MEMORIA E FUTURO – ANPI PALERMO LA STRAGE DI PORTELLA

-1IMG-20170522-WA0005Interessante convegno organizzato da Memoria e Futuro sulla strage di Portella della Ginestra con interventi di Nicola Tranfaglia, Ferdinando Imposimato, Armando Sorrentino, Peppino Lo Bianco, Antimafia 2000, Sandro Immordino, Giorgio Mannino. Testimonianze di Ottavio Terranova e video di Giuseppe Casarubbea, Fofi. Presente Maurizio Casarubea.

nella foto la testimonianza di Ottavio Terranova  e  Angelo Ficarra che porta il saluto dell’Anpi avanzando, fra l’altro,  la proposta della creazione, con l’aiuto dell’ANPI Nazionale, di un Isstituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea (ISTORECO) a Palermo da intestare, su proposta del Presidente onorario Giuseppe Carlo Marino, a Giuseppe Casarubea.

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Palermo 27 maggio Giornata antifascista

fonderiaAssociazione Nazionale Partigiani d’Italia

 

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INVITO ANPI PER MOSTRA ATTIVITA’ SCUOLE CELEBRIAMO IL 70° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

invito A.N.P.I. per mostra scuole

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27 maggio giornata dell’antifascismo

ARCI, CGIL e Libertà e Giustizia aderiscono alla Giornata antifascista promossa dall’ANPI

15 Maggio 2017

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Ricordo di TERESA MARTINI e le sue sorelle che con Lei furono nella cospirazione e nel rischio

Carissimi/e, con dispiacere vi annunciamo che è morta Teresa Martini, nostra
iscritta da sempre, che negli anni bui e drammatici della guerra fece parte,
allora giovane ragazza, della “rete” coordinata da Padre Placido Cortese,
conventuale del Santo, che aiutava, nascondendoli, soccorrendoli, favorendo
il loro espatrio in Svizzera, antifascisti, prigionieri alleati, ebrei.
Questa rete ebbe i suoi martiri nello stesso padre Placido e nella Maria
Borgato “Soti” di Saonara; Teresa pagò questo suo impegno umano e politico,
assieme ad altri/e, con la deportazione nel campo di MAUTHAUSEN.

A Lei siamo grati per averci consentito, agendo assieme a tanti
partigiani/e, antifascisti, soccorritori, di nascere liberi in una libera
Repubblica, di godere i frutti del loro sacrificio e delle loro lotte.

Ricorderemo TERESA MARTINI, le sue sorelle che con Lei furono nella
cospirazione e nel rischio, quella bella gioventù di 70 anni fa, con
rimpianto, riconoscenza e affetto nelle esequie che si tengono GIOVEDI’
29 Dicembre 2016 alle ore 11.00 nella sala del Commiato del Cimitero
Maggiore di Padova.

La sala si trova al termine della strada che costeggia il Cimitero Maggiore
sul lato destro, guardandolo da Via Chiesanuova.

VI raccomandiamo di partecipare con i fazzoletti e le bandiere
dell’Antifascismo e della Resistenza.

Floriana Rizzetto e Maurizio Angelini

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46 anni fa l’omicidio del Procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e dell’agente Antonio Lorusso

14502818_10202163045595076_7734530787431353840_nDal nostro Pietro Scaglione junior riceviamo e con piacere pubblichiamo ricordando che sabato 6 maggio ci sarà la cerimonia ricordo dalle ore 930 alle ore 1030  nell’aula magna del Palazzo di Giustizia.

Comunicato stampa: 46 anni fa l’omicidio del Procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e dell’agente Antonio Lorusso. Un convegno in memoria.

Il sacrificio del Procuratore Pietro Scaglione e dell’agente Antonio Lorusso (uccisi il 5 maggio del 1971 nella via Cipressi di Palermo) sarà ricordato sabato 6 maggio, alle ore 9.30, nell’Aula magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, in occasione del Convegno dal titolo “L’assetto ordinamentale del Pubblico Ministero tra poteri e responsabilità”, organizzato dal Centro Siciliano di Studi sulla Giustizia.

