Vengono a galla le incrostazioni fasciste nelle istituzioni

                                                                 Il comandante Barbato, Pompeo Colajanni, partecipa alla liberazione di Torino

Nel nome di quanti hanno lottato per la libertà difendiamo la democrazia

Commento di Carlo Smuraglia
Un fatto significativo si è verificato a Isernia, dove c’è stata una manifestazione di Casa Pound (autorizzata) e un sit in di protesta (anch’esso autorizzato) con disposizioni dettate per garantire che le due parti non venissero a contatto e conseguentemente anche con un enorme impiego di polizia. Le disposizioni del Comitato per l’ordine pubblico sembrano essere state rispettate tant’è che si è svolta la manifestazione, si è svolto il sit in, dal quale si sarebbe distaccato un gruppetto che sarebbe stato fronteggiato dalla polizia, talché sarebbe stato indotto ad allontanarsi, cantando. Dunque, non è accaduto nulla se non che un gruppo di manifestanti si era appena mosso e soprattutto aveva cantato, e cantato, ahimè,  “bella ciao”, di cui si fa cenno perfino nel decreto penale di condanna.

E’ quanto è accaduto in mille occasioni, in questi anni, in Italia e non ricordiamo che, ci siano stati provvedimenti e tanto meno provvedimenti giudiziari, quando non si è verificato nessun vero incidente. In questo caso, invece, la scure impietosa della giustizia si è abbattuta su un gruppetto di antifascisti, condannandoli per decreto penale, che presumo sarà oggetto di opposizione. Al di là della banalità della vicenda, colpiscono alcune cose che non si possono non rilevare: si dimostra tolleranza per un movimento di fascisti sedicenti “del terzo millennio”, che in quanto tali sarebbero fuori dalla Costituzione e dal nostro stesso sistema, come ha detto la stessa corte di Cassazione, che ha ritenuto la responsabilità penale di chi ha fatto il saluto romano in uno stadio o ha spiegato un tricolore con un fascio littorio inciso al centro. E poi si fa la faccia feroce con gli antifascisti che protestano, senza aver compiuto alcun atto di una qualsiasi rilevanza penale. Sarà casuale, ma è singolare che nel decreto penale non ci si limiti a dire che poi si allontanavano, magari cantando, (farebbe poca differenza se silenziosamente o cantando) ma specificando che cantavano proprio “bella ciao”.

In realtà, ed al di là della reale volontà dei singoli protagonisti (Questori, Prefetti, Organi di polizia, Magistrati, sicuramente convinti e determinati a fare ciascuno quello che riteneva essere il proprio dovere) si sarebbe portati a concludere che il nostro sistema statuale è più portato a tollerare i fascisti  che non gli antifascisti. Se così fosse sarebbe ancora più giustificata la campagna che stiamo avviando per il rilancio dell’antifascismo in tutto il Paese, fra i cittadini ma anche nelle istituzioni, che non sempre appaiono conformi, nella sostanza e nello spirito, al disegno costituzionale, che è non solo democratico ma anche profondamente antifascista (e non solo nella dodicesima disposizione transitoria, come alcuni mostrano di credere, ma in tutti i princìpi, in tutti i valori che pervadono e percorrono la Carta Costituzionale)

Presidente nazionale Anpi

14 settembre 2012

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PER VERITA’ E GIUSTIZIA sulla vergognosa trattativa Stato-mafia

Vogliamo verità e giustizia. La corda si è rotta. Diciamo basta all’infinita teoria di depistaggi che hanno coperto la lunga catena di sangue ad opera di pezzi dello Stato, prima e dopo Portella della Ginetra giù, giù fino a Mattarella, Peppino Impastato, Pio La Torre e a Falcone e Borsellino. E’ una catena di sangue con la quale si è strangolata la Sicilia con la cessione  di fatto, quanto nazionalmente irresponsabile, del governo del territorio alla mafia.

Sul percorso, avviato di recente dall’ANPI Palermo, teso al recupero di una memoria partecipata (cioè non relegata ad un semplice accenno, quando c’è, in un libro di storia magari locale)  del contributo siciliano alla lotta di Liberazione dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista, incominciamo a renderci conto del perchè non solo le stragi naziste sono state quasi occultate, da quella di Canicattì a quelle di Castiglione, Mascalucia, Pedara, ma anche il silenzio, tranne poche lodevoli, generalmente personali, eccezioni, è calato su contributi siciliani eroici e su pagine gloriose della Resistenza e della lotta di Liberazione. Apriamo gli occhi. Diciamo no alla trattativa Stato-mafia. Siamo con i giudici che in prima fila lottano per affermare verità e giustizia.

