RACCONTI BIOGRAFICI DI INTERNATI NEI LAGER NAZISTI

RACCONTI BIOGRAFICI DI INTERNATI NEI LAGER NAZISTI

SALVATORE CASCIO, FRANCESCO PAOLO BARRANCOTTO, LEONARDO PINTACUDA

di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro

Il pericolo sempre in agguato di un becero revisionismo che da più parti tenta di mistificare e misconoscere fatti storici di fondamentale importanza per la comprensione del nostro passato, del nostro presente e della natura umana artefice di gravi atrocità, ci obbliga, oggi come sempre, a rileggere il nostro passato, a ricercare le”vittime” di una delle pagine più atroci che si sia abbattuta sull’umanità, a dar voce alle storie e ai ricordi individuali per ricostruire la memoria di quella che la grande Storia ha etichettato con il termine “sterminio nazista”.

L’art. 1  della Legge 20 luglio 2000, n. 211 (pubblicata su GU 31 luglio 2000, n. 177), con cui il Parlamento Italiano ha riconosciuto il 27 gennaio “Giorno della Memoria”, ci invita a ricordare non soltanto la shoah, ma anche gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte.

E in queste pagine vogliamo dare voce proprio a quei  militari siciliani arrestati dopo l’8 settembre nei vari fronti di guerra (in seguito all’armistizio firmato da Badoglio con gli Alleati il 3 settembre 1943 a Cassibile), che, posti nella illusoria scelta di alternativa “il nazifascismo o la prigionia”, scelsero quest’ultima. Vennero così internati, dopo un lungo e massacrante viaggio in vagoni ferroviari spesso destinati al trasporto degli animali o in nave in condizioni disumane, nei campi di lavoro nazisti, classificati inizialmente come prigionieri di guerra e, dopo il 20 settembre 1943 (data in cui Hitler intervenne affinché la condizione giuridica degli italiani fosse ridotta da “prigioniero” ad “internato”), come Internati Militari Italiani (IMI), con il beneplacito della RSI che li considerò militari temporaneamente dislocati all’estero, in attesa di impiego. Considerati dai tedeschi come traditori, non usufruirono nemmeno del sostegno della Croce Rossa Internazionale che garantiva ai prigionieri di guerra assistenza ed ausili. In seguito, con gli accordi del 20 luglio 1944 fra Hitler e Mussolini, i militari internati vennero smilitarizzati dalla RSI e riconosciuti come lavoratori civili.

Ciò ha consentito lo sfruttamento senza limiti dei soldati, sottoufficiali e ufficiali italiani internati (il loro numero ammonta a oltre 700mila), che vivevano nei lager nazisti in una condizione di schiavitù, senza alcuna tutela internazionale (la categoria IMI era ignorata dalla Convenzione di Ginevra sui Prigionieri del 1929), obbligati al lavoro forzato, che venne presentato al mondo e agli stessi interessati come “lavoro volontario/obbligato”. Vennero impiegati nelle fabbriche, nella ricostruzione delle case e delle linee ferroviarie, nei lavori agricoli, nella costruzione di fortificazioni, nello sgombero di macerie, nel carico e scarico merci, nelle miniere di carbone  e di ferro, nell’industria bellica.

