione e spesso con altri, abbattevano lanciandoli in area, come fossero dei piccioni, i bimbi piccoli che non potevano far parte della loro contabilità.

Ho voluto raccontare questa mia esperienza vissuta con tanta emozione, proprio l’indomani della giornata del ricordo, per riflettere ancora, ed ancora, perchè la memoria di questi terribili eventi, possa diventare memoria attiva ed impegno quotidiano di tutti perchè simili mostruosità non possano mai più accadere.-2

 

LETTERA E MEMORIA

26 gennaio 2017 di palermo Nessun commento »

La “Lettera” di
Memoria e Libertà
senza memoria non c’è futuro,
per la democrazia, la pace e i diritti dei cittadini
Nota a cura di Domenico Stimolo.
Per contribuire a valorizzare i Percorsi e i Valori della
Memoria fondanti dell’Italia democratica. Della Resistenza,
della deportazione e dell’antifascismo. Dell’attualità.
Con particolare attenzione alla partecipazione catanese e
siciliana.
1g-1
La “Lettera” è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano
catanese, sopravvissuto al lager di Mauthausen – deceduto il 21 luglio 2011
Linguaglossa 25 ottobre 2010
del 27 gennaio 2017 per 27 Gennaio, Giorno della Memoria
per mantenere viva la Memoria
La legge che ha istituito il Giorno della Memoria
Legge n. 211 – 20 luglio 2000
Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e
delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici
italiani nei campi nazisti.

partigiana                                                                                                                       Art. 1
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei
cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio
del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli
italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che,
anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a
rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetti i perseguitati.
Art. 2
In occasione del “Giorno della memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati
cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione,
in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al
popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da
conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia
nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale
degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
27 Gennaio, Giorno della Memoria:
ricordiamo i deportati siciliani.

I nominativi dei catanesi morti
855 sono stati i siciliani deportati nei Lager. In 372 non
fecero più ritorno. 70 i residenti nella provincia di Catania.
Furono in gran parte militari dell’esercito italiano che dopo l’armistizio dell’8 settembre
del 1943, come avvenuto da parte di parecchie centinaia di migliaia di soldati e
graduati di tutte le armi che non vollero piegarsi per continuare nella bieca ideologia
e violenza dei nazifascisti che avevano scatenato la distruttiva guerra mondiale,
parteciparono alla Resistenza, per la Lotta di Liberazione. Ci furono anche siciliani
che da civili si trovavano nell’area del centro-nord. Si impegnarono nella Resistenza,
presi prigionieri dai nazifascisti furono deportati.-
Dei catanesi, in settanta morirono nei luoghi della sofferenza e della persecuzione,
gasati nelle camere di morte e inceneriti, fucilati, deceduti di stenti e per fame.
Questi i nominativi dei catanesi morti nei Lager, frutto dell’ indagine effettuata
nel corso dei decenni sui deportati siciliani dalle Associazioni della Memoria ( strutture
siciliane in primo piano), a partire da ANED e ANPI, e da ricercatori storici nazionali e
siciliani, con un ruolo significativo svolto da Giovanna D’Amico e Lucia Vincenti.
Aliotta Sebastiano, Catania 20.01.1914 Melk (Mauthausen) 31.01.1945
Barbagallo Giuseppe, Acireale 15.10.1916
Boscarelli Gaetano, Caltagirone 02.01.1924 – Mauthausen 30.04.1945
Calì Vincenzo, Giarre 01.01.1889 – Gróditz (Flossenburg) 03.02.1945
Campo Agatino, Misterbianco 01.05.1921- Markisch (Natzweiler) 14.09.1944
Candella Giuseppe, Catania 14.08.1913- Saafeld (Buchenwald) 27.04.1944
Caruso Alfio, Adrano 02.01.1925- Dachau 17.05.1945
Caruso Angelo, Misterbianco 18/03/1913 –
Cittadino Michele, Catania 01/01/1898 – Dachau
Consolo Alfio, Zafferana 16.04.1898- Spaichingen (Natzweiter) 03.03.1945
Corsaro Alfio, Catania 25.01.1921- Ebensce (Mauthausen) 30.05.1944
Costanzo Alfio, Caltagirone 02/07/1922 –
D’Amore Salvatore, Calatabiano 10.03.1920 – Mauthausen 25.04.1945
D’Angelo Antonino, Catania 29.07.1912 – Melk (Mauthausen) 15.01.1945
De Corrado Giovanni, Caltagirone 05.09.1883 – Buchenwald 31.03.1945
De Forte Vincenzo, Catania 26/03/1899- Dachau
Di Piazza Antonino, Bronte 06/09/1919 – Brandenburg and der Havel
Di Prima Mario, Catania 21.07.1919 – Mauthausen 04.05.1945
Dottorello Francesco, Caltagirone 18.02.1908 Ebensee( Mauthausen) 13.01.45
Emmanuele Rosario, Giarre 01.08.1912 – Gróditz (Flossenburg) 20.03.1945
Felice Filippo, Catania 20.02.1911 Ebensee (Mauthausen) 30.04.1945
Ferrara Giuseppe, Linguaglossa 16.12.1908 – Gauderschein (Buchenwald) aprile
1945
Firrarello Angelo, S. Cono 10/11/1920 – 06/02/1945
Gagliano Antonio, Catania 04.11.1919 – Buchenwald 11.04.1945
Galata Antonio, Motta S. Anastasia 10.10.1906 – Dachau 20.05.1945
Gandolfo Salvatore, Vizzini 22.02.1910 – Laura (Buchenwald) 20.10.1943
Genovesi Concetto, Giarre 08.10.1904 – Dachau 31.05.1945
Giuffrida Giuseppe, Catania 09.09.1918 – Mauthausen 14.04.1945
Grasso Federico, Catania 04.01.1919 – Gunskirchen (Mauthausen) 21.04.1945
Greco Giuseppe, Linguaglossa 09/11/1921 –
Gulizia Giuseppe, Mineo 25.08.1919 – Buchenwald 09.02.1945
Ingo Epifanio, Caltagirone 02.01.1920 – Wien/Schwechat (Mauthausen)
26.06.1944
La Marca Edoardo, Catania 20.09.1912 – Flossenburg 08.03.1945
Landolina Giovanni Caltagirone 11.03.1886 – Mauthausen 19.03.1945
La Rosa Alfio, Catania 03.05.1912 – Gusen (Mauthausen) 31.03.1945
La Rosa Venero, Belpasso 01.02.1921 – Gusen (Mauthausen) 03.02.1945
Leone Girolamo, Caltagirone 15.02.1920 – Ohrdruf (Buchenwald) 12.03.1945
Leonardi Giuseppe, Zafferana 20/06/1922 – 08/01/1945 Buchenwald
Lo Faro Salvatore, Giarre 12.03.1896 – Vaihingen (Natzweiler) 20,03.1945
Longo Alfio, Adrano 14.04.1922 Ebensee – (Mauthausen) 09.06.1945
Messina Salvatore, Mineo 23/03/1899 – 01/05/1945 Gusen -Mauthausen
Milone Carmelo, Mineo 13/07/1893 – 05/02/1945 Melk-Mauthausen
Incontra Luigi, Catania 21.01.1905 – Hersbruck (Flossenburg) 27.11.1944
Papa Santo, Misterbianco 17.04.1921 – Mauthausen 04.06.1945
Pesce Agatino, Motta S. Anastasia 24/11/1924 –
Pistara Rosario, Acireale 06.01.1909 – Ohrdruf (Buchenwald) 01.03.1945
Porto Lorenzo, Catania 01.01.1916 – Wien/Floridsdorf (Mauthausen) 11.04.1945
Previti Luciano, Motta S. Anastasia 16/12/1912 –
Puglisi Vincenzo, S. Venerina 04.04.1920 – Bergen Belsen 12.05.1944
Puglisi Leonardo, Riposto
Pulvirenti Sebastiano, Acireale 21.02.1924 – Salza (Buchenwald) 25.10.1944
Rainieri Francesco, Catania 25/06/1913 –
Ramponi Angelo, Randazzo 02.02.1945 – Buchenwald 26.03.1945
Salanitro Carmelo, Adrano 30.10.1894 – Mauthausen 24.04.1945
Scalisi Antonino, S. Maria di Licodia 16.09.1925 – Langenstein (Buchenwald)
20.03.1945
Scuderi Gaetano, Misterbianco 21/05/1922 –
Severino Carmelo, Catania 05.02.1915 – Gusen (Mauthausen) 27.03.1945
Sgroi Giuseppe, Catania 25.01.1910 – Ebensee (Mauthausen) 23.04.1945
Spampinato Francesco, Catania 18.07.1923 – Gusen (Mauthausen) 06.04.1945
Stissi Giovanni, Adrano 31.08.1896 – Ebensee (Mauthausen) 03.05.1945
Torisse Settimio, Catania 05.04.1913 – Dachau 10.05.1945
Tranchina Lino, Catania 05.01.1922 – Flossenburg 21.02.1945
Tropellone Sebastiano, Acireale 30.03.1912- Buchenwald 19.09.1944
Vassallo Giuseppe, Catania 24/04/1913 – 24/03/1944
Vasta Salvatore, Mascali 18.07.1915- Ebensee (Mauthausen) 20.02.1945
Vecchio Salvatore, Catania 06.09.1917 – Ebensee (Mauthausen) 22.04.1945
Velardita Salvatore, Caltagirone 09.04.1898 – Mauthausen 28.03.1944
Verdura Salvatore, Catania 23/09/1893 – 19/02/1945 Bergen Belsen
Villari Antonio, Trecastagni 27.02.1926 Proschdorf (Flossenburg) 11.03.1945
Zappalà Ignazio, Adrano 02.07.1913 – Weimar (Buchenwald) 23.04.1944
Elenco dei deportati siciliani deceduti nei campi di
sterminio
Elenco dei deportati siciliani deceduti nei campi di sterminio – 306 nominativi,
presentati da Nunzio Di Francesco a Catania il 7 febbraio 1996 in occasione del
convegno svoltosi presso il palazzo centrale del Università di Catania – con la
collaborazione dell’Università di Versailles – sui deportati siciliani nei lager nazisti.
L’elenco è tratto dalla pubblicazione dell’Anpi di Messina del 1986, “ I Siciliani periti
nei campi di sterminio in Germania” , curata da Giuseppe Santoro, segretario del
Comitato provinciale Anpi di Messina – deportato messinese sopravvissuto, lager di
Nord-hausen. La pubblicazione si riallaccia al libro di Valeria Morelli “ I deportati
italiani nei campi di sterminio 1943-1945”, pubblicato nel 1965.
Successivamente, Giovanna D’Amico, nel suo libro “ I siciliani deportati nei
campi di concentramento e di sterminio nazisti 1943-1945” ha elencato 372
nominativi di deceduti, su un totale di 761 deportati (i nomi esposti sono
complessivamente 855, con 94 casi dubbi). Lucia Vincenti, nel suo libro “ Il
silenzio e le urla, vittime siciliane del fascismo “ – 2007 – riporta 960 nominativi
di deportati.
 Nella classificazione dei siciliani deceduti nei campi di sterminio non sono
inseriti i siciliani morti tra gli I.M.I. – Internati Militari Italiani -. Militari
dell’esercito italiano fatti prigionieri dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943,
rinchiusi in orridi campi di concentramento in Germania e in altri paesi europei
occupati dai nazisti. Furono oltre 700.000. Parecchi furono presi prigionieri dopi
la tenace resistenza operata nel corso del mese di settembre 1943 in diverse
aree del centro nord, nei Balcani, Grecia, isole Egee, sud della Francia, etc. La
stragrande maggioranza scelse di non farsi reclutare nelle milizia della RSI
fascista. Molti morirono nei luoghi di detenzione a seguito delle drammatiche
brutalità subite e delle devastanti condizioni di vita.
Diverse decine di migliaia furono i siciliani IMI.