Di seguito dalla rivista di Libera contro le mafie, “Narcomafie” ,riportiamo il seguente preoccupante articolo:

Trattativa Stato -mafia, Martelli accusa Scalfaro

13 set 2012

Claudio Martelli, in un’audizione in commissione Antimafia, torna a indicare l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro come protagonista della «regia che ci fu per la normalizzazione del rapporto con la mafia» che, con l’obiettivo di fermare le stragi, passò anche per la messa da parte dei «politici che avevano esagerato nel contrasto». Martelli, che negli anni Novanta è stato ministro della Giustizia per il governo Craxi, fu testimone privilegiato di quella partita di giro che segnò la fine della prima repubblica. Una fine travagliata, che trovò nel marzo ’92 con l’omicidio di Salvo Lima il suo battesimo del sangue. Due mesi dopo ci fu Capaci, poi Via D’Amelio. A settembre il delitto di Ignazio Salvo. E poi la primavera ’93 delle bombe di Milano, Roma e Firenze. Infine, la resa dello Stato alla mafia.

Claudio Martelli punta il dito su chi quella resa, a suo dire, la decise: il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, deceduto di recente, e quindi impossibilitato a difendersi. «Non ho mai parlato di una trattativa con la mafia – ha detto Martelli – ma di sicuro ci fu un cedimento dello Stato; cioè di un compromesso nel tentativo di fermare le stragi». Un cedimento che, secondo l’ex Guardasigilli, non costituirebbe un vero e proprio reato «ma un crimine politico sì». E in quel compromesso, ha detto Martelli, ebbe il ruolo di dominus Scalfaro «che regnava, non era isolato, aveva intorno a sè uomini a lui devoti, che a lui dovevano il loro ruolo: Mancino, Giuliano Amato, il capo della polizia Vincenzo Parisi, quello del Dap Adalberto Capriotti, da lui voluto al posto di ”quel dittatore di Nicolò Amato”, come scrissero i familiari dei mafiosi al 41 bis».

A proposito di Giuliano Amato, Martelli afferma: «Non posso accusarlo di spergiuro ma posso dire che ha mentito». E su cosa avrebbe mentito Amato? «Non ci sono state pressioni sulla scelta dei ministri del mio Governo», aveva detto Amato, presidente del Consiglio tra il 1992 ed il 1993, rispondendo in Commissione Antimafia a domande sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Pressioni, secondo Martelli, ce ne furono eccome allo scopo di ammorbidire l’atteggiamento dello Stato nella lotta alla mafia. Una lotta che aveva nel carcere duro – fortemente voluto dallo stesso Martelli –  una sua espressione orgogliosa ma che fu revocato nel successivo governo Amato quando Giovanni Conso fu nominato ministro della Giustizia. Un avvicendamento di cui Amato ha dichiarato di “non ricordare i motivi”.

Martelli sembra deciso ad andare fino in fondo: «Posso portare dei testimoni» ha dichiarato, affermando che lo scopo di quell’avvicendamento era quello di mettere al governo uomini più inclini alla resa, al compromesso con Cosa nostra.

da “Narcomafie” la rivista di Libera contro le mafie

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ISNELLO UN ANNO DOPO

Al cimitero di Isnello di fronte al cippo al Partigiano Giovanni Ortoleva  accanto al campo di rose “Bella Ciao” significativo omaggio dell’ANPI Ravenna alla Sicilia partigiana.

2 settembre 2012   Isnello  ricorda con una partecipazione corale il primo anniversario della traslazione della salma del proprio figlio Giovanni Ortoleva eroe partigiano trucidato dai fascisti e dai nazisti il 9 marzo 1945 a Salussola. Per quella traslazione ricordiamo doverosamente la partecipazione decisiva  della famiglia Ortoleva e dei sindaci di Isnello Giuseppe Mogavero e di Salussola Carlo Cabrio come quella di Ivano Artioli a nome del comitato nazionale ANPI. Ricostruiamo dal web questo pomeriggio proprio per dare il senso della partecipazione corale, che abbiamo registrato. Così Giusy: “Un pomeriggio denso di commozione ieri per la manifestazione in onore di Giovanni Ortoleva, che ha visto una grande partecipazione di popolo nonostante la pioggia.

