LAPIDE IN MEMORIA DELLA STRAGE DI PALERMO 19 OTTOBRE 1944

PALERMO GIOVEDI’ 2 APRILE ORE 11,00

FINALMENTE DOPO 71 ANNI LA LAPIDE IN MEMORIA DELL’ORRENDA STRAGE DI PALERMO VERRA’ COLLOCATA DOVE LA STRAGE FU PERPETRATA IN VIA MAQUEDA DAVANTI AL PALAZZO CHE ALLORA OSPITAVA LA PREFETTURA DI PALERMO OGGI SEDE DELLA PROVINCIA.

CADE FINALMENTE IL TENTATIVO DURATO TANTI ANNI, L’ULTIMO EFFETTUATO DALL’ EX COMMISSARIO ALLA PROVINCIA CHE SI OPPOSE A CHE LA LAPIDE FOSSE COLLOCATA, DI NASCONDERE AI PASSANTI LE DIMENSIONI E L’EFFERATEZZA DI UNA FRA LE PIU’ CRUDELI STRAGI AVVENUTE IN ITALIA DURANTE LA II GUERRA MONDIALE.

LA LAPIDE COMMEMORA L’ASSASSINIO AVVENUTO IL 19 OTTOBRE DEL 1944 DI 24 CITTADINI INERMI, IN GRAN PARTE MINORENNI,  E DI BEN 158 CITTADINI FERITI A COLPI DI MITRA E DI BOMBE A MANO.

AD OPERARE LA STRAGE FU UN DRAPPELLO DI SOLDATI INVIATI DALLA QUESTURA, PERDURANTE IN ITALIA LA LOTTA DI LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO.

LA CITTA’ DI PALERMO  E’ SEMPRE IN ATTESA DI UN SEGNO DI RESIPISCENZA DA PARTE DELLO STATO.

ANPI Palermo

af

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CGIL MEMORIA E IMPEGNO RICORDANDO CALOGERO CANGELOSI

MEMORIA E IMPEGNO, LEGALITA’ E FUTURO. RICORDANDO CALOGERO CANGELOSI, SEGRETARIO DELLA CAMERA DEL LAVORO, ASSASSINATO A CAMPOREALE LA SERA DEL 1° APRILE 1948 DALLA FEROCE MAFIA DI VANNI SACCO.

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antimafia: L’ALTRA RESISTENZA

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Manifestazione 25 aprile a Milano

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CARLO SMURAGLIA: le nostre posizioni di antifascisti e di combattenti per la libertà.

Ho appreso dalla stampa la notizia della consegna di una medaglia, in una sala della Camera dei deputati, dove si trovavano anche il Presidente della Repubblica e la Presidente della Camera, ad un fascista della Repubblica di Salò: Paride Mori. La notizia appariva così incredibile (e grave) che sono stato lieto di apprendere, da una dichiarazione emanata dalla Presidenza della Camera, che la Presidente Boldrini non aveva dato alcun premio, né aveva in alcun modo concorso ad individuare il nome del “premiato” tra quelli meritevoli di onorificenza (sono parole pressoché testuali del comunicato della Presidenza della Camera).

Altrettanto credo sia accaduto per il Presidente Mattarella, ma non è possibile anticipare nulla al riguardo, finché non ci sarà qualche comunicazione da parte del Quirinale.

Di certo, un’onorificenza è stata consegnata dal Sottosegretario Del Rio e dunque a nome della Presidenza del Consiglio. Anche il Sottosegretario ignorava tutto? Sembrerebbe impossibile; comunque, chi ha proposto e deciso quella onorificenza proprio nell’anno del 70° anniversario della Resistenza? A quali criteri ha obbedito la speciale Commissione che valuta per la Presidenza del Consiglio le onorificenze? È veramente difficile accontentarsi della prospettazione di un “errore”, a fronte di situazioni che imporrebbero una vera sensibilità democratica.

Pensiamo che su questo debba essere fatta chiarezza assoluta ed al più presto. Altrimenti dovremmo pensare che la Presidenza del Consiglio, che si propone di celebrare il 25 aprile e il 70° è disponibile, al tempo stesso, a riconoscere “i meriti” di chi militò dalla parte della dittatura, del fascismo, della persecuzione degli ebrei, degli antifascisti e dei “diversi”. Davvero, tutto questo appare inconcepibile; l’ANPI attende, comunque, chiarimenti precisi e definitivi e, soprattutto, che ognuno si assuma le responsabilità che gli competono. Dopo di che, prenderemo – a ragion veduta – le nostre posizioni di antifascisti e di combattenti per la libertà, che non conoscono né tentennamenti né ambiguità, ma si riconoscono nella vera storia del nostro Paese e nella Costituzione che lo regola e pretendono che altrettanto facciano le istituzioni

 

CARLO SMURAGLIA

Presidente Nazionale ANPI

 

Roma, 16 marzo 2015

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Graziano Delrio, presente alla cerimonia, tenta di fare retromarcia.