Cognome Nome Luogo e data di nascita Luogo e data di morte
Alaimo Ignazio Palermo 23.05.1905 Flossenburg 22.01.1945
Albani Carmelo Acate (Rg) 18.08A913 Dachau 04.04.1944
Albano Paolo Morireale (Pa)
07.11.1898
Wolfsburg
(Neuengamme)
05.04.1945
Alderisi Vincenzo Giarratana (Rg)
12.12.1912 Dachau 03.04.1944
Alessi Giuseppe Palermo 10.05.1903 Uberlingen (Dachau)
14.01.1945
Alessi Luigi Palazzo Adriano
22.11.1912
Sachenhausen
23.06.1944
Aliotta Sebastiano Catania 20.01.1914 Melk (Mauthausen)
31.01.1945
Amato Giovanni Agrigento 27.07.1911 Gusen (Mauthausen)
12.04A945
Amato Giuseppe Monterosso Almo (Rg)
4.02.1922 Buchenwald 13.03.1945
Amoroso Carlo Trapani 15.09.1920 Mauthausen 24.04.1945
Andrealla Eugenio Palermo 25.06.1923 Uberlingen (Dachau)
11.04.1945
Augugliaro Baldassarre Erìce (Tp) 17.03.1923 Dachau 14.07.1944
Baldanza Liborio Geraci Siculo (Pa)
02.08.1899
Wien/Hinterbruhl
(Mauthausen)
03.04.1945
Balsamo Gaetano Carini (Pa) 01.04.1920 Dachau 17.05.1945
Barone Vincenzo S. Giuseppe Jato 22.09.1908 Bergen Belsen 06.07.1944
Basile Guido Palermo 16.08.1893 Mauthausen 27.03.1944
Battaglia Salvatore Valguarnera Caropepe (Enna)
23.09.1915 Dora (Buchenwald) 12.01.1944
Bentivegna Angelo Valguamera Caropepe (Enna)
02.01.1909 Dachau 24.01.1945
Bertolino Saverio Partinico (Pa) 15.11.1919
Linz (Mauthausen) 06.02.1945
Bianca Michele Avola (Siracusa) 02.04.1918
Hersbruck (Flossenburg) 28.11.1944
Biondo Lillo Alia (Pa) 07.09.1914 Hersbruck (Flossenburg) 10.01.1945
Biondo Michele Terrasini (Pa) 15.04.1915
Linz (Mauthausen) 14.04.1945
Bitto Rosario Messina 25.07.1909 Sachsenhausen 06.08.1944
Bonfiglio Carmelo Ficarra (Me) 12,12.1915 Dora (Buchenwald) 13.03.1944
Bosco Salvatore Patti (Me) 03.04.1922 Ebensec (Mauthausen) 30.03.1944
Briganti Fortunato S. Lucia dei Mela 26.09.1904
Langenstein (Buchenwald) 21.01.1945
Bruccoleri Vincenzo Grotte (Ag) 17.06.1924 Dietramszell (Dachau)
30.04.1945
Burgio Domenico Ravanusa (Ag) 13.12.1913
Melk (Mauthausen) 11,08.1945
Burgio Gaetano Guglielmo
Favara (Ag) 29.07,1916 Dachau 11.08.1945
Buzzanca Empedocle Milazzo (Me) 16.08.1905
Gusen (Mauthausen) 09.01.1945
Caccamo Angelo Modica (Rg) 07.10.1921 Brema (Neuengamme)
23.02.1945
Cacciola Ernesto Messina 25.01.1924 Flossenburg 10.03.1945
Caci Angelo Acquaviva Platania (CI)
16.06.1881 Dachau 17.11.1944
Caci Salvatore Porto Empedocle (Ag)
18.11.1916 Dachau 10.03.1945
Calabrò Giuseppe Messina 17.11.1911 Vaihingen (Natzweiler)
02.02.1945
Calderoni Antonio Pace del Mela (Messina)
20.02.1920 Dachau 12.03.1945
Calì Vincenzo Giarre (Catania)
01.01.1889
Gróditz (Flossenburg)
03.02.1945
Campo Agatino Misterbianco (Catania)
01.05.1921
Markisch (Natzweiler)
14.09.1944
Candella Giuseppe Catania 14.08.1913 Saafeld (Buchenwald)
27.04.1944
Capello Gioacchino Palermo 08.03.1908 Schórzingen
(Natzweiler) 08.10.1944
Capello Giambattista Vittoria (Rg) 13.05.1906
Neuenkirchen
(Neuengamme)
09.02.1944
Capponno Francesco Palermo 03.05.1923 Neuengamme
08.05,1944
Caputo Saverio Bianca (En) 06.01.1907 Gusen (Mauthausen)
22.10.1944
Cardella Gaetano Palermo 01.12.1911 Hartheim (Mauthausen)
28.06.1944
Caruso Alfio Adrano (Catania)
02.01.1925 Dachau 17.05.1945
Cascio Giuseppe Fiumedinisi (Me)
12.08.1908
Melk (Mauthausen)
16.02.1945
Cascio Vito Cartipobello (Ag)
14.03.1908
Neuenkirchen
(Neuengamme)
11.01.1944
Cassaro Albino Canicattì (Ag)
23.06.1902 Mauthausen 27.03.1945
Catalano Gioacchino Lercara Friddi (Pa)
22.02.1915 Mauthausen 21.04.1945
Centineo Gaspare Partinico (Pa)
11.02.1917
Wien/Scwechat
(Mauthausen)
11.05.1944
Cifalà Agatino Scaletta Zanclea (Me)
11.07.1921 Flossenburg 12.02.1945
Colajanni Calogero S. Caterina Villarmosa
(CI) 25.09.1920
Drutto (Neuengamme)
22.03.1944
Colombo Francesco Pozzallo (Rg)
13.02.1924
Gusen (Mauthausen)
05.04.1945
Comella Carmelo Palermo 17.07.1916 Melk (Mauthausen)
15.08.1944
Consolo Alfio Zafferana (Catania)
16.04.1898
Spaichingen
(Natzweiter) 03.03.1945
Corrao Manfredo Palermo 20.10.1901 Neuengamrne
30.01.1945
Corsaro Alfio Catania 25.01.1921 Ebensce (Mauthausen)
30.05.1944
Cortese Salvatore Siracusa 28.01.1907 Hersbruck (Flossenburg)
14.01.1945
Costa Giuseppe Caltanissetta
04.01.1892 Dachau 31.01.1945
Crimi Giuseppe Palermo 04.10.1907 Flossenburg 28.03.1945
Cristaldi Francesco Enna 16.11.1919 Wien/Scwechat
(Mauthausen)
22.06.1944
Cucchiara Martino Agira (Enna) 15.08.1921 Dachau 21.05.1945
Cucinotta Ignazio Messina 10.05.1913 Hersbruck (Flossenburg)
11.12.1944
Cutrona Filippo Agira (Enna) 16.01.1913 Hersbruck (Flossenburg)
23.12.1944
Daidone Carlo Trapani 08.01.1921 Sachsenhausen
25.11.1944
Dainotti Francesco Valguamera (Enna)
10.01.1908
Ebensce (Mauthausen)
sconosciuta
D’Amore Salvatore Calatabiano (Ct)
10.03.1920 Mauthausen 25.04.1945
Damiano Giovanni Altavilla Milicia (Pa)
16.06.1917
Ebensee (Mauthausen)
15.03.1945
D’Angelo Antonino Catania 29.07.1912 Melk (Mauthausen)
15.01.1945
D’Angelo Edoardo Palermo 23.06.1907 Mauthausen 20.04.1945
De Corrado Giovanni Caltagirone (Ct)
05.09.1883 Buchenwald 31.03.1945
De Francisci Calogero Naro (Ag) 19.03.1920 Bergen Belsen
04.07.1944
De Luca Antonio Patti (Me) 13.06.1903 Dachau 24.04.1944
De Marco Francesco Licata (Ag) 05.05.1900 Ebensee (Mauthausen)
15.04.1945
De Marco Giuseppe Casteltermini (Ag)
13.10.1883
Ohrruf (Buchenwald)
27.01.1945
Denina Rosario Vittoria (Rg) 30.03.1914 Gusen (Mauthausen)
22.04.1945
De Palma Santo
Angelo
Castroreale (Me)
21.11.1920
Ebensee (Mauthausen)
23.04.1945
De Rosa Salvatore Naro (Ag) 21.01.1920 Dachau 07.01.1945
De
Simone Giuseppe Milazzo (Me) 30.08.1892 Dachau 12.04.1945
Diana Diodato Palermo 02.10.1904 Melk (Mauthausen)
18.01.1945
Diana Vincenzo Canicattì, (Ag)
18.07.1900
Ensingen (Natzweiler)
16.03.1945
Di Caro Giuseppe Canicattì (Ag)
20.10.1909
Bergen Belsen
05.05.1944
Di Caro Giuseppe Palma di Montechiaro
(Ag) 11.12.1902 Mauthausen 27.10.1944
Di Corte Vincenzo S. Cipirrello (Pa)
23.12.1901 Mauthausen 02.07.1944
Di Franco Santo
Giovanni Ragusa 02.11.1921 Mauthausen 10.03.1944
Di Giovanni Bartolo Lipari (Me) 14.01.1922 Buchenwald 29.03.1945
Di Giovanni Salvatore Marsala (Tp) 24.07.1922 Dachau 23.10.1943
Di Girolamo Vincenzo Palermo 09.04.1923 Buchenwald 16.03.1945
Di Marco Antonio Castronovo di Sicilia
(Pa) 11.01.1906
Neuengamme
14.02.1944
Di Martino Onofrio Casteldaccia (Pa) Mauthausen 05.12.1944
26.10.1914
Di Palma Egilio Palermo 11.07.1902 Dachau 26.02.1945
Di Pietro Giuseppe Messina 07.02.1923 Flossenburg 05.12.1944
Di Prima Mario Catania 21.07.1919 Mauthausen 04.05.1945
Dottorello Francesco Caltagirone (Ct)
18.02.1908
Ebensee (Mauthausen)
13.01.1945
Emmanuele Rosario Giarre (Ct) 01.08.1912 Gróditz (Flossenburg)
20.03.1945
Failla Carmelo Floridia (Siracusa)
17.06.1903
Artheim (Mauthausen)
14.09.1944
Favilla Michele Partanna (Tp)
03.01.1924
Salza (Buchenwald)
06.04.1944
Fede Vincenzo Naro (Agrigento)
01.01.1920
Gusen (Mauthausen)
27.06.1944
Felice Filippo Catania 20.02.1911 Ebensee (Mauthausen)
30.04.1945
Ferrara Giuseppe Linguaglossa (Ct)
16.12.1908
Gauderschein
(Buchenwald) aprile
1945
Ferraro Natale S. Margherita d/Belice
(Ag) 08.07.1910 Buchenwald 13.06.1944
Ferreri Umberto Palermo 13.12.1905 Bergen Belsen
10.04.1944
Festa Vincenzo Palermo 31.08.1901 Bergen Belsen
12.04.1944
Figlia Salvatore Vicari (Pa) 09.02.1909 Bergen Belsen
11.05.1944
Finozzi Gaetano Modica (Ragusa)
15.03.1905 Mauthausen 17.05.1944
Fiorentino Michele Casteldaccia (Pa)
11.11.1911
Oertelsbruck
(Buchenwald)
15.01.1944
Folla Eugenio Messina 08.08.1914 Salza (Buchenwald)
05.05.1944
Fradella Filippo Favara (Ag) 05.01.1892 Melk (Mauthausen)
13.01.1945
Franco Michele Porto Empedocle (Ag)
23.06.1919 Mauthausen 15.04.1945
Furco Giacomo Gela (Caltanissetta)
06.01.1922 Dachau 09.04.1945
Futone Francesco Palermo 17.01.1888 Dachau 09.03.1945
Gagliano Antonio Catania 04.11.1919 Buchenwald 11.04.1945
Galata Antonio Motta S. Anastasia (CO