Anche le sorelle del partigiano Giuseppina e Teresa e i nipoti, nonostante il tempo fosse incerto, sono venute in corteo, insieme ad alcuni rappresentanti dell’ANPI e ai numerosi intervenuti dai paesi vicini, per deporre le rose sulla sua tomba.”

In corteo, dal centro sociale al cimitero, presente il gonfalone dell’ANPI, si è cantato il Bella Ciao con la stessa commozione dell’indimenticabile 3 settembre del 2011. “Momenti di vera commozione mentre la tromba di Giuseppe Di Matteo ha intonato il silenzio e dopo il discorso del segretario dell’ANPI Angelo Ficarra le note di “Fischia il vento” hanno creato un’atmosfera di raccoglimento attorno alle spoglie del nostro partigiano. Poi al centro sociale dopo i vari interventi che hanno ricordato la la sua figura di partigiano eroico, Maria Pia Martorana e Cristina Di Gesare hanno suonato con il loro flauto un brano a lui dedicato.

Giusy Vacca, referente dell’ANPI di Isnello che ha organizzato magnificamente questa ricorrenza, ci ha ammonito che  “La libertà conquistata 67 anni fa va ancora custodita come bene immenso, e con l’ANPI anche noi tutti possiamo dare il nostro, anche se pur modesto, contributo, per combattere l’indifferenza, favorire lo studio della storia recente, per conoscere meglio la Resistenza, batterci affinché quei valori di libertà siano sempre vivi, per non scordare cosa è stato il fascismo, il nazismo, la guerra, le stragi, i pianti delle madri, la miseria, la fame, le camere a gas, i forni crematori…al fine di impedire il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo!” e Francesco Fustaneo, referente ANPI di Campofelice, che ha svolto un interessante intervento su i giovani e la Resistenza oggi, ha trasmesso questo comunicato agli iscritti di Campofelice:  IERI 2 SETTEMBRE SI E’ TENUTO A ISNELLO (SEDE CENTRO SOCIALE) un incontro per celebrare la persona di Giovanni Ortoleva, partigiano isnellese barbaramente trucidato in Piemonte dai fascisti della Montebello, negli anni bui precedenti la nascita della Repubblica Italiana.

Si è proceduto prima alla deposizione della corona di alloro al locale cimitero e poi si è dato vita ad un momento d’incontro in cui ha parlato il sottoscritto ma soprattutto Angelo Ficarra dell’ ANPI PALERMO, Antonino Cicero che ha illustrato la storia dei 7 partigiani collesanesi. Un nostro tesserato ha poi testimoniato le brutalità che il regime fascista ha inflitto al padre.

Ringraziamo Giusy Vacca, che ieri ha svolto in maniera eccellente il ruolo di moderatrice, pres. del circolo Anpi di Isnello per l’invito.

Grazie ai tesserati al circolo di Campofelice che hanno partecipato e a chi idealmente era presente ma per i motivi piu’ svariati non ha potuto presenziare

Dopo il documentato intervento di Antonino Cicero che ha illustrato una sua ricerca sui partigiani delle Madonie, l’intervento del nostro tesserato che ha testimoniato le brutalità del regime fascista: Gaetano Imbrociano a cui l’ANPI Palermo Comandante Barbato ha conferito, durante i lavori del congresso del 2011, la tessera ad Honorem alla memoria dei genitori Giuseppe Imbrociano e Guida Giulia Amalia. Il padre è stato un’ antifascista comunista del 1921, segretario della cdl di Termini Imerese,  confinato politico nel 1942 a Pisticci, Pollica (Matera). Il suo è stato un intervento che ci ha commosso. Ma lo riferiamo con le sue parole, quelle che ha usato per comunicare l’evento a Lucia Vincenti che ricordiamo mentre legge una parte della lunga lista dei nomi dei caduti per la difesa della dignità umana, per la libertà e per la giustizia il 25 aprile di quest’anno al giardino inglese a Palermo.