Una medaglia del governo è stata data a un militare fascista “in riconoscimento del sacrificio offerto per la Patria”.

È successo lo scorso 10 febbraio in occasione dei festeggiamenti per il Giorno del ricordo in cui si fa memoria delle vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Oggi il presidente della Camera Laura Boldrini ha innescato la miccia che ha fatto detonare una polemica senza precedenti. Così, mentre anche le autorità si affannano a cercare di capire come sia successo, garantendo che sarà presto fatta chiarezza, il governo si è subito affrettato a garantire che è disposto a una marcia indietro. “Se la commissione che ha vagliato centinaia di domande ha valutato erroneamente – ha assicurato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio – il riconoscimento dovrà essere revocato”.

Dopo Laura Boldrini (che aveva provato a sfilarsi addebitando al governo la scelta dei caduti da medagliare nella “giornata del ricordo”), ora anche il vicepresidente del Consiglio, Graziano Delrio, presente alla cerimonia, dice di aver firmato un provvedimento del cui merito non era a conoscenza.

Figura pessima doppia, insomma.

Il comunicato di ieri sera, dopo una giornata di incazzatura feroce da parte di mezza Italia (noi compresi), è il solito democristiano “non sono stato io” (risentirsi Caparezza, per capire). “Se la commissione che ha vagliato centinaia di domande ha valutato erroneamente, il riconoscimento dovrà essere revocato”. Continua a leggere

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Delrio. Medaglia d’oro al fascista assassino

Un insulto clamoroso alla Resistenza, alla Costituzione, a Bologna, alla memoria dei Partigiani e quindi all’origine stessa di questa Repubblicache sta ormai affondando nell’infamia.

VERGOGNA!!! Del Rio ha buttato giù la maschera!!!

A lanciarlo, premiando con la medaglia d’oro un fascista repubblichino, collaborazionista dei nazisti, un assassino inquadrato nelle Ss, la presidente della Camera e il vicepresidente del consiglio, quel Delrio che era stato addirittura sindaco di Reggio Emilia in virtù della sua apparente “democraticità” di democristiano “popolare”. La vera natura del regime si vede anche da queste cose. O forse si chiarisce in modo lampante, meglio di tante analisi, in un colpo solo, proprio da questo tipo di iniziative. Che sarebbe sbagliato considerare solo simboliche: sono invece un programma politico, una promessa di “reintegro” dei nazifascisti all’interno del sistema di potere e controllo.

Un’infamia clamorosa, che ha sconcertato persino il giornale più renziano del paese, quella Repubblica che rappresenta forse la perversione più autentica del “perbenismo” presuntamente “democratico”. Di seguito l’articolo con cui dà notizia dell’infamia commessa ieri.

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“Passaggio dalla migrazione come sofferenza, alla mobilità come diritto umano.

MESSAGGIO DI PALERMO AL MONDO!!!

“Passaggio dalla migrazione come sofferenza, alla mobilità come diritto umano. Le attuali previsioni internazionali – continua Orlando – garantiscono, ipocritamente, il diritto di emigrare, ma non garantiscono un corrispondente diritto all’ingresso, con uno specifico dovere di accoglienza da parte degli Stati. Anche se il permesso di soggiorno è previsto dalla legge, questo non significa che sia una buona cosa: anche la schiavitù e la pena di morte erano previste dalle leggi.

Terza ed ultima giornata oggi ai Cantieri culturali alla Zisa, del convegno internazionale, “Io Sono persona”, dove è stata approvata, su proposta del sindaco Leoluca Orlando, la “Mobilità umana internazionale – Carta di Palermo 2015”, per l’abolizione del permesso di soggiorno e per l’approvazione delle modifiche radicali alla legge sulla cittadinanza, in modo che vada verso un allargamento dei diritti degli essere umani.