10.10.1906 Dachau 20.05.1945
Gandolfo Salvatore Vizzini (Co 22.02.1910 Laura (Buchenwald)
20.10.1943
Garofalo Giuseppe Enna 23.08.1920 Salza (Buchenwald)
25.03.1944
Garofalo Stefano
S. Cataldo
(Caltanissetta)
21.06.1920
Netzwciler 13.04.1944
Garofalo Triestino Palermo 07.06.1918 Mauthausen 21.05.1945
Genovesi Concetto Giarre (Ct) 08.10.1904 Dachau 31.05.1945
Gentile Salvatore Roccamena 01.11.1919
Hersbruck
(Flossemburg)
15.03.1945
Geraci Alfonso Caltanissetta
10.10.1914
OerteIsbruck
(Buchenwald)
19.03.1944
Gianferrara Attilio Palermo 22.06.1914 Auschwitz 22.09.1944
Giardina Vincenzo
Mussomeli
(Caltanissetta)
21.03.1912
Flossenburg 18.01.1945
Giarrizzo Paolo Palermo 10.02.1899 Dachau 16.12.1944
Giglia Giovanni Favara (Ag) 14.04.1899 Ebensee (Mauthausen)
02.03.1945
Gioc Antonio Palermo 13.07.1923 Buchenwald 12.04.1945
Giorgianni Salvatore Pace dei Mela (Me)
18.06.1909
Salza (Buchenwald)
09.03.1944
Giuffrida Emanuele Malta 02.09.1906 Gusen (Mauthausen)
17.04.1944
Giuffrida Giuseppe Catania 09.09.1918 Mauthausen 14.04.1945
Giuliana Salvatore Riesi (Caltanissetta)
06.02.1921
Salza (Buchenwald)
01.03.1944
Giuliano Letterio Messina 29.07.1916 Mauthausen 07.04.1945
Gotto Paolo Nicosia 28.04.1899 Neuengamme
04.03.1945
Granello Giuseppe Gela (Caltanissetta)
11.11.1917 Mauthausen 23.03.1945
Grasso Federico Catania 04.01.1919
Gunskirchen
(Mauthausen)
21.04.1945
Grasso Francesco Enna 12.08.1910 Gusen (Mauthausen)
13.03.1945
Grasso Mario Melilli (Siracusa)
07.12.1914 Mauthausen 03.05.1945
Graziano Filippo Montemaggiore Belsito
(Pa) 20.11.1910
Allach (Dachau)
03.04.1944
Grienti Corrado Noto (Siracusa)
18.11.1922
Ueberlingen (Dachau)
23.01.1945
Grifo Vito Centuripe (Enna)
25.11.1923
Gusen (Mauthausen)
05.01.1945
Grillo Antonio Valguarnera (Enna)
24.02.1921
Gusen (Mauthausen)
23.04.1945
Guameri Salvatore Caltanissetta
28.12.1917
Oertelsbruck
(Buchenwald)
25.02.1944
Guccioni Salvatore Campobello di Mazzara
(Tp) 04.10.1906
Oertelsbruck
(Buchenwald)
22.05.1944
Gulizia Giuseppe Mineo (Catania)
25.08.1919 Buchenwald 09.02.1945
Gulli Gianni Sciacca (Agrigento)
01.01.1908
Ebensee (Mauthausen)
12.03.1945
Ingegneri Antonio Taormina (Messina)
28.09.1920
Gusen (Mauthausen)
26.01.1945
Ingegneri Giuseppe Taormina. (Messina) Melk (Mauthausen)
05.12.1926 14.03.1945
Ingo Epifanio Caltagirone (Catania)
02.01.1920
Wien/Schwechat
(Mauthausen)
26.06.1944
Internicola Andrea Vita (Trapani)
03.04.1892 Mauthausen 14.04.1945
Lacagnina Lucio Caltanissetta
12.10.1911
Gusen (Mauthausen)
26.01.1945
La Corte Salvatore Palermo 05.02.1918 Flossenburg 05.04.1945
La Marca Edoardo Catania 20.09.1912 Flossenburg 08.03.1945
La Martina Salvatore Palermo 06.09.1915 Barbe Haslac
(Natzweiler) 07.02.1945
La Monica Michele Siracusa 07.12.1917
Oertelsbruck
(Buchenwald)
27.12.1943
Landolina Giovanni Caltagirone (Catania)
11.03.1886 Mauthausen 19.03.1945
Lanza Diego Campobello (Agrigento)
21.08.1921
Dalum/Meppen
(Neuengamme)
27.01.1945
Lanzafarne Luigi Gela (Caltanissetta)
14.05.1911
Hersbruck (Flossenburg)
10.01.1945
La Rosa Alfio Catania 03.05.1912 Gusen (Mauthausen)
31.03.1945
La Rosa Venero Belpasso (Catania)
01.02.1921
Gusen (Mauthausen)
03.02.1945
Lastrina Vincenzo Melilli (Siracusa)
16.02.1915
Melk (Mauthausen)
15.05.1945
Lauricella Giuseppe Villarosa di Sicilia (Enna)
05.04.1897
Ebensee (Mauthausen)
18.04.1945
Lazzara Giuseppe Cattolica Eraclea
(Agrigento) 27.01.1920
Melk (Mauthausen)
03.03.1945
Leonardi Antonio Motta Camastra
(Messina) 23.10.1916
Salza (Buchenwald)
08.01.1945
Leonardi Giuseppe Partanna (Trapani)
27.01.1919
Hannover
(Neuengamme)
31.07.1944
Leone Pietro Vita (Trapani) l2.l0.l892 Hartheim (Mauthausen)
06.01.1944
Leone Girolamo Caltagirone (Catania)
15.02.1920
Ohrdruf (Buchenwald)
12.03.1945
Leone Giuseppe Palermo 11.04.1896 Hersbruck (Flossenburg)
06.12.1944
Librizzi Eusebio
Sommatino
(Caltanissetta)
02.12.1914
Ohrdruf (Buchenwald)
04.01.1945
Lo Bue Giovanni Caccamo (Palermo)
04.09.1906
Melk (Mauthausen)
01.03.1945
Lo Coco Giovanni
Gregorio Palermo 12.05.1904
Wien/Hinterbruhll
(Mauthausen)
25.04.1945
Lo Faro Salvatore Giarre (Catania)
12.03.1896
Vaihingen (Natzweiler)
20,03.1945
Longhitano Vito Agira (Enna) 09.02.1924 Hartheim (Mauthausen)
26.12.1944
Longo Alfio Adrano (Catania)
14.04.1922
Ebensee (Mauthausen)
09.06.1945
Lucioni Giuseppe Ragusa 25.11.1900 Hersbruck (Flossenburg)
27.09.1944
Lume Salvatore Barrafranca (Enna)
14.07.1917
Bad/Ischl (Mauthausen)
20.05.1945
Lumia Diego
S. Cataldo
(Caltanissetta)
30.09.1896
Dachau 21.01.1945
Lunetta Giuseppe S. Pietro Patti (Messina)
09.04.1899 Flossenburg 28.12,1944
Magro Ignazio Scicli (Ragusa)
01.08.1898
Bergen Belsen
29.05.1944
Magiaracina Antonio Camporeale (Pa)
04.03.1915 Dachau 28.02.1945
Manitta Salvatore Messina 15.07.1895 Dachau 21.02.1945
Marchese Natale Troina (Enna)
18.11.1893
Gusen (Mauthausen)
01.03.1945
Marino Francesco Marsala (Trapani)
14.04.1910
Hersbruck (Flossenburg)
27.03.1945
Marotta Giuseppe Valguamera (Enna)
24.02.1901
Bergen Belsen
27.05.1944
Marrone Calogero Favara (Agrigento)
12.05.1889 Dachau 14.02.1945
Marsala Domenico Favara (Agrigento)
22.12.1892
Gusen (Mauthausen)
09.11.1944
Marsiglia Salvatore Capaci (Palermo)
23.09.1900
Oertelsbruck –
(Buchenwald)
14.03.1944
Martino Domenico S. Mauro Calstelverde
(Pa) 21.01.1910
Hersbruck (Flossenburg)
27.03.1945
Mascellari Corrado Palazzolo Acreide
(Siracusa) 21.03.1917
Melk (Mauthausen)
06.03.1945
Mazzaresi Calogero
Marianopoli
(Caltanissetta)
26.12.1918
Dachau 30.01.1944
Mazzaresi Calogero
Resuttano
(Caltanissetta)
18.07.1916
Dachau 19.03.1944
Meglio Liborio Pietraperzia (Enna)
06.09.1912 Flossenburg 01.05.1944
Megliore Cataldo
Serradifalco
(Caltanissetta)
19.01.1908
Dachau 16.12.1944
Nicolosi Giuseppe Messina 24.04.1918 Hartheim (Mauthausen)
29.09.1944
Nicolosi Ubaldo Palermo 01.04.1918 Dachau 03.04.1945
Nicotra Luigi Catania 21.01.1905 Hersbruck (Flossenburg)
27.11.1944
Nigro Giuseppe Modica (Ragusa)
18.02.1921
Salza (Buchenwald)
20.03.1944
Noto Alessandro Messina 03.07.1912 Buchenwald 31.10.1944
Occhipinti Giovanni Comiso (Ragusa) Gusen (Mauthausen)
23.05.1915 06.09.1944
Occhipinti Giovanni Scicli (Ragusa)
14.07.1913
Linz (Mauthausen)
25.03.1945
Occhipinti Vincenzo Borgetto (Pa)
07.09.1901
Langenstein
(Buchenwald)
09.02.1945
Oliva Carmelo Palermo 06.05.1912 Versen (Neuengamme)
18.03.1945
Orlogio Giuseppe Valguarnera (Enna)
25.11.1902
Halberstadt
(Buchenwald)
15.03.1945
Palazzolo Giovanni S. Giuseppe Jato
(Palermo) 24.06.1921
Gusen (Mauthausen)
15.01.1945
Palumbo Calogero
Serradifalco
(Caltanissetta)
28.04.1918
Hersbruck (Flossenburg)
02.01.1945
Papa Santo Misterbianco (Catania)
17.04.1921 Mauthausen 04.06.1945
Pappalardo Giuseppe Palermo 24.12.1898 Salgau (Dachau)
08.04.1945
Paratore Bartolo Novara Sicilia (Messina)
09.09.1900
Gusen (Mauthausen)
30.03.1945
Pecorella Vincenzo Pachino (Siracusa)
26,04.1923 Flossenburg 10.04.1945
Pernaci Lucio Caltanissetta
16.01.1900
Gusen (Mauthausen)
27.06.1944
Perrone Antonio Mazzarrà S. Andrea
(Messina) 14.02.1907
Salza (Buchenwald)
27.02.1944
Pettineo Sebastiano Mistretta (Messina)
17.02.1911
Hersbruck (Flossenburg)
21.11.1944
Piastra Pietro Palermo 31.01.1891 Mauthausen 05.04.1945
Picciolo Tommaso Milazzo (Messina) classe
1915
Lager zona Berlino
23.03.1945
Picco Gino Palermo 16.12.1917 Plomnitz (Buchenwald)
10.03.1945
Pintorno Calogero Villarosa di Sicilia (Enna)
20.06.1913
Hartheim (Mauthausen)
15.09.1944
Pirrello Giuseppe Gibellina (Trapani)
12.09.1911
Birkenau (Auschwitz)
08.02.1945
Pistara Rosario Acireale (Catania)
06.01.1909
Ohrdruf (Buchenwald)
01.03.1945
Pittari Nunzio Patti (Messina)
10.05.1895
Melk (Mauthausen)
08.01.1945
Pizzo Sebastiano Marsala (Trapani)
28.04.1918 Flossenburg 05.12.1944
Pollino Giuseppe Saponara (Messina)
10.03.1919
Ebensee (Mauthausen)
29,04.1945
Porcino Sebastiano Barcellona P.G.