“Mia gentile Laura Vincenti, ieri ad Isnello si è avuto un incontro dell’Anpi con i familiari del partigiano Ortoleva ucciso in Piemonte nel 1945 e le cui spoglie oggi riposano nel cimitero di questo paese delle Madonie. Per la prima volta nella mia vita mi sono commosso nell’illustrare quella che è stata la lotta antifascista dei siciliani ( fra i quali mio padre ) dal 1921 fino a dopo l’avvento della Repubblica che ha dato un assetto puramente formale e non sostanziale a quello che dovrebbe essere un vero Stato democratico. Le scrivo per esprimere la mia vicinanza alla Comunità Ebraica e la mia comprensione per il gesto estremo di Arrigo Levi, confinato anche lui nel luogo dove venne internato mio padre, poiché quando si è coinvolti da episodi terribili come quello che ha dovuto subire il Popolo Ebraico, resta dentro l’anima un dolore perenne che nessuno potrà mai cancellare.

 

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ORTOLEVA: ISNELLO RICORDA …

ANPI  Isnello

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Ad un anno dal rientro delle spoglie del nostro partigiano Giovanni Ortoleva e dopo i recenti funerali di Stato del partigiano e sindacalista Placido Rizzotto

ISNELLO RICORDA …

Domenica 2 settembre 2012

Ore 17,30  Partenza corteo dal centro sociale di Isnello per deporre una corona sulla tomba del partigiano Giovanni Ortoleva

 

Ore 18,00  Nell’aula consiliare del Centro Sociale, incontro dibattito con i referenti ANPI dei comuni delle Madonie

interverranno:

Antonio Ortoleva, giornalista, curatore del libro in uscita Giovanni Ortoleva”;

Dino Paternostro, giornalista,segretario della camera del lavoro di Corleone e responsabile del Dipartimento Legalità della CGIL di Palermo, autore del libro Placido Rizzotto, Istituto Poligrafico Europeo, Palermo 2012;

– Angelo Ficarra, segretario ANPI Palermo. “Solidarietà ai Giudici per Verità e Giustizia”

 

Ore 21.15 Centro Sociale: proiezione del film di Pasquale Scimeca: “Placido Rizzotto” (2000)

Nel corso dei lavori saranno proiettate, curate da Giulio Azzarello, foto e video della manifestazione del 3 settembre 2011 a Isnello e del 25 aprile 2012 a Palermo, Festa della Liberazione dedicata quest‘anno a Giovanni Ortoleva e Placido Rizzotto

I giovani di Isnello , durante la giornata, continueranno la raccolta delle firme per la richiesta del ripristino urgente delle strade provinciali, iniziativa promossa da Marcello Catanzaro, Giusy D’Angelo, Antonio Alfonso e Francesco Fustaneo.

Referente ANPI Isnello

Giusy Vacca

La tela “Bella Ciao” è della pittrice Angela Quagliana

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PER VERITA’ E GIUSTIZIA: NO ALLA TRATTATIVA STATO MAFIA

Una delle tante adesioni all’appello Verità e Giustizia

22 agosto 2012

Il Comitato provinciale ANPI Pescara – “EttoreTroilo” e i suoi iscritti – che si riconoscono anch’essi “partigiani della Costituzione” e che ogni giorno lavorano per preservare e vivere i principi della democrazia italiana, nata dalla Resistenza e dal sacrificio di intere generazioni di plurale tendenza politica nella lotta di Liberazione – non possono non testimoniare la propria vicinanza ideale ai magistrati di Palermo, Caltanissetta, Firenze, i quali indagano, tra mille difficoltà ma con grande dedizione civile e senso dello Stato, alla ricerca della verità su ambiguità e trame oscure che, nella stagione drammatica del 1992-1993, fecero temere il tracollo delle stesse istituzioni democratiche e repubblicane.
Mentre valorosi magistrati morivano sotto montagne di esplosivo, appare ormai chiaro come vi fosse chi, alle loro spalle, trattava nell’ombra con i mafiosi e piegava lo Stato a compromessi inaccettabili.
Crediamo che l’accertamento della verità giudiziaria (e politica) dopo vent’anni sia un dovere civico, presupposto medesimo di una democrazia sana e viva. Non può essere frapposto alcun ostacolo al diritto democratico di sapere, conoscere, giudicare che ogni cittadino detiene.