Entrato in magistratura nel 1928, Pietro Scaglione mantenne la sua piena indipendenza dal regime fascista.  Nella sua lunga carriera di giudice e pubblico ministero, le battaglie in difesa dell’autonomia dei magistrati dal potere esecutivo si alternarono con l’impegno per la verità sui misteri e sui gialli siciliani.

In relazione alla strage di Portella della Ginestra di 70 anni fa, il Pubblico ministero Pietro Scaglione, nel 1953,  accreditò come principali moventi:  la “difesa del latifondo e dei latifondisti”; la lotta “ad oltranza” contro il comunismo che Salvatore Giuliano “mostrò sempre di odiare e di osteggiare”; la volontà da parte dei banditi di accreditarsi come “i debellatori del comunismo”, per poi ottenere l’amnistia; la volontà di “usurpazione dei poteri di polizia devoluti allo Stato”; la “punizione” contro i contadini che allontanavano i banditi dalle campagne.

Con riferimento agli assassini dei sindacalisti siciliani negli anni Quaranta e Cinquanta, l’allora sostituto procuratore generale Pietro Scaglione chiese l’ergastolo per i boss imputati dell’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto e il rinvio a giudizio per gli accusati dell’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale. Nelle sue dure requisitorie, il pubblico ministero Scaglione parlò di “febbre della terra” ed esaltò le lotte sindacali.

Secondo quanto scrisse, poi , il giornalista Mario Francese (ucciso dalla mafia nel 1979), il Procuratore Pietro Scaglione “fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli  nelle pubbliche amministrazioni. E’ il tempo del cosiddetto braccio di ferro tra l’alto magistrato e i politici, il tempo in cui la linea Scaglione portò ad una serie di procedimenti per peculato o per interesse privato in atti di ufficio nei confronti di amministratori comunali e di enti pubblici”. Il riacutizzarsi del fenomeno mafioso, negli anni 1969-1971, “aveva indotto Scaglione ad intensificare la sua opera di bonifica sociale”, infatti, richieste di “misure di prevenzione e procedimenti contro pubblici amministratori ……. hanno caratterizzato l’ultimo periodo di attività del Procuratore capo della Repubblica”. (M. FRANCESE, Il giudice degli anni più caldi, in il Giornale di Sicilia, 6 maggio 1971, p. 3).

In questo contesto – come affermò Paolo Borsellino – “la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte. Accadde così per Scaglione […]” (in  La Sicilia, 2 febbraio 1987, p.10)

L’uccisione del Procuratore Scaglione – come scrisse, a sua volta, Giovanni Falcone – ebbe sicuramente “lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino” (in La Posta in gioco, edizioni Bur, 2011, p. 320).

Le causali dell’omicidio del Procuratore Scaglione e del  precedente sequestro del giornalista Mauro De Mauro come scrisse lo storico Francesco Renda erano “inequivocabili”: “Si trattava di una ripresa del terrorismo mafioso tipo 1946-1948, non più però contro dirigenti sindacali e politici del mondo contadino, bensì contro la stampa e un corpo essenziale dello Stato, come l’organo giudiziario” (in Storia della mafia. Come, dove, quando, Palermo, Sigma edizioni, 1997, p. 374).

Il Procuratore Scaglione svolse altresì, con impegno e dedizione, la funzione di Presidente del Consiglio di Patronato per l’assistenza alle famiglie dei detenuti ed ai soggetti liberati dal carcere, promuovendo, tra l’altro, la costruzione di un asilo nido; per queste attività sociali, gli fu conferito dal Ministero della Giustizia il Diploma di primo grado al merito della redenzione sociale, con facoltà di fregiarsi della relativa medaglia d’oro.