(Messina) 30.08.1926
Dietramszell (Dachau)
30.04.1945
Portabene Vincenzo Corniso (Ragusa)
08.02.1899
Ebensee (Mauthausen)
25.04.1945
Portella Giuseppe Aragona (Agrigento)
16.03.1885
Melk (Mauthausen)
09.12.1944
Porto Lorenzo Catania 01.01.1916 Wien/Floridsdorf
(Mauthausen)
11.04.1945
Pronesti Romualdo Messina 03.05.1923 Gróditz (Flossenburg)
29.03.1945
Puglisi Vincenzo S. Venerina (Catania)
04.04.1920
Bergen Belsen
12.05.1944
Puleo Salvatore Bagheria (Palermo)
11.01.1913
Oertelbruck
(Buchenwald)
03.05.1944
Pulvino Francesco Valledolmo (Palermo)
02.04.1900
Ebensee (Mauthausen)
15.04.1945
Pulvirenti Sebastiano Acireale (Catania)
21.02.1924
Salza (Buchenwald)
25.10.1944
Rabito Giorgio Ragusa 28.01.1910
Langenstein
(Buchenwald)
15.01.1945
Ramponi Angelo Randazzo (Catania)
02.02.1945 Buchenwald 26.03.1945
Rizzo Carmelo Caltanissetta
26.05.1913
Salza (Buchenwald)
13.07.1944
Romano Salvatore Centuripe (Enna)
19.02.1898
Muhldorf (Dachau)
25.03.1945
Rubino Felice Nicosia (Enna)
26.12.1903 Dachau 21.03.1944
Russo Antonio Ravanusa (Agrigento)
06.09.1913
Neckarelz (Natzweiler)
10.08.1944
Russo Calogero Ravanusa (Agrigento)
01.01.1916
Neckarelz (Natzweiler)
10.08.1944
Russo Carmelo Pettinco (Messina)
01.01.1919
Neuengamme
26.12.1943
Salamone Giuseppe Sutera (Caltanissetta)
22.05.1874
Hartheim (Mauthausen)
08.11.1944
Salanitro Carmelo Adrano (Catania)
30.10.1894 Mauthausen 24.04.1945
Salemi Gaetano Librizzi (Messina)
15.08.1905
Salza (Buchenwald)
19.01.1944
Sanasardo Tommaso Villafrati (Palermo)
17.08.1899 Dachau 02.01.1945
Sanghenzi Francesco Palermo 09.08.1913 Auschwitz 06.05.1944
Santangelo Giuseppe
Mazzarino
(Caltanissetta)
22.08.1919
Ebensee (Mauthausen)
28.04.1945
Santini Nunzio Comiso (Ragusa)
10.05.1910 Dachau 05.04.1945
Saporito Leoluca Corleone (Palermo)
01.08.1898
Ebensee (Mauthausen)
11.04.1945
Savarino Salvatore Aragona (Agrigento)
22.01.1893
Melk (Mauthausen)
20.02.1945
Scalisi Antonino S. Maria di Licodia
(Catania) 16.09.1925
Langenstein
(Buchenwald)
20.03.1945
Scarlata Rosario
S. Cataldo
(Caltanissetta)
14.12.1919
Ebensee (Mauthausen)
02.05.1945
Schiavone Gioacchino Palermo 28.07.1877 Mauthausen 06.05.1945
Schillaci Gaspare Palermo 11.11.1918 Bergen Belsen
14.11.1944
Scilla Carmelo Mistretta (Messina)
25.07.1916
Wien/Hinterbruhl
(Mauthausen)
31.03.1945
Scimone Giovanni Villafranca Tirrena
(Messina) 13.05.1912 Mauthausen 14.04.1945
Sciortino Salvatore Bolognetta (Palermo)
27.12.1888
Bergen Belsen
07.01.1945
Scolaro Calogero Caronia (Messina)
17.09.1920
Salza (Buchenwald)
24.03.1945
Scozzari Giuseppe Villalba (Caltanissetta)
19.03.1920
Wien/Schwechat
(Mauthausen)
04.05.1944
Seidita Andrea Palermo 11.11.1922 Flossenburg 20.02.1944
Sergi Giovanni S. Filippo del Mela
(Messina) 10.01.1922
Augsburg (Dachau)
16.03.1944
Sesini Ugo Trapani 19.01.1899 Gusen (Mauthausen)
27.02.1945
Severino Carmelo Catania 05.02.1915 Gusen (Mauthausen)
27.03.1945
Sferrazza Calogero Campobello di Licata
(Ag) 18.09.1881
Hartheim (Mauthausen)
19.12.1944
Sgroi Giuseppe Catania 25.01.1910 Ebensee (Mauthausen)
23.04.1945
Simone Rosario Canicattì (Agrigento)
24.07.1917
Salza (Buchenwald)
07.09.1944
Spampinato Francesco Catania 18.07.1923 Gusen (Mauthausen)
06.04.1945
Spano Amedeo Marsala (Trapani)
12.04.1896
Hartheim (Mauthausen)
13.11.1944
Sparacino Salvatore Palermo 23.10.1923 Dachau 10.01.1945
Stissi Giovanni Adrano (Catania)
31.08.1896
Ebensee (Mauthausen)
03.05.1945
Tantillo Vincenzo Palermo 25.06.1921 Hersbruck (Flossenburg)
20.03.1945
Tarantino Michele Caltanissetta
12.05.1896
Gusen (Mauthausen)
12.04.1945
Termini Domenico Baucina (Palermo) –
20.10.1920
Lubecker Bucht
(Buchenwald)
03.05.1945
Torregrossa Salvatore Palermo 17.11.1896 Dachau 22.03.1945
Torregrossa Salvatore Palermo 16.06.1917
Wilhelmshaven
(Neuengamme)
08.02.1945
Tidona Salvatore Ragusa 11.11.1913 Neuenburg (Natzweiler)
27.04.1945
Todaro
Faranda Giuseppe Palermo 08.12.1904 Weimar (Buchenwald)
28.02.1945
Tordonato Giuseppe Canicattì Bagni
(Siracusa) 13.02.1914
Peggau (Mauthausen)
14.03.1945
Torrisi Settimo Catania 05.04.1913 Dachau 10.05.1945
Tranchina Lino Catania 05.01.1922 Flossenburg 21.02.1945
Trebastoni Calogero Piazza Armerina (Enna)
23.07.1922
Wien/Hinterbruhl
(Mauthausen)
31.03.1945
Trifiletti Antonio Novara Sicilia (Messina)
04.02.1924
Salza (Buchenwald)
24.03.1944
Tropellone Sebastiano Acireale (Catania)
30.03.1912 Buchenwald 19.09.1944
Trupia Francesco Castellammare del Golfo
(Tp) 12.09.1912
Salza (Buchenwald)
25.03.1944
Vasta Salvatore Mascali (Catania)
18.07.1915
Ebensee (Mauthausen)
20.02.1945
Vecchio Salvatore Catania 06.09.1917 Ebensee (Mauthausen)
22.04.1945
Velardita Salvatore Caltagirone (Catania)
09.04.1898 Mauthausen 28.03.1944
Veneziano Concetta Siracusa 12.04.1912 Bergen Belsen
30.06.1944
Veneziano Salvatore Siracusa 14.02.1907 Hersbruck (Flossenburg)
13.11.1944
Villari Antonio Trecastagni (Catania)
27.02.1926
Proschdorf
(Flossenburg)
11.03.1945
Zappalà Ignazio Adrano (Catania)
02.07.1913
Weimar (Buchenwald)
23.04.1944
Zerilli Ernesto Trapani 06.01.1908 Neuengamme
02.01.1945
*** Si aggiungono tra le lettere M e N:
Mercurio Cesare Messina 08/06/1915 Barth – Ravensbruck 25/01/1945
Messana Paolo Alcamo ( Trapani) 21/04/1916 Saafeld-Oertelsbruck
( Buchenwald) 06/03/1944
Messina Antonio Canicatti ( Ag) 08/05/1910 Bergen Belsen 04/01/1945
Messina Giuseppe Sommatino ( Cl) 21/02/1918 Gusen – Mauthasuen 14/04/1945
Messina Salvatore Mineo ( Ct) 28/02/1889 Gusen- Mauthausen 01/05/ 1945
Miceli Vincenzo S. G. Gemini ( Ag) 04/05/1899 Mauthausen 22/04/1945
Migliorisi Salvatore Vittoria ( Rg) 22/06/1904 Dora- Buchenwald 03/02/1944
Milone Carmelo Castellamare del Golfo ( Tp) 19/09/1896
Gusen –Mauthausen
13/12/1944
Mocciaro Cataldo Ganci ( Pa) 28/01/1922 Flossenborg 14/04/11945
Montuoro Alfonso Palermo 24/07/1907 Mauthausen 05/05/1945
Morale Paolo Avola ( Sr) 30/01/1897 Lagenstein-Buchenwald
04/04/1945
Munafò Sebastiano Avola ( Sr) 01/01/1901 Dora-Buchenwald 12/04/1944
Musso Domenico Ribera ( Ag) 23/08/1903 Melk-Mauthausen 09/01/1945
Nativo Federico Modica ( Rg) 12/06/1910 Bichenwald 04/02/1945
I seguenti nominativi che non risultano nella raccolta di Peppino Santoro risultano invece nei
documenti storici dell’Anpi di Ragusa:
Di Cora Francesco Comiso
classe 1922 – catturato dai tedeschi il
23.09.1943 in Grecia e deportato in
Germania da dove non fece ritorno
Failla Carmelo Comiso
partigiano – deportato in Germania nel
campo di Mauthausen da dove non fece
ritorno
Gugliotta Giuseppe Pozzallo classe 1917 – deportato in Austria da dove
non fece ritorno
Tribastone Salvatore Ragusa
25.07.1917 – Brig. di finanza – partigiano
catturato dalle SS il 13.10.1944 fu
deportato nel campo di Dulchon (Germania)
da dove non fece ritorno
DONNE SICILIANE DEPORTATE E MORTE NEI LAGER
Castelli Olga Renata Canicattì ( Ag) 15/03/1919 arrestata a Firenze aprile 1944
deportata Auschwitz
Moscato Emma Messina 04/10/1879 arrestata a Mantova dicembre 1943
Auschwitz 10 aprile 1944
Segre Egle Messina 10/01/1899 arrestata a Tradate ( Va) nov. 1943
deportata Auschwitz
Veneziano Concetta Siracusa 12/04/1912 Bergen-Belsen 30/06/1944
 Fonte: Giovanna D’Amico, “ I siciliani deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti
1943-1945”
Il sistema di assassinio e di sfruttamento umano di
MAUTHAUSEN : il lager principale e i quaranta sottocampi
La visualizzazione nominativa dei deportati morti.
Iniziativa in corso dal 2016
Così si legge – in varie lingue – nella parte iniziale della pagina di
presentazione del sito:
https://www.mauthausen-memorial.org/
https://www.mauthausen-memorial.org/it
Almeno 90.000 persone furono assassinate nel campo di concentramento di
Mauthausen e suoi sottocampi tra agosto 1938 e maggio 1945, o sono morti subito
dopo la liberazione a seguito della loro prigionia. Il Ricordo dei morti è uno degli
impegni centrali e i compiti del memoriale di Mauthausen; ma rappresenta anche una
più ampia responsabilità sociale e uno sforzo condiviso.
Attraverso il progetto ‘Camera di nomi’ (‘digitale Memorial Book’), il Museo
Memoriale ha voluto commemorare i morti del campo di concentramento di
Mauthausen e suoi sottocampi in forma digitale. Questo progetto è parte del progetto
‘Libro memoriale per i morti del campo di concentramento di Mauthausen e suoi
sottocampi’, che è costituito da questo sito Web e la pubblicazione nel maggio 2016 di
un’edizione stampata. Il progetto riproduce la ‘sala dei nomi’ presso il memoriale di
Mauthausen, che ha aperto al pubblico nel 2016……………….
…….Oltre a tentare di completare le regole di confronto dei dati di base per ogni
persona (famiglia e nome, data e luogo di nascita e morte), uno dei principali obiettivi
del progetto è la (ri) personalizzazione e individualizzazione della commemorazione il
progetto’ Biografia’ è dunque un elemento importante e integrante del libro digitale
Memorial. Finora abbiamo ricevuto un totale di 1.825 Biografie delle persone morte
nel campo di concentramento di Mauthausen e suoi sottocampi, scritti da poco meno
di 250 autori e istituzioni.
Al fine di continuare ad espandere il numero delle biografie, ci auguriamo che come
molti visitatori del sito Web possibile vorranno partecipare e assistere noi, e vi
invitiamo a inviarci informazioni, materiali, immagini e altri dati.