ANPI Palermo: Sulla nefanda vergognosa trattativa Stato mafia pubblichiamo di seguito PER INFORMAZIONE  l’articolo di Eugenio Scalfari  in risposta alla presa di posizione, che abbiamo già pubblicaro e  condiviso, di Gustavo Zagrebelsky , DI CUI RICORDIAMO ANCORA LA PROLUSIONE INIZIALE ALL’ULTIMO CONGRESSO NAZIONALE DELL’ANPI A TORINO, e la risposta, “CHE COSA VERAMENTE NASCONDE L’ARTICOLO DI SCALFARI CONTRO LA PROCURA DI PALERMO”, di Giuseppe Carlo Marino che segue.

CHE COSA VERAMENTE NASCONDE L’ARTICOLO DI SCALFARI CONTRO LA PROCURA DI PALERMO
pubblicata da Giuseppe Carlo Marino il giorno Martedì 21 agosto 2012 alle ore 14.00 ·
Infuriano  le polemiche sull’indecente articolo di Eugenio Scalfari di domenica scorsa. Il nocciolo dell’intera questione (compresa la vicenda dell’azione avviata da Napolitano contro la Procura di Palermo e in specie contro Antonio Ingroia), il nocciolo duro, è la trattativa Stato-mafia sulla quale  i giudici palermitani intendono  far luce e che altri, con vari gradi di autorevolezza “intellettuale” o istituzionale, vorrebbero mantenere nell’oscurità. In tutto questo – occorre  riconoscerlo –  Eugenio Scafari fa eccezione. Egli lascia intendere di riconoscere che la “trattativa” non è un’invenzione e che  quasi certamente ci fu davvero. Però, in sostanza, la ritiene politicamente  ben giustificabile e legittima e comunque, per la sua natura e per i suoi fini, tale da essere al riparo dai rigori del codice penale.

Come valutare una posizione come la sua e come, nel contempo, quella di altri che, dicendolo o scrivendolo, forse a partire dal Colle, sono stati e sono dalla sua parte?

Prendiamone atto con franchezza, sine ira ac studio. Nella sostanza – al di là dei toni polemici arroventati che hanno investito oltre che Ingroia un giurista di immenso prestigio qual è Zagrebelsky – Scalfari e compagni difendono l’intangibilità della Realpolitik e quindi il “diritto” dello Stato ad avere dei “segreti” e dei misteri da tutelare. Questo è sufficiente per metterli al di fuori dell’orizzonte dei principi e dei valori della nostra Costituzione e della stessa democrazia.

Ma, in definitiva, per quali motivi – per quali motivi angoscianti e veritieri! – sono così tenaci nella difesa ad oltranza di una siffatta invocazione alla segretezza e al silenzio? Continua a leggere

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Recupero memoria partigiani siciliani

 Palermo Comandante Barbato, particolarmente impegnata nel recupero della memoria del contributo siciliano alla lotta di Liberazione dal fascismo e dal nazismo, è felice di riprodurre, su segnalazione del compagno Giuseppe Spallino, due ricerche della dott.ssa Angela Diana Di Francesca su due partigiani di Cefalù: Salvatore Culotta, partigiano “Cefas”   e Lorenzo Spallino capo partigiano e menbro del CNL. Diamo inoltre notizia della cerimonia in memoria ed onore del partigiano Salvatore Narcisi che si svolgerà a Cammarata sabato 25 agosto alle ore 10,00. L’iniziativa si deve ai cittadini del Comune di Maggiora in provincia di Novara insieme al loro Sindaco, ed alcuni esponenti dell’ANPI dello stesso Comune, per  commemorare il sacrificio del partigiano Salvatore Narcisi nativo di Cammarata fucilato nel 1944 con altri tre giovani nelle campagne vicino a questa cittadina piemontese, dalle truppe nazi-fasciste.

Scheda110:  SALVATORE CULOTTA, il partigiano “CEFAS”; Scheda111:  LORENZO SPALLINO capo partigiano e membro del CNL Continua a leggere

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Per Verità e Giustizia: “trattativa” tra uomini delle istituzioni e uomini della mafia

La Magistratura sta indagando su ciò che “in base a sentenze definitive, possiamo considerare la “trattativa” tra uomini delle istituzioni e uomini della mafia. Sulla straordinaria importanza di queste indagini e sulla necessità che esse siano non intralciate, ma anzi incoraggiate e favorite, non c’è bisogno di dire parola, almeno per chi crede che nessuna onesta relazione sociale possa costruirsi se non a partire dalla verità dei fatti, dei nudi fatti. Tanto è grande l’esigenza di verità, quanto è scandaloso il tentativo di nasconderla.”