“Questo è un giorno storico per la nostra città – ha detto il sindaco Orlando che ha concluso i lavori -. Il nostro è un atto per la storia. E’ tempo, quindi, che almeno l’Unione europea promuova l’abolizione del permesso di soggiorno sollecitando la Comunità mondiale al riconoscimento della mobilità di tutti gli esseri umani come un diritto, non soltanto al suo interno. Il nodo centrale è, pertanto, il passaggio dalla migrazione come sofferenza, alla mobilità come diritto umano. Le attuali previsioni internazionali – continua Orlando – garantiscono, ipocritamente, il diritto di emigrare, ma non garantiscono un corrispondente diritto all’ingresso, con uno specifico dovere di accoglienza da parte degli Stati. Anche se il permesso di soggiorno è previsto dalla legge, questo non significa che sia una buona cosa: anche la schiavitù e la pena di morte erano previste dalle leggi. Occorre, quindi, riconoscere il diritto alla mobilità, sia per quanto riguarda la possibilità di lasciare il proprio Paese, sia per quella di essere accolto. Inoltre bisogna accelerare l’iter per il rilascio della cittadinanza alle persone che nascono sul nostro territorio, occorrono tempi più rapidi. E’ singolare il fatto che noi, in due anni, abbiamo concesso più di mille cittadinanze e che, coloro che ci hanno preceduto, ne abbiano concesse appena una decina. Non occorre scomodare né dichiarazioni universali, né interventi di altri Paesi per procedere ad una riforma radicale della legge sulla cittadinanza, sempre rinviata da decenni, dal Parlamento italiano. Occorre – prosegue il sindaco di Palermo – riconoscere la piena equiparazione, a fini dell’accesso a tutti i servizi e anche di elettorato attivo e passivo, a cominciare dalle elezioni amministrative locali, di persone cittadini italiani e persone residenti stabilmente in Italia. Occorre ridurre i tempi e le pastoie burocratiche che ostacolano il riconoscimento della cittadinanza italiana, rimettendo alla discrezionalità più totale e sensibilità delle amministrazioni locali ridurre i tempi e la penosità delle procedure”

Orlando ha anche detto che la “Carta di Palermo 2015” “sarà oggetto di un’apposita seduta della Consulta delle Culture ed il testo sarà poi inoltrato al Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, a Papa Francesco, al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, ai presidenti di Senato e Camera, all’Organizzazione delle Nazioni unite, a tutte le Agenzie internazionali, al presidente del Parlamento europeo, a quello della Commissione europea e, tramite l’Anci nazionale, a tutti i sindaci italiani e all’Ars, sperando di aprire un dibattito su questo argomento che porti all’avvio di una petizione europea che ponga sul tavolo della Comunità internazionale le questioni sulle quali abbiamo discusso in questi giorni che non sono più procrastinabili”. Continua a leggere

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CENTRO PROFUGHI DI MINEO: NOVITA’ GIUDIZIARIE

CARA DI MINEO, novità giudiziarie……… inquietanti

 

E’ noto, forse ai più, che in provincia di Catania, nell’entroterra collinare in località Mineo, è sito il luogo di “internamento” degli umani detti “migranti clandestini” più grande in Europa.

E’ un sito costituito da diverse centinaia di costruzioni (….“villette”) adibite  fino a pochi anni addietro ad uso abitativo dalle famiglie dei militari statunitensi stanziati nella mega base militare di Sigonella, non molto distante.

Poi, spostatosi gli americani, dal 2010  è stato fatto diventare “luogo di accoglienza” per migranti/profughi. Quelli che pur di fuggire a guerre, dittature, sopraffazioni e fame, imbarcati sulle barchette, sopravvissuti alle tempeste marine, hanno sfidato le ire del Mar Mediterraneo.

E’ sempre strapieno, in almeno 3500,  di uomini donne e bambini, per oltre –quasi il doppio – della normale capienza abitativa. In attesa del riconoscimento di asilo ( accoglienza, protezione umanitaria) permangono mediamente per circa dodici/diciotto mesi.

Nel corso del tempo tante sono state le manifestazioni di protesta promosse dai rifugiati,  energiche e partecipate, contro i tempi lunghissimi di permanenza,  contestando  le generali ed “asfissianti”  condizioni di scadente  qualità assistenziale/umanitaria.  Un lungo  “internamento” coatto che facilmente scade nel degrado, con tutti i potenziali rischi che possono determinarsi, per donne e uomini, data la promiscuità e la ricerca da parte di “caporali” esterni di lavoro a bassissimo costo.