Di fatto la produzione industriale e agricola della Germania degli anni del secondo conflitto mondiale è  fortemente dipendente dal lavoro di milioni di lavoratori stranieri prigionieri di guerra, deportati politici ed ebrei, costretti a lavorare in condizioni disumane (metodico, sistematico e scientifico sfruttamento di prigionieri che decretò l’”orgoglio” della nazione tedesca nella ricostruzione del dopoguerra). .
Purtroppo gli IMI, nonostante il numero consistente, ancora oggi non vengono degnamente ricordati: la loro memoria viene spesso sacrificata di fronte al ricordo dei deportati politici o razziali morti nei campi di sterminio. Lo storico tedesco Gerhard Schreiber li  definisce “traditi, disprezzati, dimenticati“, e in effetti questi protagonisti della storia dello sterminio nazista  vissero per tanti anni una sorta di oblio e di isolamento, abbandonati alle loro storie individuali che spesso si riducevano ad un silenzio rassegnato. La ragione del silenzio in cui furono relegati per decenni, quasi considerati  deportati di serie B, è da ricercare, oltre che nella vergogna di una nazione, nella vasta portata e nella mancata chiara definizione del fenomeno, nella difficoltà di identificazione del loro ruolo, della loro identità, del numero preciso: troppe incertezze e approssimazioni che rivelavano  l’insufficienza e l’incapacità di un governo, sia nella conduzione della guerra che nella sua conclusione.

Solo nel 2006 la Repubblica Italiana si ricorda di loro, istituendo la Medaglia d’Onore ai deportati e agli internati nei lager nazisti destinati al lavoro coatto.

Purtroppo non tutti riuscirono a ritornare nei loro paesi (circa 50mila morirono nei lager); sul fronte orientale, per esempio, la liberazione fu drasticamente marcata da atroci eccidi da parte dei tedeschi: l’esecuzione di circa 200 soldati tra il 27 e il 28 marzo a Hildesheim, la fucilazione di circa 30 soldati nel mese di aprile a Bad Gandersheim, e ancora di 150, nello stesso mese a Treunbrietzen.

E’ esaustiva , a tal proposito, la pubblicazione di Loreto Di Nucci, storico specialista, in Ultimi fuochi di ferocia nazista. Il massacro degli internati militari italiani di Hildesheim nel marzo del 1945, in «Ricerche di Storia Politica», a. XIV, n.s., n.1, Bologna, il Mulino, 2011, che analizza una delle più importanti forme di violenza nazista successiva alla capitolazione di Hitler. In un articolo riprodotto in AA.VV. “Schlage, fast nichts zu Essen und schwrere Arbeit. Italienische Zwangsarbeiter in Hildesheim 1943-45”, Hildesheim, Verlag, 2000 si legge:In particular, it focuses on the case of a group of Italian prisoners of war, who had been captured by the Nazis and detained in several concentration camps. While the American and British air forces were bombing the main industrial and urban German sites, provoking the collapse of industrial production and, ultimately, the breakdown of the regime, Nazi frustration increased and degenerated into indiscriminate violence against «internal enemies», such as looters, foreigners and, specifically, Italians, their formers allies who had been redefined as traitors. Arrests, deportations and mass executions multiplied, as in the case of Hildesheim, a tiny city in Lower Saxony, where approximately two hundred Italians were executed”.

Riportiamo di seguito le testimonianze di Salvatore Cascio, Francesco Paolo Barrancotto e Leonardo Pintacuda, in rappresentanza dei tanti internati nei campi di lavoro come IMI. Continua a leggere

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ANPI News: ESORTAZIONI DEL PRESIDENTE

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Oggi è la “giornata della memoria” e sarà degnamente celebrato in tutta Italia, anche a cura delle nostre organizzazioni periferiche, da tempo impegnate su questo terreno, anche per sottolineare che si tratta del giorno in cui, per legge, si ricordano la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione degli ebrei, ma anche “gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia e la morte e coloro che si sono opposti al progetto di sterminio” (legge n. 211 del 2000)  (…)

 

Siamo in attesa dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Non ci associamo al toto nomi, anche se – francamente – c’è da essere scandalizzati del fatto che appaiono e scompaiono, quotidianamente, nomi che potrebbero essere anche idonei a ricoprire quell’alta carica a nomi che davvero al Quirinale non sarebbero ben visti da molta parte del popolo italiano, non perché indegni, ma perché inadeguati (…)

 

Ha proseguito, con qualche intoppo, il cammino delle Riforme; in particolare quello della Legge elettorale e della Riforma del Senato. E’ probabile l’approvazione al Senato, del nuovo testo della Legge elettorale (…)