Una panoramica della storia del progetto e le sue fonti principali è fornita nei capitoli
di esempio della versione stampata del libro commemorativo. La versione completa è
disponibile sul sito Web dell’editore
La ricerca nominativa può essere effettuata:
http://www.gedenkstaetten.at/raum-der-namen/cms/?L=1
Dei 372 deportati siciliani deceduti nei lager, 121 trovarono la morte a
Mauthausen
Nel Memorial book – libro della Memoria- del sito ad ora si trovano inserite le
biografie di solo quattro deportati siciliani deceduti:
Baldanza Liborio, Pernaci Lucio, Pintorno Calogero, Carmelo Salanitro
Per non disperdere la Memoria dei caduti per la libertà è opportuno che i
familiari dei deportati siciliani morti a Mauthausen, che hanno maniera di
leggere o di essere informati di questa nota, di inserire biografia e foto
nell’indirizzo di link http://www.gedenkstaetten.at/raum-der-namen/cms/?L=1
Per eventuali chiarimenti scrivere :
dostimolo@tiscali.it micio149@gmail.com
Questa è la biografia, con foto, di CARMELO SALANITRO, martire antifascista
catanese assassinato a Mauthasuen il 24 aprile 1945, inviata nei giorni scorsi
dalla nuora Maria Salanitro Scavuzzo – moglie del figlio Nicolò, deceduto
alcuni anni addietro -. Si può leggere nel link:
http://www.gedenkstaetten.at/raum-dernamen/
cms/index.php?id=4&p=34428&L=1#
Carmelo Salanitro -1939
“Nacque ad Adrano – Catania – il 30 ottobre 1894. Il padre Nicolò, modesto artigiano, la
madre, Concetta Portaro, casalinga. Una famiglia numerosa, cinque i figli, mantenuti con
grande sacrifici, negli studi universitari. Ad Adrano frequentò il ginnasio, poi, anche per il suo
ottimo rendimento scolastico, fu accolto nel collegio Gulli e Pennisi di Acireale dove completò
gli studi liceali. Restò ad Acireale anche nel periodo universitario, quando nel 1911 si iscrisse
alla Facoltà di Lettere. In quegli anni studiava e nello stesso tempo insegnava presso l’Istituto
e il collegio San Michele dei padri filippini.
Dopo la laurea, conseguita nel 1919, e il ritorno ad Adrano inizia la sua breve carriera politica
nel neonato Partito Popolare, poiché entra nel direttivo della sezione adranita del nuovo partito
con il ruolo di segretario.
Collabora con il sacerdote Vincenzo Bascetta che nel 1914 era stato prosindaco di Adrano. Nel
1920 fu comprimario assieme a padre Bascetta di una rovente campagna elettorale per il
rinnovo del Consiglio provinciale di Catania. Il 7 novembre i Popolari ottennero una grande
vittoria. Padre Bascetta fu eletto con 2268 voti, Salanitro con 2194. Aveva 26 anni.
Nel novembre 1923 tutte le amministrazioni passarono con la violenza nelle mani dei fascisti e
naturalmente da quel periodo si perdono le tracce di ogni attività politica pubblica di Carmelo.
Quale fosse il suo stato d’animo negli anni del fascismo trionfante possiamo dedurlo dal breve
diario che iniziò il 28 ottobre del 1931 con queste parole: «Oggi mercoledì si entra nel 10°
anno del regime fascista. Oggi compiono nove anni esatti da che il 28 ottobre 1922 ha avuto
inizio una farsa che non potrà avere se non uno scioglimento tragico. Da oggi imprendo a
parlare, per mezzo di questo diario, con me stesso; perché siamo ridotti a tale che anche con
qualche amico fidato, se tu vuoi parlare delle cose del tuo paese, devi abbassare il tono della
voce e guardare circospetto intorno alle pareti mute che ti circondano».
In quegli anni Carmelo si dedica con grande passione all’insegnamento del latino e del greco e
trasmette ai suoi allievi la sua profonda conoscenza del mondo classico. Lo conobbero alunni
di varie città siciliane, poiché dopo un anno di insegnamento fuori dalla Sicilia, a Taranto,
passò ad Adrano, a Caltagirone, ad Acireale e infine, nel 1937, fu trasferito al liceo Cutelli di
Catania, dove si imbatté nel suo delatore, il preside di allora. In questa scuola fu l’unico
professore che rifiutò l’iscrizione al partito fascista.
È facile intuire che nelle sue lezioni doveva fermarsi soprattutto su quegli autori che gli
fornivano lo spunto per porre l’accento sui problemi che riguardavano la società del suo tempo:
l’aspirazione alla pace, la triste condizione delle classi subalterne, l’estrema povertà delle classi
contadine che costituivano la maggioranza della popolazione della sua città natale. A questi
suoi sventurati concittadini Carmelo esprimeva una fraterna solidarietà. Per l’aspirazione alla
pace e per l’importanza del lavoro del contadino gli era utile la lettura delle Georgiche di
Virgilio.
Dovette leggere anche ai suoi alunni delle pagine di Tacito, perché esse forniscono un facile
spunto alla critica di ogni forma di tirannide.
Le critiche al regime si colgono indirettamente ma chiaramente in due saggi pubblicati da
Carmelo Salanitro: “ Homerica. Ideale di pace e sentimento del dolore nell’Iliade” – 1929,
Adrano -, “ Attorno alle Georgiche virgiliane. Impressioni e note” -Caltagirone, 1933 -.
Un convinto propugnatore dei valori supremi della libertà della persona, dell’autonomia del
pensiero e dell’azione, della democrazia e della pace, forte delle esperienze politiche e sociali
consolidate ben prima della presa del potere da parte dei fascisti. Fu un educatore di giovani.
Un vero e proprio maestro, non tanto e solamente addetto all’insegnamento “specialista” del
greco e del latino, ma, in particolare, svolse un ruolo di vero e proprio istitutore, per la
formazione delle giovani coscienze.
Non si piegò alla dottrina unica fascista che con i suoi innumerevoli modelli liturgici invase in
maniera devastante tutto e tutti, scandendo implacabilmente il ritmo della vita quotidiana,
obbligata, nell’imposizione quotidiana, con lo spietato uso della forza e con la soppressione di
tutti gli strumenti fondanti una società democratica: l’imposizione di un solo partito nella
struttura politica nazionale, eliminazione di tutte le manifestazioni di libertà di stampa, di
circolazione del libero pensiero, di dissenso alle attività del regime, pena il carcere o la morte.
Non si rassegnò all’accettazione passiva e servile delle leggi ferocemente discriminatorie contro
gli ebrei, all’esaltazione della “razza eletta”, allo scatenamento della guerra di aggressione,
prima in Africa e poi contro i popoli europei.
Con l’inizio della guerra di aggressione fascista del giugno 1940, l’animo libero e ribelle del
prof. Carmelo Salanitro non si tacitò. Anzi, iniziò ad esternare la sua rabbia e il suo dolore
contro il grande massacro che era stato messo in moto. Grande l’indignazione contro il
fascismo che mandava alla morte la gioventù, apparecchiando la distruzione dell’Italia.
Nell’impeto di fare esternò lo sdegno con bigliettini, trascritti con una macchina da scrivere,
lasciati in luoghi pubblici e in cassette postali, a partire dai locali del liceo “ Mario Cutelli”, dove
insegnava: ” Il vero nemico dell’Italia è il fascismo. Viva la Pace. Viva la Libertà”…….” Il
fascismo ha scatenato senza motivo una guerra criminosa, ove i nostri figli e fratelli trovano la
morte. Siciliani, non combattiamo”…” Il fascismo sta ricoprendo la Nazione di sangue e di
rovine”—“ Mussolini tigre assettata di sangue, morte a Mussolini”.
Questa attività di denunzia, già iniziata dopo l’aggressione della Germania nazista alla Polonia,
fu intensificata a seguito della dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra da parte della
dittatura fascista.
Un vero eroe disarmato, appassionato dei suoi sentimenti civili, tormentato dalla sottomissione
professata dall’enorme branco di vili che lo circondavano, piegati alla violenza fascista e al
tornaconto. In un contesto ormai reso servilmente robotizzato, pieno di ignobili spie che
scrutavano biecamente attorno, per poi ricevere dai fascisti il soldo che spettava ai delatori.
Si può immaginare quali terribili travagli lo attanagliavano al pensiero della moglie Giuseppina
e del figlio Nicolò di cinque anni, mentre silente lasciava i bigliettini che reclamavano libertà,
contro la dittatura e la guerra devastatrice.
Il preside della scuola lo denunciò alla milizia fascista. Sorvegliato, fu scoperto mentre
deponeva i suoi messaggi contro il fascismo in luoghi pubblici, quindi immediatamente
arrestato. Era il 14 novembre 1940. Fu condannato, il 25 febbraio 1941, a 18 anni di carcere.
Una pena enorme per un’azione non violenta, che solo una dittatura sadica e liberticida poteva
comminare, eseguita dal cosiddetto “Tribunale Speciale per la difesa dello Stato”.
Carmelo Salanitro fu rinchiuso in carcere, a Regina Coeli ( Roma), Civitavecchia, infine a Badia
di Sulmona. Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre le autorità fasciste e del nuovo governo
Badoglio non lo liberarono. Integerrimo e coerente, si rifiutò di presentare domanda di grazia,
poiché sarebbe stato un esplicito riconoscimento di colpevolezza. Il procuratore del re in una
relazione al Ministero di Grazia e giustizia scrisse che “ motivi speciali sconsigliavano la
proposta di grazia”.
L’ 8 ottobre fu consegnato ai tedeschi e deportato a Dachau, classificato come detenuto per
motivi di sicurezza dello stato, numero di matricola 61302. Il 6 dicembre 1943 viene trasferito
a Mauthausen, classificato come politico con il numero di matricola 40745. Dopo una breve
permanenza a Schwchat-Floridsdorf, sottocampo di Mauthausen, il 9 gennaio 1944 viene
riportato a Dachau. Il 17 agosto 1944 fu spostato a Mauthausen, numero di matricola 90294.
Dopo una breve permanenza nel sottocampo di S. Valentino viene riportato a Mauthausen, ove
fu assassinato il 24 aprile 1945. Aveva 51 anni.
Se fosse stato accondiscendente e silente, come molti altri, non avrebbe percorso il doloroso
calvario che si concluse con la morte in un camerone inondato dal gas, a soli undici giorni dalla
liberazione del Lager, quando i nazisti erano già pronti per la fuga.
Lettera alla madre: 27 febbraio 1943, dal carcere di Civitavecchia :
«Mia diletta Madre, ieri l’altro, giovedì, si compirono due anni precisi dal processo e dalla
condanna mia e ciò nonostante, né il corpo è fiaccato, né è franto l’animo, la mercè dell’Iddio
giusto e pietoso. Che cuore ho dovuto fare quando mi sono assiso sul comune scanno, come
pure durante la fatale notte dal 15 al 16 dicembre, da Catania a Roma. Ma anche tra il tumulto
del maggiore dramma del mio agitato vivere, nell’intimo del mio spirito non ha cessato mai di
splendere la luce di una calma e di una mansuetudine, che è stata sempre la mia forza e il mio
conforto supremo. Non mi rimproverare, se io ho potuto un momento obliare e trascurare la
famiglia, non mi rinfacciare certa imprudenza e leggerezza per cui ho distrutto la mia posizione
e perduto il posto e rovinato il frutto di decenni di sacrifici e di sforzi miei e dei miei genitori. In
ogni fase della mia esistenza, fin da quando sedevo sui banchi della scuola e poi giovane e
quindi uomo, mai ho fatto degli interessi materiali, o del denaro, e dello stato di vantaggi e
comodi esteriori acquistato, la bussola delle mie azioni e dei miei sentimenti e pensieri. Ho
sempre cercato di vivere in pace con me stesso, motivi di gioia o di contentezza ho sempre
attinto dall’interno della coscienza. Attraverso il grido e l’appello e il monito della coscienza,
parmi che si riveli ed esprima la voce potente del Signore. Seguire i suoi chiari impulsi,
obbedire ai suoi inderogabili precetti ho sempre ritenuto stretto dovere dell’individuo che non
vuole adagiarsi in una inerzia morale che è peggiore della morte e non diserta il suo posto e
non rinuncia a soddisfare certe insopprimibili esigenze della personalità e dignità umana.