Infine, con Decreto del Ministero della Giustizia del 1991, previo parere favorevole del Consiglio Superiore della Magistratura, Pietro Scaglione fu riconosciuto “magistrato caduto vittima del dovere e della mafia

Palrmo 4 maggio 2017

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1° maggio a Portella della Ginestra

Ieri sera a Corleone interessante dibattito/conoscenza sulla memoria orale e la Sicilia dei Fasci Siciliani, di Portella, della battaglia di Palermo. Avrei voluto leggere il pianto di Ignazio Buttitta su Portella ma è mancato il tempo (e forse il giusto raccordo), lo faccio ora 1° maggio in partenza per Portella
Pianto di IGNAZIO BUTTITTA
per la strage di Portella
petri e fangu
pi cu supporta a miseria
petri e fangu
pi chi batti i manu ai potenti
petri e fangu
pi cu nun metti u coddru
nda furca da libertà.
Lu dicu ai siciliani
e mi scatta u cori.
E fu aeri, a data nun cunta,
Iu vitti chiangiri i matri
ndo chianu da Purteddra

e Saveria Megna agginucchiata
supra l’erba parlari
cu so’ figghiu ammazzatu.
Idda u videva io no.
Foddi era io
si doppu vitti nesciri di fossi,
tutti i morti
pa libertà da Sicilia.
Vivi a migliara a marusi
Cu focu ‘nda l’occhi.18198628_10208680020854765_390482455827699483_n 18221716_10208680018654710_6404438696072293667_n 18194798_10208680020574758_7641778761996656138_n 18194593_10208680018814714_1186005224932649574_n 18198369_10208679736887666_8929596062898031142_n-1 18193907_10208679719807239_4069534841038227535_n 18195168_10208679736327652_267493495975214894_n 18274814_10208679724047345_5067072045816113923_n 18195117_10208680023654835_6680338722921510944_n 18194693_10208680022294801_3804492418822420032_n 18198335_10208679715447130_2802711287972944789_n 18198525_10208679721207274_2041102149513338208_n 18198720_10208680022574808_8895323729103835918_n 18193788_10208679721967293_1309331697136921191_n 18198533_10208680018774713_7895697758314900042_n <img class=”alignleft size-large wp-image-6558″ src= 18222654_1403826749710498_6320566030975232209_n 18199564_1403826783043828_8736690841092111811_n-2
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PORTELLA DELLA GINESTRA: UN MISTERO LUNGO 70 ANNI.

grazie a Pietro Scaglione per questo prezioso contributo

PORTELLA DELLA GINESTRA: UN MISTERO LUNGO 70 ANNI. MA GIA’ NEL 1953 PM SCAGLIONE INDICO’ APERTAMENTE I MOVENTI E LA FINALITA’ ANTICOMUNISTA DELLA STRAGE.

Lunedì si celebrerà a Portella della Ginestra il settantesimo anniversario della strage del Primo Maggio del 1947, alla presenza dei segretari generali di CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro, Cisl e Uil. Alla vigilia, il presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso ha chiesto la desecretazione di tutti gli atti riguardanti l’eccidio, accogliendo la richiesta dei familiari delle vittime e dell’ Istituto Gramsci Siciliano guidato da Salvatore Nicosia.
70 anni di gialli, depistaggi e segreti di Stato, ma le sinistre, i sindacati, la stampa democratica e una parte della magistratura compresero subito la vera natura della strage di Portella della Ginestra, scontrandosi con il muro di gomma del potere.
La finalità anticomunista dell’eccidio fu ad esempio ben compresa sin dagli anni Cinquanta dall’allora sostituto procuratore generale Pietro Scaglione, poi ucciso nel 1971 dopo essere diventato Procuratore Capo della Repubblica di #Palermo. Nel 1953, Scaglione scrisse nero su bianco i moventi piu’ credibili della strage di Portella: “la lotta ad oltranza” contro il comunismo che Giuliano “mostrò sempre di odiare e di osteggiare”; la volontà da parte dei banditi di accreditarsi come “i debellatori del comunismo”, per poi ottenere l’amnistia; la volontà di “usurpazione dei poteri di polizia devoluti allo Stato”; la “punizione” contro i contadini che cacciavano i banditi dalle campagne; la “difesa del latifondo e dei latifondisti”.
Il PM Pietro Scaglione respinse il depistante tentativo di coinvolgere il Pci – operato dagli ambienti conservatori – e archiviò per assoluta infondatezza la denuncia del giornalista Vincenzo Caputo contro il senatore comunista Girolamo Li Causi (divenuto in seguito vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia). Scaglione smentì il ministro Scelba e scrisse: “Giuliano non strinse mai intese con il Partito comunista, verso cui mostrò sempre la più irriducibile avversione e l’odio più tenace”.
Il PM Pietro Scaglione archiviò per infondatezza anche le denunce contro la sinistra separatista siciliana dell’avvocato Nino Varvaro, che aderì al Blocco del Popolo, il fronte unitario delle forze socialiste e comuniste. Scaglione scrisse: “Salvatore Giuliano si orientò politicamente genericamente verso i partiti anticomunisti, come risultò dalle deposizioni dei suoi familiari”, quindi non avrebbe mai potuto stringere accordi con il Blocco del Popolo (fautore delle lotte contadine).
Nelle sue Conclusioni, invece, il PM Scaglione parlò di “crisma della verità” per le rivelazioni di Gaspare Pisciotta, luogotenente di Salvatore Giuliano, in relazione ai rapporti tra banditismo, mafia e forze dell’ordine. Un ritratto inquietante degli anni in cui il Ministero degli Interni concesse un singolare “attestato di benemerenza” per Pisciotta. In particolare, un Ispettore generale di Pubblica Sicurezza intrattenne “amichevoli incontri con il capobanda Giuliano, allietati da soffici panettoni e liquori”; un ufficiale dei carabinieri concesse a Pisciotta “generosa ospitalità e amichevoli attenzioni”; un generale dell’esercito offrì allo stesso Pisciotta “un regolare passaporto perché potesse liberamente espatriare e sottrarsi così alle sanzioni della legge per tutti i gravissimi delitti commessi”.