 

A proposito della riforma del Senato, un’osservazione che può sembrare marginale ma non lo è. Alla nuova Camera verrebbe attribuito il potere di deliberare lo stato di guerra. Ad una Camera sola, dunque;  e questo appare già grave di per sé;  un emendamento propone di aggiungere dopo” delibera”, all’art. 78, c. 1, cpv, una severa limitazione: “a maggioranza al sessantasei per cento”(…)

 

 In questo primo periodo del nuovo Anno, si sono verificati molti fatti nuovi. Si è inasprita, ancora, la violenza e si è manifestato in modo drammatico e feroce il terrorismo, dando esempi eclatanti, in Francia e in Africa, dei pericoli che stiamo correndo e della necessità di essere uniti, per combatterli e vanificarli. Il problema non è, ovviamente, solo di misure di sicurezza e di prevenzione, che pure sono necessarie (…)

 

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Carlo Smuraglia: Un condono da cancellare

Un condono da cancellare

9 gennaio 2015

Non posso fare a meno di dedicare qualche parola ad un fatto grave che è accaduto (o si è scoperto) in questi giorni. Mi riferisco al decreto fiscale approvato dal Governo, nel quale è contenuta una norma secondo la quale coloro che evadono o frodano il fisco in misura inferiore al 3% del loro imponibile non sono più perseguibili penalmente e sono solo tenuti a risponderne in sede amministrativa fiscale. Una sorta di “condono” che, di per sé, io considero grave e ingiustificato, perché contrario a diverse norme costituzionali (art. 3, 53, ecc.) e soprattutto contrario alla morale pubblica e privata, se non altro perché trasmette un messaggio negativo; che, cioè, evadere il fisco o addirittura frodarlo non assume quella gravità che giustifica l’applicazione della legge penale.

In una fase delicatissima della vita nazionale, tuttora colpita da una crisi economica da cui non si riesce ad uscire, i cittadini sono tenuti a contribuire, sul piano fiscale, all’utilità pubblica, perché si possa ridurre il debito pubblico e fare operazioni di giustizia sociale e di carattere economico nell’interesse della collettività. È singolare il fatto che dagli exploit compiuti contro gli evasori pochi anni fa (ricordate le incursioni della Finanza a Venezia, a Cortina e in altre località?) e all’intensa pubblicità sulla verificabilità delle entrate (ad esempio con la rigorosa emissione degli scontrini fiscali) si è passati non all’inasprimento delle sanzioni, verso chi prosegue sulla linea dell’evasione, ma all’indebolimento del sistema, da un lato mettendo in discussione l’utilità degli scontrini fiscali e dall’altro con questa specie di “condono”, che è davvero grave in sé. Ma lo è ancora di più per il fatto che riguarda perfino i casi di frode, dimenticando che in un Paese civile frodare lo Stato è un fatto gravissimo, perché priva di risorse una collettività stremata e colpisce al cuore il principio di uguaglianza (tantissimi lavoratori pagano le imposte fino all’ultimo euro e non ci pensano neppure a frodare il fisco, mentre non possono materialmente sottrarsi a quelli che dovrebbero essere i doveri di ogni cittadino). Continua a leggere

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Scorta Civica 20 gennaio 2015: no alla trattativa Stato mafia difendiamo la Magistratura, difendiamo la Costituzione

evento 20 gennaio ore 9,00

SCORTA CIVICA

AGORÀ NELLA PIAZZA ANTISTANTE IL PALAZZO DI GIUSTIZIA:
• palchetto a disposizione per interventi dei liberi cittadini
• esperienze a confronto, riflessioni sull’esperienza del presidio, istanze per il futuro
• scolaresche che saranno intrattenute sul tema e parteciperanno a un flash mob
• testimonianza di magistrati e familiari di vittime di mafia
• presenza delle autorità cittadine