Affaticarsi, travagliarsi senza cessa e senza stanchezza, rialzarsi, quando si sia caduti: ecco il
ritmo del vivere, e mirare a qualcosa che trascenda le forme e i limti materiali. Immensa è la
virtù del tempo, lenitrice di dolori e riparatrice di torti. Del resto, che cosa sono le nostre pene
individuali nell’infinito quadro dei dolori e dei travagli con cui la gente di oggi costruisce per
quella di domani un divenire e un avvenire migliore e più giusto? Io non mi lagno, se un
giorno, ritornando alla vita esterna, dovrò ricominciare tutto da capo, rifacendomi dalla base. E
dovrò, per campare, lavorare e sudare. A questo mi soccorrerà l’esempio di mio Padre morto
sulla breccia e quello tuo. Tu mi desti la vita e, con enormi sacrifici facendomi studiare, mi
fornisti quella cultura che è, specie in questo mio stato, la luce del mio spirito e il cibo del
cuore mio. E non posso neppure ricompensarti; ma Iddio che tutto sa, a premio delle tue virtù,
ti concederà, spero, di ritrovare e riavere il figlio disperso e smarrito, perché possa in parte
pagarti il suo grande debito…».
Giorno della Memoria: gli eventi in Italia
Dal sito dell’ANED
http://www.deportati.it/news/giorno-della-memoria-2017-i-principaliappuntamenti.
html
Dal sito INSMLI
http://www.italia-resistenza.it/eventi-e-news/giorno-della-memoria/

Muri e barrire crescono in Europa contro i profughi-migranti
….Il nuovo che avanza in sfregio ai valori della democrazia, della solidarietà e dell’accoglienza,
per cercare di “fermare” le persone, uomini, donne e bambini, che fuggono dai luoghi
dell’orrore, delle guerre, della fame, delle devastazioni ambientali, alla ricerca della
sopravvivenza e della libertà. Provenienti da quelle zone del mondo disfatte dagli eventi
drammatici della guerra e dalla violenza delle dittature, essenzialmente caratterizzate dalla
povertà e dagli squilibri più grandi rispetto al cosiddetto mondo ricco ed evoluto. Sottoposte a
razzie da parte di quei paesi “avanzati” ( principali esportatori di armamenti) che nel corso
degli ultimi due secoli hanno largamente usufruito con scientifico sfruttamento – con costo
ridottissimo e con le azioni colonialistiche violente ancora in atto – delle gigantesche risorse
naturali di quelle aree.
Dopo settanta anni ritorna in Europa la “caccia” agli esseri umani. Si innalzano mura,
barriere, recinzioni di filo spinato. I controlli alle frontiere sono diventati assillanti. Decine di
migliaia di soldati, con grande esposizioni di armi, vengono schierati a difendere i “sacri”
confini. E’ ritornata la retorica patriottarda che già cento anni addietro mandò a morire la
gioventù europea. Sempre più numerosi sono i luoghi di detenzione, di vera reclusione. Le
cosiddette “espulsioni” sono diventate pratiche quotidiane. Il “reo” è accusato di essersi
introdotto abusivamente nei paesi europei. I luoghi preposti all’ “accoglienza” in gran parte
sono fatiscenti, inidonei nel trattamento. In tanti sono di fatto abbandonati nelle strade.
Un nuovo veleno di razzismo è stato divulgato con grande forza propagandistica tra le
popolazioni europee. Ripreso ed amplificato da potenti fonti di informazione e da forze politiche
che hanno come esclusiva missione la seminazione dell’odio nei riguardi dei nuovi “diversi,
mentre le organizzazioni politiche e sociali storicamente democratiche subiscono quasi inerti
l’onda razzista avanzante. Il “Veleno” si insinua anche tra le loro file.
Una nuova parola d’ordine è stata propagata: “ clandestino”. E’ il nuovo marchio, indelebile
ed infame, che contrassegna le carni lacerate dei poveri reietti perseguiti. Non più ebreo,
oppositore politico, omosessuale, e quant’altro tra le diversità considerate ostili dalla “razza
eletta” nazifascista, settanta anni addietro in Europa. Ora il “nemico” da sradicare, da ributtare
indietro o in mare, è il clandestino.
Lunghe colonne di umani… centinaia di migliaia…milioni, provenienti dalle aree della sofferenza
hanno percorso e continuano a camminare le rotte terrene e marine, alla ricerca della
speranza, per la sopravvivenza.
In tanti muoiono. A decine di migliaia nel corso degli ultimi anni. Durante il percorso via
terra, cercando di superare valichi e montagne, o annegati, tantissimi, nelle acque del mare.
Volti anonimi, senza identità. Affamati, laceri, assillati dalla paura. Tanti i bambini. Non
conosciamo le loro storie di vita. Le sofferenze e le aspettative che hanno determinato la loro
fuga, in un viaggio che si dipana, a piedi o in esigue barconi, per molte migliaia di chilometri.
Tra il gelo invernale nelle zone del sud-est europeo – provenienti prevalentemente da Siria,
Iraq, Afghanistan, Pakistan, etc., o tra le infide onde del mare Egeo e Mediterraneo,
provenienti, da quest’ultimo, in larga parte da paesi dell’Africa contrassegnati dalle guerre più
nefande.
In molti casi i cittadini europei che con le attive azioni di sostegno e solidarietà aiutano i
profughi-clandestini incorrono nelle apposite pene – anche carcerazione – previste dalle
legislazioni vigenti, considerati veri e propri reati penali.
Avvenne già, settanta e più anni addietro, in Italia e in molti altri paesi europei.
L’Europa, nelle sue strutture politiche gestionali, rinnegando i Valori fondamentali di
democrazia, libertà, solidarietà ed accoglienza, che dovrebbero rappresentare le azioni
dell’’Unione Europea, aspramente conquistati con il sacrificio di decine di milioni di persone,
nega una giusta, equa e condivisa accoglienza dei disperati.
Il 27 gennaio, durante le commemorazioni del “Giorno della Memoria”, nel ricordo dei
milioni di cittadini europei che furono sterminati dalla barbara furia nazifascista, il nostro
pensiero, con attive iniziative, vada anche a questi nuovi perseguitati.
……I muri e le barriere crescono in Europa:
 Calais, Francia: Lungo la costa nord, che si affaccia davanti all’Inghilterra, a metà
dicembre dello scorso anno è stato “inaugurato” il muro, lungo l’autostrada che accede
al porto. Alto 4 metri, si allunga per più di 1 Km.
 Monaco di Baviera, Germania: nel quartiere di Neuperlach, un recentissimo muro
alto 4 metri, lungo parecchie decine di metri, separa l’area cittadina da un centro
profughi.
 Ungheria: una barriera di filo spinato lungo 175 Km cinge i confini con la Serbia. Altre
separazioni sono stati costruite. Un’altra lunga 42 Km è stata costruita ai confini con la
Croazia. Altre barriere ai confini con la Slovenia.
 Macedonia: un muro di quasi due Km recinta il confine con la Grecia, a ridosso di
Idomeni, un grande campo di profughi situato in territorio ellenico.
 Melilla ( Spagna) – Marocco: Un enorme muro che da molti anni separa le enclave
spagnole di Ceuta e Melilla
 Bulgaria-Turchia: una lunghissima recinzione separa i confini tra i due paesi. A
costruzione ultimata raggiungerà i 160 Km.
E poi, ancora:
 Cipro: Nicosia, la capitale. Una barriera lunga 170 Km separa le due comunità, greca e
turca.
 Belfast- Irlanda: la pace è stata definita, l’enorme muro lungo 13 Km, però, innalzato
nel 1969, è sempre lì.
( domenico stimolo)
Iniziativa di grande rilievo: ATLANTE DELLE STRAGI NAZISTE E
FASCISTE IN ITALIA
Dal sito:
http://www.straginazifasciste.it/?page_id=9
Nel 2009 il governo italiano e quello della Repubblica Federale Tedesca hanno insediato una
Commissione storica congiunta (composta da 5 membri tedeschi e 5 membri italiani) con il
mandato di elaborare un’analisi critica della storia e dell’esperienza comune durante la seconda
guerra mondiale, così da contribuire alla creazione di una nuova cultura della memoria. A
seguito delle raccomandazioni avanzate dalla Commissione nel dicembre 2012 a conclusione
dei suoi lavori, il Governo della Repubblica Federale Tedesca si è impegnato a finanziare una
serie di iniziative tese a valorizzare la storia e la memoria dei rapporti fra i due paesi nel corso
del conflitto, con l’istituzione presso il Ministero federale degli affari esteri di un “Fondo italotedesco
per il futuro”. Rientra fra queste iniziative la presente ricerca, promossa in
collaborazione dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia
(INSMLI) e dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI), che ha permesso di definire
un quadro completo degli episodi di violenza contro i civili commessi dall’esercito tedesco e dai
suoi alleati fascisti in Italia tra il 1943 e il 1945.
L’Atlante delle stragi naziste e fasciste – che raccoglie i risultati della ricerca condotta – si
compone di una banca dati e dei materiali di corredo (documentari, iconografici,
video) correlati agli episodi censiti, ospitati all’interno del sito web. Nella banca dati
sono state catalogate e analizzate tutte le stragi e le uccisioni singole di civili e
partigiani uccisi al di fuori dello scontro armato, commesse da reparti tedeschi e della
Repubblica Sociale Italiana in Italia dopo l’8 settembre 1943, a partire dalle prime uccisioni nel
Meridione fino alle stragi della ritirata eseguite in Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige
nei giorni successivi alla liberazione. L’elaborazione su base cronologica e geografica
dell’insieme dei dati censiti ha consentito la definizione di una ‘cronografia della guerra nazista
in Italia’, che mette in correlazione modalità, autori, tempi e luoghi della violenza contro gli
inermi sul territorio nazionale.
L’indagine storica è stata condotta a livello locale da un gruppo di oltre 90 ricercatori, che si è
avvalso – oltre che dei risultati delle precedenti stagioni di ricerca, relativi in particolare a
Puglia, Campania, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte – di tre serie di fonti comuni a livello
nazionale: la banca dati degli episodi di violenza sui civili compiuti durante l’occupazione
tedesca in Italia, elaborata dalla Commissione storica italo-tedesca sulla base delle relazioni dei
carabinieri reperite presso l’Archivio dell’ufficio storico dello stato maggiore dell’esercito e
l’Archivio storico dei carabinieri di Roma; il Registro generale delle denunce per crimini di
guerra raccolte a partire dal 1945 presso la Procura Generale Militare di Roma (illegalmente
archiviate nel 1960), reperito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause
dell’occultamento dei fascicoli relativi a crimini nazifascisti (XIV Legislatura); le sentenze e i
fascicoli dei procedimenti giudiziari dibattuti presso i Tribunali militari nel corso dell’ultima
stagione processuale (dal 1994 ad oggi).
I risultati dell’indagine hanno permesso di censire oltre 5000 episodi, inseriti nella
banca dati, per ognuno dei quali è stata ricostruita la dinamica degli eventi, inserita nello
specifico contesto territoriale e nelle diverse fasi di guerra, e accertata l’identità delle vittime e
degli esecutori (quando possibile). A partire da alcune acquisizioni storiografiche consolidate –
la presenza di un sistema degli ordini che legittima la violenza sui civili; i massacri come
prodotto di un’ideologia espansionistica di stampo razziale, quella nazista, che mira a
destrutturare i confini geografici e la dimensione sociale dell’Europa – la ricerca ha posto in
evidenza l’intreccio fra le violenze perpetrate contro la popolazione inerme e gli obiettivi che
l’esercito tedesco si poneva nei diversi tempi e spazi della guerra in Italia. Fra questi, la lotta
contro gruppi di resistenza armata, considerati – in particolare quelli di matrice comunista –
promotori di una guerra per bande illegittima e irregolare, che non si faceva scrupolo di
utilizzare quali soggetti attivi dello scontro donne e bambini; le campagne di punizione degli
oppositori politici; il disegno di sfruttamento delle risorse umane ed economiche, attuato
attraverso i rastrellamenti e la deportazione di civili inviati al lavoro coatto; le operazioni di
ripulitura del territorio in prossimità delle linee difensive e dei percorsi della ritirata; il rapporto
di collaborazione con uomini e strutture repressive e amministrative della Repubblica sociale, a
volte protagonisti di una propria autonoma strategia stragista

4 gennaio: 70° Anniversario della morte di Accursio Miraglia
sindacalista CGIL ucciso dalla mafia –
Accursio Miraglia
Un metru e novanta era Miraglia: Un metro e novanta era
Miraglia:
Bonu di cori, forti e ‘ntelligenti, buono di cuore, forte e
intelligente,
un coraggiusu omu che si scaglia un uomo coraggioso che si
scaglia
contro l’agiri di lu priputenti. contro gli atti dei prepotenti.