Un interessante articolo di GUSTAVO ZAGREBELSKY  da Repubblica del 17 ago 2012

di GUSTAVO ZAGREBELSKY

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/17/news/napolitano_la_consulta_e_quel_silenzio_sulla_costituzione-41067801/?ref=HREC1-8

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firmiamo per la verità. solidarietà ai giudici di Palermo e Caltanissetta

continua la campagna per  VERITA’ E GIUSTIZIA BASTA CON LA REPUBBLICA DEI MISTERI 

solidarietà a Ingroia, Scarpinato, Messineo, Di Matteo e alle procure di  Palermo e Caltanissetta

Poniamo la parola fine alla lunga scia di stragi avvolte nei misteri, nei depistaggi, negli armadi della vergogna, coperti da misteriosi segreti di Stato e da pseudo trattative di cui si arrogano nell’ombra  la titolarità alcuni oscuri corpi dello Stato. Trattativa che paga l’Italia tutta in termini di sovranità dello Stato, di Democrazia, di integrità della Costituzione nata dalla Resistenza.    Sottoscrivi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/stato-mafia-pm-accerchiati-nostra-raccolta-di-firme-per-rompere-silenzio/321271/

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Omaggio a Peppino Benincasa Partigiano e Cavaliere della Repubblica

Castronovo 27 luglio splendida serata in piazza Pepi. La cittadinanza rende omaggio al partigiano e cavaliere

Sopravissuto all’eccidio di Aqui nell’isola di Cefalonia , partigiano dopo l’ 8 settebre 1943 nella resistenza greca, sposatosi con Maria Valli, figlia del capo partigiano. Poeta, scrittore, archeologo, UOMO e SPIRITO LIBERO

Ha ricevuto la tessera ad honorem dell’Associazione nazionale partigiani d’italia

 

Sono intervenuti Angelo Ficarra ANPI Palermo

Pippo Oddo  Istituto Gramsci Siciliano

Silvia Bentivegna, nipote Capitano Antonino Verro

Mario Liberto, Franco Licata, Annamaria Traina, Eugenio Giannone, Vitale Pellitteri

Il Partigiano Benincasa con il Sindaco di Castronovo

Siamo felici ed onorati di pubblicare il commosso omaggio di Silvia Bentivegna al partigiano cavaliere Giuseppe Benincasa.

Silvia discende da una lunga teoria di eroi della libertà dal martire Francesco Bentivegna fucilato dai Borboni il 20 dicembre 1856 a Mezzojuso per avere indicato ai contadini la via della libertà e della giustizia sociale, a Stefano Bentivegna con i cacciatori dell’Etna con Garibaldi, al capitano Antonino Verro medaglia d’argento fra i caduti della strage nazifascista di Cefalonia, nipote del famoso Bernardino grande dirigente dei fasci dei lavoratori siciliani, a Sasà Bentivegna eroe della Resistenza romana.

“Quando Pippo Oddo mi chiese a nome dell’amministrazione comunale di Castronovo di Sicilia e dell’associazione culturale Kassar di partecipare a questo incontro, non ho indugiato un solo momento ad accettare per almeno tre motivi: 1) l’evento mi dava l’opportunità di congratularmi con il neo cavaliere Giuseppe Benincasa (sopravvissuto al barbaro eccidio di Cefalonia) per aver ricostruito sul filo della memoria il primo episodio in assoluto di lotta armata contro l’oppressore nazi-fascista; 2) mi conferiva il ruolo di mediatrice culturale tra le generazioni nate prima dell’ultimo conflitto mondiale e quelle che le guerre hanno avuto la fortuna di vederle solo attraverso gli schermi televisivi; 3) mi offriva finalmente anche l’occasione di ringraziare di persona l’insigne festeggiato proprio qui, nella piazza dove era esordito da bambino all’impegno antifascista, per tutto quello che ha fatto e sicuramente continuerà a fare per additare alle nuove generazioni e a quanti hanno la memoria corta l’eroismo dei giovani partigiani caduti o trucidati a Cefalonia dopo l’8 settembre 1943: Continua a leggere

