Saverio Lodato: La trattativa Stato-mafia e i cattivi maestri

lodato saverio cprof 0 c paolo bassanidi Saverio Lodato da antimafia 2000 29 dicembre 2018
I palermitani ricorderanno a lungo la serata del Biondo. C’erano Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, e Carlo Smuraglia, presidente emerito dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani; Armando Sorrentino, avvocato penalista, e Nino Di Matteo.
Occasione, la presentazione del libro “Il Patto Sporco”, dal quale sono stati tratti i brani letti dagli attori Carmelo Galati e Claudio Gioè; moderava la serata Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila.
Era da oltre un quarto di secolo, dalla diretta televisiva Maurizio Costanzo-Michele Santoro, che non si vedeva il Teatro Biondo stracolmo di gente, attenta e partecipe, per dibattere della Trattativa che alcuni carabinieri del Ros, in testa Mario Mori, condussero con Totò Riina e i suoi sodali. Serata di rottura, per Palermo.
Serata di testimonianza.
Serata destinata a segnare un inizio di consapevolezza per una nuova antimafia finalmente libera da troppi Convitati di Pietra che proprio dell’antimafia ne avevano fatto una bella greppia per alimentare i propri interessi.
In seicento, l’altra sera al Biondo, per dire che non credono più alla favoletta che Cosa Nostra decimò la migliore classe dirigente siciliana ricorrendo solo ai propri strumenti criminali.
In seicento, per stringersi attorno a una persona per bene, Nino Di Matteo, diventato suo malgrado, il simbolo parafulmine di un’inchiesta, quella sulla Trattativa Stato-Mafia, quasi vertiginosa per l’altezza dei livelli di potere che chiamava in causa, quanto, proprio per ciò, tremenda e inaccettabile per il Potere.
In seicento, diciamo anche questo, per proclamarselo da soli, Nino Di Matteo, quale Siciliano dell’anno. Visto e considerato che il quotidiano on line, Live Sicilia ha ritenuto bene di non includerlo nella rosa dei suoi magnifici 10 proposti ai suoi lettori. Ma, guarda caso: proprio nell’anno in cui aveva raggiunto l’esito positivo della sua immane fatica.
Quanto è accaduto il 18 dicembre al Teatro Biondo ci dice tantissime cose.
Ci dice, innanzitutto, che il muro di gomma, il silenzio d’ordinanza, la ostinata e plateale negazione dei fatti, attorno agli argomenti di cui sopra, appaiono ormai ai palermitani, che non fanno parte delle lobby di potere cittadine, nient’altro che striminzite foglie di fico.
Per nascondere che?
Per nascondere ciò che ormai hanno capito gli italiani, e non solo gli italiani di Palermo e gli italiani di Sicilia: che Sporco fu il Patto, e ancora più Sporco è voler pretendere, ancora oggi, di nasconderlo.
Hanno i loro bei grattacapi, in questo momento, i colleghi di tante redazioni. E in particolare quelli della Redazione di Repubblica Palermo, convinti come sono che “se Repubblica non lo scrive, il fatto non sussiste”. Tanto che nelle loro cronache, la serata del Biondo non l’hanno neanche menzionata, facendo cosi giganteggiare, al loro confronto, il Giornale di Sicilia che invece se ne è accorto e ne ha scritto. Come si usa fare nei giornali.
Cari colleghi di Repubblica, il fatto sussiste, eccome se sussiste.
il patto sporco integraleSforzatevi di aprire gli occhi. E il fatto è che a Palermo si sta diffondendo uno spirito di insofferenza verso i Cattivi Maestri.
Un Cattivo Maestro è Mario Mori, condannato in primo grado a 12 anni, che va a pontificare sulla legalità a giovani studenti, approfittando dell’invito di una Preside che è sorella di Giuseppe De Donno, carabiniere coimputato come lui, condannato ad anni otto. E che, a margine della sua “lectio”, rende noto che prende pillole per tenersi in vita perché “vuole vedere morire i suoi nemici”.
Perbacco. Ma è materia da editoriali per mettere in guardia i ragazzi, cari colleghi di Repubblica. Giusto? O siamo esagerati?
Cattivo Maestro, o Cattivo Professore, fa poca differenza, è Salvatore Lupo, lo storico che, negando l’esistenza del ruolo che ebbe la mafia nello sbarco degli americani, qualcuno vorrebbe far diventare il sottile negatore della Trattativa di oggi, perché lui, negando la Trattativa di ieri, e quella dell’altro ieri, è come se dicesse: “Lo dicono gli archivi che nel 1944 Lucky Luciano diede un aiutino agli americani? E io me ne fotto”.
Cattivo Maestro, o, anche in questo caso Cattivo Professore, è Giovanni Fiandaca.
Ma come?
Dopo aver definito il processo sulla Trattativa durante cinque anni di dibattimento una “boiata pazzesca”, ora che si possono leggere le 5 mila e più pagine del presidente Alfredo Montalto e del giudice a latere Stefania Brambille, se ne esce di scena fischiettando, con l’aria di uno che passava da lì per caso?
Chi scrive non è all’altezza di giudicare questa mastodontica sentenza, ma capisce però che il professore avrebbe almeno il dovere professionale di spiegare innanzitutto ai suoi allievi universitari se sulla “boiata pazzesca” la pensa ancora allo stesso modo o nel frattempo ha cambiato idea. O chiediamo troppo?
Nel caso del Fiandaca e del Lupo per “Cattivi Maestri” intendiamo professori troppo pigri e negligenti nell’insegnamento ai loro ragazzi…
Sono tanti, come si vede, gli argomenti caldi squadernati dalla serata del Biondo.
Potremmo continuare, ricordando la commissione antimafia siciliana, presieduta dall’onorevole Claudio Fava, che in appena due mesi, pretenderebbe di fornire la sua verità cotta e mangiata di quanto accadde in via d’Amelio, mentre da vent’anni si susseguono ancora i processi.
Potremmo continuare con le famiglie di centinaia e centinaia di vittime delle stragi e dei delitti di Palermo, che oggi potrebbero dare un grandissimo contributo ai cittadini, che di mafia non vogliono più sentir parlare, dicendo cosa pensano della Trattativa Stato-Mafia. E l’esempio potrebbe venire – perché no – proprio da Fiammetta Borsellino, le cui parole avrebbero un peso speciale per gli altri familiari dello sterminio perpetrato da Mafia e pezzi dello Stato di allora.
Ma per far questo occorrerebbe un’informazione attenta e scevra da condizionamenti che si accorgesse di quanto le accade intorno.
Antonio Gramsci, nei “Quaderni dal carcere”, sosteneva che il Redattore capo di un giornale dovrebbe avere della città la stessa conoscenza che ha della città un Prefetto di Polizia.
Quando esisteranno simili redattori capo anche a Palermo, non scompariranno più dai radar dell’informazione serate come quella del Biondo, e i palermitani compreranno più giornali.
Ecco perché, nelle more, il teatro Biondo era stracolmo.

Foto © Paolo Bassani

saverio.lodato@virgilio.it

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