Facia giustizia contru li canaglia Faceva giustizia contro le
canaglie
stu prutitturi di provira genti. Questo protettore della
povera gente.
Sempre primu, di nuddu si scantava, Sempre primo, di nessuno si
spaventava,
e pri chissu lu populu l’amava. E per questo il popolo lo
amava.
Con queste parole il poeta popolare di Sciacca Ignazio Russo, nel testo dal titolo Miraglia e li
braccianti, celebrò le gesta di Accursio Miraglia, sindacalista, segretario della Camera del
Lavoro di Sciacca ( la prima Camera del lavoro costituita in Sicilia dopo la dittatura fascista),
dirigente comunista, ucciso nel suo paese il 4 gennaio 1947.
Un martire della violenza mafiosa. Non sono stati mai individuati mandati ed esecutori del
delitto.
Un gigante, nell’aspetto fisico, e nella sua integerrima e tenace attività di impegno sindacale e
sociale che lo mise alla testa del grande movimento di riscatto dei contadini di quella grande
area territoriale dell’agrigentino. L’obiettivo era di modificare in maniera drastica le condizioni
di oppressione secolare che avevano condannato i contadini alla miseria più devastante.
Fu promotore, il 5 novembre del 1944 presso la Camera del Lavoro di Sciacca, della
cooperativa agricola “ La Madre Terra”. L’obiettivo era di utilizzare gli innovativi benefeci della
legge “ Gullo-Segni” sulla riforma agraria appena varata il 4 novembre 1944 dal II° governo
Badoglio ( Fausto Gullo era il Ministro comunista dell’Agricoltura) , ancora in piena fase di
guerra, che dava alle cooperative la possibilità di ottenere le terre dei feudi non coltivati – la
condizione che ancora caratterizzava la stragrande maggioranza della proprietà fondiaria
siciliana – ( La Cooperativa Madre Terra nel corso dei decenni si è allargata e strutturalizzata,
con gli attuali oltre mille soci che curano i frutteti e gli oliveti; la superfice olivetata è di oltre
2000 ettari).
L’applicazione della nuova legge, dirompente, dato che rompeva la struttura feudale, fu molto
difficile. I latifondisti misero in atto tutte le azioni possibile, in stretta alleanza con la mafia che
di fatto erano il braccio armato dei latifondisti del territorio che vivevano nelle città; lasciando
il controllo delle terre ai campieri e ai gabelloti pur di non dare le terre incolte e abbandonate
da sempre ai braccianti.
Giovanni Miraglia, nella sua azione di guida dei contadini, sempre in prima fila, si fece molti
nemici. Tante le memorabili occupazioni e gli eventi di lotta.
Avendo già ricevuto molte minacce, negli ultimi mesi della sua vita era molto preoccupato. La
voce di “essere nel mirino” circolava, tant’è che i suoi compagni, a turno, lo accompagnavano
sempre nei suoi spostamenti.
Anche quella sera, del 4 gennaio 1947, era stato lasciato fin quasi sull’uscio della casa.
Poi, gli spari dell’assassinio. Accursio aveva 51 anni.
Accursio si era diplomato all’Istituto Tecnico Commerciale di Agrigento. Aveva iniziato a
lavorare in una banca a Catania, poi fu trasferito come capo ufficio a Milano. Si iscrisse al
gruppo anarchico di Porta Ticinese. Licenziato rientrò a Sciacca, iniziando a svolgere attività
commerciali; per tanti anni gestì un magazzino di pesci, attività che continuava a svolgere fino
all’assassinio. Per passione fu pittore, poeta e amava suonare il violino. Fu sempre al fianco dei
diseredati.
( domenico stimolo)
PER I NOVANTACINQUE ANNI DI
NICOLA CIPOLLA
Lo incontreremo al Palazzo delle Aquile, sabato 14 gennaio alle ore
16,00 per festeggiarlo tutti insieme.
“NON VI SARA’ NEL NOSTRO FUTURO SUFFICIENTE CONOSCENZA E MEMORIA DELLA
NOSTRA VERA STORIA, SE NON NE PARLEREMO CON I PROTAGONISTI CHE HANNO
CONTRIBUITO A SCRIVERLA CON IL LORO IMPEGNO ED IL LORO SACRIFICIO”
“ Li avevo incontrati per la prima volta insieme attorno agli anni ‘50 davanti
ai cancelli dei Cantieri Navali di Palermo. Pio era già Segretario della Camera del Lavoro
mentre Nicola era responsabile di massa della Federazione Comunista e deputato regionale.
I proprietari delle tantissime bancarelle e gli strilli per offrire le loro mercanzie
durante l’ora di pranzo ai circa diecimila operai in attività, non ci impedirono di ascoltare i
consigli dei nostri due dirigenti, sulle diverse importanti e difficili vertenze aziendali che ci
impegnavano da mesi.
Li ritrovai ancora tra noi, con il Segretario della FIOM CGIL del tempo, Peppino
Miceli.
Con Peppino e Nicola ho percorso tantissimi anni della mia attività sindacale e
politica, e furono entrambi, per molti di noi, i veri maestri ed è in omaggio a questo suo
straordinario lavoro che tento oggi di riproporre questo suo instancabile impegno, come
memoria attiva. Ottavio Terranova
IL SUO INSTANCABILE IMPEGNO
NICOLA CIPOLLA E’ STATO ED E’ UNO DEI PIU’ IMPORTANTI PROTAGONISTI DELLA VITA SINDACALE, POLITICA E PARLAMENTARE SICILIANA.
I SUOI 95 ANNI COINCIDONO CON LA GRANDE RISPOSTA ELETTORALE DEL POPOLO ITALIANO IN
DIFESA DELLA NOSTRA COSTITUZIONE E DEI VALORI DELLA DEMOCRAZIA.
NICOLA, COME HA RICORDATO NEL SUO ULTIMO LIBRO “DIARIO DI UN SOCIALCOMUNISTA SICILIANO”,
GIA’ IN GIOVANE ETA’ COMINCIO’ A MATURARE IL SUO IMPEGNO ANTIFASCISTA E SUBITO DOPO LA
GUERRA, DIVENTA PROTAGONISTA DELLA RICOSTITUZIONE DELLA CGIL DI PALERMO CON
SI PREPARAVANO SIGNIFICATE LOTTE NEL MOVIMENTO OPERAIO PALERMITANO E LA CITTA’,
DISTRUTTA DAGLI EVENTI BELLICI, SI MOBILITAVA CONTRO IL CARO VITA E IL CARO PANE.
CON I CONTADINI NELLE CAMPAGNE
IL MOVIMENTO CONTADINO IN SICILIA SI RIORGANIZZAVA CON LA NASCITA DELLA FEDERTERRA E
CIPOLLA VIENE CHIAMATO A DIRIGERLA. IN QUESTO SUO NUOVO INCARICO RIESCE A COINVOLGERE VALIDI GIOVANI TRA CUI LO STUDENTE DELLA FACOLTA’ DI INGEGNERIA                PIO LA TORRE.
IL MINISTRO COMUNISTA GULLO, DEL PRIMO GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE, AVEVA EMANATO
L’INPORTANTE DECRETO CHE PREVEDEVA NUOVI E PIU’ UMANI PATTI DI LAVORO. QUESTO DECRETO,
TRA L’ALTRO PREVEDEVA L’ASSEGNAZIONE DELLE TERRE INCOLTE O MAL COLTIVATE AI LAVORATORI
DELLA TERRA CON IL RICONOSCIMENTO A LORO FAVORE DEL 60% DEL PRODOTTO LAVORATO.
QUESTO IMPORTANTE EVENTO POLITICO, DIEDE IMPULSO A TUTTA LA SINISTRA E NELLE CAMPAGNE SI
SVILUPPARONO TANTE INIZIATIVE PER L’APPLICAZIONE DELLE NUOVE NORME CHE VENIVANO
PUNTUALMENTE DISATTESE DAI PROPRIETARI DEI FONDI.
NEI CENTRI RURALI DELLA REGIONE, EBBERO INIZIO LE LOTTE PER L’ASSEGNAZIONE DELLE TERRE,
ATTRAVERSO L’OCCUPAZIONE DEI FEUDI POSSEDUTE FINO AD ALLORA DA POCHE RICCHE, TITOLATE
FAMIGLIE, O CONTROLLATE DA AMMINISTRATORI, DA CAMPIERI E DALLA MAFIA AGRARIA.
LA PAROLA D’ORDINE ERA “ I CONTADINI HANNO FAME DI TERRA E SETE DI LIBERTA”, I CARTELLI CON
LETTERE CUBITALI E LE BANDIERE DI VARI COLORI, SORRETTE ANCHE DA DONNE E BAMBINI,
VENIVANO PIANTATE NEI FEUDI APPENA OCCUPATI.
L’AMPIEZZA DEL MOVIMENTO E LA GALERA
ANCHE CIPOLLA QUEL GIORNO, ERA CON I CONTADINI, PROPRIO MENTRE PIO LA TORRE VENIVA
ARRESTATO E INCARCERATO PER BEN 18 MESI, DURANTE L’OCCUPAZIONE DEL FEUDO BOSCO A
BISACQUINO.
NICOLA, CON ALTRI VALIDI DIRIGENTI, FU PROTAGONISTA DI QUESTO POSSENTE E STORICO
MOVIMENTO CHE SI ANDAVA ESTENDENDO ANCHE IN TUTTO IL MEZZOGIORNO D’ITALIA.
I FASCI SICILIANI
GIA’ ANNI PRIMA, IL MOVIMENTO DEI FASCI SICILIANI, CHE PER LA SUA AMPIEZZA VENNE DEFINITO
IL SECONDO MOVIMENTO IN EUROPA, DOPO LA COMUNE DI PARIGI, SI ERA POSTO GLI STESSI
OBIETTIVI DI LOTTA DEI NOSTRI CONTADINI, MA IL GOVERNO DEL SICILIANO FRANCESO CRISPI PER
BLOCCARNE IL SUO SVILUPPO, LO REPRESSE NEL SANGUE E INCARCERO’ I SUOI CAPI.
I TANTI NOSTRI MARTIRI
NON POTREMO MAI DIMENTICARE I TANTI DIRIGENTI SINDACALI E POLITICI
UCCISI DURANTE QUESTE LOTTE DALLA MAFIA AGRARIA, COSI’COME I 12 MORTI DEL PRIMO MAGGIO
1947 A PORTELLA DELLA GINESTRA ATTRAVERSO LE ARMI DELLA BANDA GIULIANO IN UN CONNUBBIO
TRA STATO E FORZE DEVIATE.
QUESTI TERRIBILI, DELITTUOSI EVENTI ERANO GIA’ LA NEGAZIONE DI OGNI PRINCIPIO DI
DEMOCRAZIA E DI LIBERTA’ CHE CON LA GUERRA DI LIBERAZIONE L’ITALIA AVEVA VOLUTO E CHE LA
SICILIA RIVENDICAVA DA TANTISSIMI ANNI ANCHE ATTRAVERSO LA RICHIESTA DI AUTONOMIA.