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Scorta civica è un cartello di associazioni e liberi cittadini nato a Palermo il 20/01/2014, su iniziativa di Salvatore Borsellino, per offrire solidarietà e sostegno all’azione dei magistrati impegnati nel processo sulla trattativa stato-mafia e sugli altri processi che si pongono l’obbiettivo di far chiarezza sulle stragi degli anni ‘90.
Scorta Civica sin dalla sua nascita svolge un presidio di fronte il Palazzo di Giustizia di Palermo in sostegno del pool antimafia.
Nei giorni di udienza il presidio di Scorta Civica prosegue il suo operato presso le sale d’udienza che ospitano i processi su indicati.
Scorta Civica partecipa al progetto legalità nelle scuole andando a parlare con i giovani portando loro progetti di legalità ed attività volte alla diffusione dei principi ispiratori dei movimenti antimafia.
Chiediamo sin dalla formazione del cartello il Jammer per la scorta del procuratore Antonino Di Matteo, chiedendo inoltre la verità sui mandanti reali delle stragi degli anni ‘90. gv

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RIFORME: era (ed è) una questione di democrazia

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22-23 gennaio Napoli convegno SUD e Resistenza

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Governo e corruzione: coloro che evadono o frodano il fisco in misura inferiore al 3% del loro imponibile non sono più perseguibili penalmente!!!

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia

 

 

Non posso fare a meno di dedicare qualche parola ad un fatto grave che è accaduto (o si è scoperto) in questi giorni. Mi riferisco al decreto fiscale approvato dal Governo, nel quale è contenuta una norma secondo la quale coloro che evadono o frodano il fisco in misura inferiore al 3% del loro imponibile non sono più perseguibili penalmente e sono solo tenuti a risponderne in sede amministrativa fiscale.

Una sorta di “condono” che, di per sé, io considero grave e ingiustificato, perché contrario a diverse norme costituzionali (art. 3, 53, ecc.) e soprattutto contrario alla morale pubblica e privata, se non altro perché trasmette un messaggio negativo; che, cioè, evadere il fisco o addirittura frodarlo non assume quella gravità che giustifica l’applicazione della legge penale(…)

 

 

Ritengo opportuno pubblicare alla fine di questa nota due documenti di notevole interesse, soprattutto sui temi delle riforme costituzionali, che in questo periodo sembrano aver subito una improvvisa accelerazione(…)ANPINEWS N.146

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Smuraglia: “Il vero rischio per la democrazia è la politica di oggi”

L’inchiesta del Tribunale dell’Aquila e i 14 arresti tra le frange dell’estremismo nero sono un dato preoccupante che deve invitare a una riflessione corale.

E, infatti, secondo il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, che pure non nasconde l’allarme, “il vero rischio per la democrazia è la politica di oggi. La crisi dei partiti, è terribile da dire, mi fa ancora più paura di un possibile attentato”.

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La gioia per la Sicilia di esserci nella battaglia per il futuro la democrazia e la difesa della dignità umana

 

Vi mando questa foto in cui consegno le tessere, da sinistra Nicola Mogavero e la moglie  Elisabetta Mazzola, nipoti del partigiano Giovanni Ortoleva, poi il nipote del partigiano deportato Francesco Barrancotto, poi io e poi Moffo Schimmenti memoria e cantore del movimento operaio e contadino, Stefania Imburgia dell’AUSER e Vincenzo Liarda, sindacalista di Polizzi Generosa a cui il Consiglio Nazionale dell’ANPI ha espresso la solidarietà per la coraggiosa lotta in difesa dei diritti umani e contro la mafia.
Un abbraccio Giusy Vacca
Dalla magica Isnello coperta dalla neve esplode la gioia della memoria degli ideali di umana fratellanza, del no francescano allo sfruttamento dell’uomo sugli altri uomini, all’impegno con l’ANPI per la difesa della Carta Costituzionale e della Libeertà.
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