Parecchie le iniziative di sostegno, di solidarietà attiva,  operate  davanti al Cara – cortei e presidi –   da parte di gruppi democratici ed antirazzisti che agiscono nell’area territoriale del catanese. Denunziate le rilevanti contraddizioni che caratterizzano le quotidianità del CARA di Mineo: i tempi di concessione dei permessi, le modalità utilizzate per l’accoglienza, la qualità dell’assistenza generale, vitto, abbigliamenti, supporto sanitario e formazione per l’inserimento sociale, le modalità delle concessioni ( ….”gare di appalto”)  e gli enormi costi di gestione.

Ora la situazione è finalmente “deflagrata”! E proprio di oggi 12 marzo la notizia, riportata da tutti gli organi di informazione, che le procure di Catania e Caltagirone, già in opera d’indagine da tempo –  in particolare a seguito della presenza ispettiva a Mineo una settimana addietro di Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione -, si  sono mosse sulle modalità attuative delle gare di appalto sulla gestione, nello specifico quella  bandita nel luglio dello scorso anno, per un valore di quasi cento milioni di euro, con valenza triennale. Poi c’è da guardare anche al pregresso. Sarebbero iscritte  nel registro degli indagati  numerose persone coinvolte a vario titolo nella conduzione del Consorzio del calatino, “soggetto attuatore” del CARA, comprendente parecchi comuni del comprensorio territoriale interessato.

Si mormora di nomi anche “ di pezzi grossi”. Si parla, oltre di Luca Odevaine già coinvolto mesi addietro nell’inchiesta di “Mafia capitale”, anche del sottosegretario Giuseppe Castiglione, ex presidente della Provincia di Catania.

Che sia fatta Giustizia, civile e democratica. Per i tanti profughi sofferenti…..e per i morti annegati.

Una nota finale. La Rai ogniqualvolta fa servizi sul Cara di Mineo manda da tempo in onda un breve consolidato filmato “storico”. Sempre lo stesso. Le immagini si soffermano su profughi che giocano al calcio, ed altri  che si dondolano su un’altalena………. Come se il luogo fosse un’amena località di villeggiatura. Speriamo che adesso “cambi il vento”!

 

domenico stimolo

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“Bambini a Gaza”, le foto di Rossana Zampini

Diario dal Mediterraneo – “Bambini a Gaza”, le foto di Rossana Zampini

di Grazia La Paglia, Repubblica Palermo – 25 febbraio 2015

Diario dal Mediterraneo - "Bambini a Gaza", le foto di Rossana Zampini  

Nella Striscia di Gaza c’è un muro azzurro forato da proiettili. Una bambina, a cui le bombe hanno sottratto i giocattoli e l’infanzia, li osserva e con la fantasia può immaginare quei buchi come palline colorate con cui potersi improvvisare giocoliera. Un altro bambino, povero di giochi come lei, occhi grandi e profondi che fissano l’obiettivo della fotocamera, tiene tra le braccia un’anguria là dove dovrebbe reggere un pallone di stoffa, come tutti i bambini del mondo. Sono questi alcuni dei volti-protagonisti della mostra “Cicando Gaza – Bambini a Gaza” inaugurata nella sede dell’Associazione delle Arti Visive in Sicilia di via Valenti e realizzata dalla fotografa Rossana Zampini l’estate scorsa, tra i campi profughi di Jabalya, Beit Lahya e Gaza City.

Gli scatti sull’infanzia negata resteranno esposti fino al 27 febbraio e rientrano nel più ampio progetto del Ciss – Cooperazione Internazionale Sud Sud – impegnato a lavorare con oltre 500 bambini gazawi con programmi di ludoterapia e clownterapia. Un lavoro che si concretizza tra le corsie degli ospedali e nelle stesse case dei bambini grazie ad una clinica mobile.

“L’arte circense in situazioni di assedio è strumento per l’analisi e la rimozione dei traumi. Aiuta i bambini ad esternare emozioni e stimola la loro creatività in un processo ostinato di ricostruzione, ogni giorno messo a dura prova dalle bombe – spiega la fotografa. – L’attività di ludoterapia del Ciss vuole spingere i bambini a riappropriarsi del proprio spazio, della propria infanzia e delle proprie capacità per meglio affrontare la quotidianità e non farsi schiacciare dal dramma. Per questo motivo, nelle foto, i protagonisti giocano con oggetti inusuali.”

Grazie al progetto, i bambini potranno riavere tra le mani birilli, biciclette e altri giochi scomparsi tra le macerie

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