CON GIROLAMO LI CAUSI
CON GIROLAMO LI CAUSI, TORNATO IN SICILIA DALLE GALERE FASCISTE NONOSTANTE LE TANTE
DIFFICOLTA’, IL GRUPPO DIRIGENTE DEI PARTITI DI SINISTRA E DEL SINDACATO ERANO FORTEMENTE
IMPEGNATI A VISO APERTO CONTRO LA MAFIA E L’AFFERMARSI DEL NUOVO POTERE CHE GLI
AMERICANI AVEVANO AD ESSI AFFIDATO, METTEMDOLI A CAPO DI DIVERSI COMUNI DELLA SICILIA.
LA FORMAZIONE DELLA NUOVA CLASSE DIRIGENTE
ERA INDISPENSABILE LA CRESCITA A LIVELLO POLITICO E SINDACALE DI NUOVI GRUPPI DIRIGENTI
CON VOGLIA DI IMPEGNO E CAPACITA’DI ELABORAZIONE IN QUESTA NUOVA COMPLESSA REALTA’.
INIZIO’ COSI’ LA RICERCA E IL COINVOLGIMENTO TANTI GIOVANI DIRIGENTI IN CITTA’, NELLE
FABBRICHE E NEI COMUNI.
CON EMANUELE MACALUSO NICOLA CIPOLLA FARA’ PARTE DELLA SEGRETERIA REGIONALE DELLA CGIL
E SUCCESSIVAMENTE CONTRIBUIRA’ ALLA NASCITA DELL’ALLEANZA COLTIVATORI SICILIANI,
ASSUMENDONE LA DIREZIONE REGIONALE, CHE DIRESSE ANCHE CON IL CONTRIBUTO DI
IMPORTANTI DIRIGENTI, QUALI FELICIANO ROSSITTO, L’INGEGNIERE MARIO OVAZZA ED ALTRI.
L’OTTO LUGLIO 1960
L’OTTO LUGLIO DEL 1960, ANCHE LA NOSTRA CITTA’ SI MOBILITAVA CONTRO IL TENTATIVO DI
RICOSTITUZIONE DEL PARTITO FASCISTA. NICOLA ERA TRA I GIOVANI CON LE MAGLIETTE A
STRISCIE, PROPRIO MENTRE LA CELERE DI TAMBRONI E DI SCELBA, SPARAVA SULLA FOLLA E
UCCIDEVA. PALERMO CON LE SUE MISERIE, IL SUO SOTTOSVILUPPO, LA CRESCENTE ILLEGALITA’ E LE
TANTE CONTRADDIZIONI, TROVAVA LA FORZA PER MOSTRARE IL SUO VOLTO ANTIFASCISTA.
LE FABBRICHE E LA NUOVA CITTA’
A PALERMO SI MORIVA NELLE FABBRICHE E NELL’EDILIZIA PER MANCANZA DI PREVENZIONE, SI
MORIVA ANCHE PER MANO MAFIOSA NELLA LOTTA PER L’ACCAPARRAMENTO DELLE AREE EDIFICABILI.
IN UNA SOLA NOTTE VENIVANO ABBATTUTE BELLISSIME VILLE PER FARE POSTO A MOSTRI DI CEMENTO
E LA CONCA D’ORO SUBIVA LA STESSA SORTE TRA L’INDIFFERENZA GENERALE E CON LA
COMPIACENZA DI AMMINISTRATORI DELLA CITTA’ COLLUSI O IN ODOR DI MAFIA.
UN NUOVO IMPEGNO
OCCOREVA CONTRASTARE QUESTA DERIVA DI MAFIA E DI ILLEGALITA’ E LA SINISTRA E IL SINDACATO
FECERO QUEL CHE POTERONO, PAGANDO ANCORA
UNA VOLTA CON DENUNCE, LICENZIAMENTI DISCRIMINAZIONI E ARRESTI DI DIVERSI SUOI DIRIGENTI
.
IL CONTRIBUTO DI NICOLA COME PARLAMENTARE
IL NOSTRO NICOLA, PRIMA AL PARLAMENTO REGIONALE, POI COME SENATORE DELLA REPUBBLICA E
ANCORA NELLA COSTITUENDA COMUNITA’ EUROPEA, CONTINUAVA A SEGUIRE I PROBLEMI DELL’
AGRICOLTURA E DEL LAVORO AGRICOLO CON PROPOSTE DI LEGGE E BATTAGLIE PARLAMENTARI
SIGNIFICATIVE CHE LO CONVINSERO AD ACCETTARE ANCHE UN IMPORTANTE INCARICO NELL’ENTE AGRICOLO DELLA REGIONE LAZIO. ANCORA CON PIO LA TORRE
LA TORRE AVEVA LASCIATO IL SUO INCARICO NEL PARTITO COMUNISTA A LIVELLO NAZIONALE E
TORNANDO IN SICILIA DECISE DI DARE VITA CON CIPOLLA
AL CEPES. ANCORA OGGI, GRAZIE ALL’ INSTANCABILE IMPEGNO DI NICOLA, IL CENTRO STUDI
CONTINUA AD ORGANIZZARE IMPORTANTI CONVEGNI, AVANZA PROPOSTE DI SVILUPPO, PARTECIPA A
BATTAGLIE PER LA DIFESA DEL SUOLO, PER LA DIFESA DEI SERVIZI PUBBLICI, PER LA
VALORIZZAZIONE DELLE ENERGIE ALTERNATIVE, PER LA PACE E CON LA PUBBLICAZIONE DI TANTI
SUOI ARTICOLI E SAGGI, APRE CONTINUI CONFRONTI NEL TERRITORIO, NEL MONDO POLITICO E
NELLA CULTURA.
OGGI
NICOLA CIPOLLA, I SUOI 95 ANNI LI PORTA BENISSIMO, E RIESCE ANCORA A
COINVOLGERE COME SEMPRE, INTELLIGENZE E QUANTI LO STIMANO E GLI
VOGLIONO BENE.
“CRONACA” CON FOTO DELLA
CERIMONIA
https://anpisicilia.wordpress.com/2017/01/15/anpi-palermo-festeggiati-i-95-anni-dinicola-
cipolla/#more-1006
Una canzone non solo contro la guerra, ma anche contro le
folli spese militari.
Immagina da: https://www.nazioneindiana.com/2013/06/08/contro-la-guerra/
Filastrocca quantocosta
Le canzoni di GiuFà… perché Giufà è una maschera siciliana… oppure perché le prime lettere
dei cognomi degli autori formano lo stesso nome. ( Francesco Giuffrida, Giovanni Famoso)
Concerto NO MUOS – Niscemi 6 ottobre 2012 piazza Vittorio Emanuele

23 Gennaio: consegnate alla Presidente della Camera Laura Boldrini
30.000 firme della petizione “ Legge Bacchelli” per Riccardo Orioles
Presenti: presidente della Fnsi- Giuseppe Giulietti; Luca Salici del Comitato
#MandiamoInPensioneOrioles; Claudio Fava- vice presidente della Commissione Antimafia;
Vincenzo Iacopino- presidente Ordine dei Giornalisti-
LA PETIZIONE CONTINUA:
https://www.change.org/p/una-pensione-da-giornalista-perriccardoorioles?
recruiter=44119382&utm_source=share_petition&utm_medium=twitter&utm_c
ampaign=share_twitter_responsive
L’era Trump è cominciata, la guerra continua
di Giovanni Sarubbi
È cominciata l’era Trump. Immediate sono iniziate le manifestazioni di protesta già lo stesso
giorno dell’insediamento e poi il giorno dopo con un paio di milioni di donne che hanno invaso
Washington. La prima persona che incontrerà Trump sarà il primo ministro di Israele, il super
falco Benjamin Netanyahu, destra che più destra non si può. Seguirà immediatamente il
primo ministro inglese Theresa May, del Partito Conservatore, succeduta a David Cameron in
seguito alle dimissioni di quest’ultimo dopo l’esito del referendum sulla permanenza del Regno
Unito nell’Unione Europea. Due incontri significativi per ciò che ci aspetta. La destra mondiale
si riunifica………..
per continuare a leggere:
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/editoriali/direttore_1485108049.
htm
27 gennaio, Rai storia – ore 21: “ Son morto che ero
bambino”
Il documentario, racconta il viaggio ad Auschwitz di Francesco Guccini insieme agli studenti di
Gaggio Montano ( Bologna). Il titolo richiama la prima frase della canzone di Guccini “
Canzone del bambino nel vento”. Auschwitz.
Per ascoltare la canzone: https://www.youtube.com/watch?v=GaR_1K2uGUs
SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI GIANTURCO – NAPOLI
di P. Alex Zanotelli e P. Domenico Pizzuti
Pubblicato dal sito il Dialogo
http://www.ildialogo.org/index.htm
COMUNICATO STAMPA
Siamo alla vigilia dello sgombero del campo rom di via S. Erasmo
alle Brecce (Gianturco). E’ il più grande campo rom in città con una
popolazione calcolata dalle 1.500 alle 2.500 persone.
E’ da mesi che la Procura ha ordinato lo sgombero di quel campo. Il
Comune di Napoli è intervenuto varie volte chiedendone la proroga
per avere più tempo per preparare un’area attrezzata. Ma a tutt’oggi
il Comune di Napoli sta ancora lavorando per sistemare quell’area
che potrà ospitare al massimo 200 persone. E le altre?
Purtroppo sia il Comune di Napoli che la Regione non hanno mai
attuato una seria politica sociale nei confronti dei rom e dei sinti,
sopratutto in chiave del loro inserimento urbano. Basterebbe vedere
quanto è capitato al campo rom di via del Riposo e a quello di via
Virginia Wolf ( Ponticelli).
Ora tocca a Gianturco. Ieri, 20 gennaio sono entrati nel campo
polizia municipale, polizia di stato e Digos, sequestrando automobili,
carretti, carrozzine , scorte alimentari per spingere i rom ad
andarsene. Ma dove andranno in pieno inverno, nel freddo gelido di
questi giorni le migliaia di rom?
Il Comitato campano con i rom ritiene immorale sbattere fuori
persone da un campo senza offrire loro un posto alternativo. E’
incredibile che il Comune di Napoli tiene così tanti plessi inutilizzati e
non trovi un posto per i rom.
Mettiamoci tutti insieme per il diritto di queste persone, ormai
considerate le ultime in questa società. Invito tutti a trovarsi lunedì
23 gennaio alle h 19 presso Officine 99 (Gianturco), per decidere
come muoversi.
P. Alex Zanotelli e P. Domenico Pizzuti
A nome del Comitato campano con i rom
Napoli, 21 gennaio 2017
*****
Martedì mattina – 24 gennaio il campo rom è stato
sgomberato.
n.b. per approfondimenti sulla drammatica vicenda:
http://napolimonitor.it/rom-gianturco-la-grande-bufala-napoli-citta-accogliente/
Incredibile a S. Gregorio di Catania
S. Gregorio di Catania è un comune con circa 12.000 abitanti, a pochi kilometri da
Catania.
A pochi giorni della celebrazione del Giorno della Memoria si apprende che
l’amministrazione comunale – centrodestra ( Liste Civiche), sindaco Carmelo Antonio
Corsaro – intende intitolare uno slargo cittadino a Giorgio Almirante.
Esponente storico della destra neofascista italiana, segretario della rivista “ la difesa
della razza” durante la dittatura fascista – strumento fondamentale di idolatria della
“razza eletta” -, con ruolo di primo piano nella Repubblica Sociale Italiana, capo di
gabinetto del Ministro Mezzasoma.
La famigerata RSI di Mussolini alleata fedele dei nazisti invasori dell’Italia. Le milizie
fasciste collaborarono attivamente in Italia con le truppe naziste nella cattura dei
40.000 deportati italiani.
La stragrande maggioranza fu sterminata nei Lager. Solo in 4000 fecero ritorno.
In siffatta maniera viene deturpata la memoria degli oltre ottocento cittadini
siciliani che, oppositori politici dei nazifascisti, furono deportati. In molti
assassinati, gasati, nei luoghi dell’orrore.
Lo slargo deve essere intitolato ad un martire catanese della libertà, ucciso
nei lager.
( domenico stimolo.)
Niscemi, 28 gennaio: consegna della medaglia d’onore al
partigiano niscemese Giuseppe Bennici
dal sito ANPI Sicilia: https://anpisicilia.wordpress.com/