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E’ ora di dire basta. VOGLIAMO VERITA’ E GIUSTIZIA. FINIAMOLA CON LA REPUBBLICA DEI MISTERI

Giorno 18 luglio l’ANPI Palermo Comandante Barbato ha partecipato nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza alla commemorazione di Paolo Borsellino. Eravamo presenti con il banner dell’ANPI “Siamo partigiani della Costituzione” che significativamente richiama una frase  importante di Antonio Ingroia a cui va la nostra totale solidarietà sicuri dell’alto messaggio ideale e morale che lui porterà ovunque si trovi a lavorare nel mondo.

. Eravamo presenti in tanti dell’ANPI Palermo: dal presidente Ottavio Terranova, Angelo Ficarra, Antonella Leto, Armando Sorrentino, Antonio Piraino, Nicola Cipolla, Giacomo Bellomare, Salvatore Basile, Antonio Terranova, e tanti, tanti altri anche di diverse ANPI d’Italia.

“CONTRO L’ ATTENTATO ALLA VERITA’ E ALLA GIUSTIZIA. Non è uno dei tanti, è il più grave degli ultimi anni. Se quelle intercettazioni sono così temute, urge conoscerle integralmente, parola per parola. Si ponga fine alla “repubblica dei misteri”. La nostra solidarietà ad Ingroia e alla Procura di Palermo, in memoria di Paolo Borsellino e di tutti i caduti nella lotta contro l’Italia della corruzione e delle mafie.”

Da Giuseppe Carlo Marino

Caro Paolo. Lettera del procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato letta in via D’Amelio il 19 luglio scorso

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scarpinato-roberto-bigdi Roberto Scarpinato – 22 luglio 2012
Caro Paolo,
oggi siamo qui  a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa  imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare  alle cerimonie ufficiali  che ricordano le stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Stringe il cuore a vedere talora  tra le prime file, nei posti  riservati alle  autorità,  anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e  di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco  le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale  che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.

E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti  pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi.

Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno  di tregua dalla loro presenza.

Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché  pronunciate da loro,  parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica  stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.

Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere  e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che  sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo  in questo nostro povero e disgraziato paese.

Un paese nel quale per troppi secoli la legge è  stata solo la voce del padrone, la voce di  un potere  forte con i deboli e debole con i forti.

Un paese nel quale lo Stato non era  considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i  volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.

Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non  ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti:

“Lo Stato non si presenta con la faccia pulita .. Che cosa si è fatto per dare allo Stato.. una immagine credibile?…. La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni”.

E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti:

“No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle Forze dell’Ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”

E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.

Nelle cerimonie pubbliche  ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l’artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato.

Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei  magistrati esemplari.

Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.

Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché  grazie a voi e a uomini come voi  per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con  volti credibili nei quali era possibile identificarsi  ed acquistava  senso dire “Lo Stato siamo noi”.

Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e  coltivi la capacità di  innamorarsi del destino degli altri.

Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio  del senso del dovere.

Ti  sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande.

Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a  obbedienza gerarchica ai superiori.

Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.

Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Parlando di Giovanni dicesti: “perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato…”

Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d’amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi  riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.

Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci  sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.

Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il  4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: “…la morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po’ come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato”

Missione doppiamente compiuta, Paolo.

Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso.

E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.

E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che  ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando  dopo la strage di via D’Amelio  sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime  – che tutto fosse ormai finito.

Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita.

Come quando nel  corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il  vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.

Sotto le macerie  dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre  spalle e a nostra  insaputa.

Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra  forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze,  le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.

E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non  vi avessero lasciato morire.

Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice  dell’economia e della finanza e molti altri.

Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo  di  colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che  affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi.

Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suo rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.

Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico.

Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.

Si racconta  che la mafia è costituta solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano.

Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi  in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993   ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni.

Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.

E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i  tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti.

E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che  lo Stato,  quello Stato  che  nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell’Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.

Per questo dicesti a tua  moglie Agnese:

“Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”

Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza.

E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.

Pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che  leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.

Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura.

Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in  quelle dei magistrati.

Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne.

Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.

Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che  è solo questione di tempo.

Sanno che riusciremo a scoprire la verità.

Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi  busserà lo Stato, il vero Stato quello  al quale  tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.

E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.

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