L'immagine può contenere: una o più persone, montagna, spazio all'aperto e natura
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Un monumento a Rosario Di Salvo e a Pio La Torre

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con Gabriele Bonafede ‘sul percorso del recupero della memoria’

A ogni 25 aprile ritornano i ricordi di famiglia. In Italia, ci si ricorda dei propri nonni, e non solo quelli che combatterono tra le file partigiane. Oggi, in questo 25 aprile che mi limito a definire “strano”, non posso non ricordare uno zio e un prozio.

Un mio zio partecipò alla lotta partigiana. Non amava parlarne e ne so molto poco. Tranne che, a soli 21 anni, dovette combattere per la libertà fino a 23. Rischiando la vita e vivendo in condizioni impossibili per due lunghi anni nelle montagne sopra la pianura padana. Vedendo morire i propri amici e le proprie amiche impegnate nella lotta per liberare se stesso e tutti. Per non parlare di tutto il resto.

Guardando i ragazzini di oggi, e non solo, mi chiedo quanti realmente capiscano cosa vuol dire morire a questa età per liberarsi da una dittatura mostruosa. Mi chiedo se capiscano persino la definizione di dittatura. Ma è mio prozio e la sua vicenda che forse insegnano ancora di più.

Un prozio non combatté tra le file partigiane. Fu catturato nel settembre del 1943 dai tedeschi, come tanti soldati della IV armata italiana di stanza in Francia: praticamente subito dopo l’armistizio, dopo, semmai, un breve tentativo di fermare l’attacco dei tedeschi contro le unità italiane in disfacimento. E qui, invito i più giovani a leggere qualche notizia su quell’evento troppo spesso dimenticato, l’8 settembre 1943, e strettamente legato al 25 aprile 1945.

Ben prima dell’8 settembre 1943 mio prozio aveva fatto una scelta fondamentale, condivisa, e resa possibile, con il comandante di quell’armata italiana che occupava il suolo francese, il generale Mario Vercellino. E cioè salvare quanti più ebrei possibile, perlomeno senza consegnarli ai tedeschi. Come è anche raccontato in uno dei più bei romanzi sulla persecuzione degli ebrei, “Un sacchetto di biglie” di Joseph Joffo, e in altre testimonianze. Essendo un colonnello del genio, mio prozio probabilmente ne salvò tanti per lo meno indirettamente. Rischiando di essere ucciso anche lui. Ed è rimasta sempre una storia nel suo cuore e in pochi, pochissimi racconti. Mai sbandierata, per questo molto vera.

Per quello che ne so, e avendo letto i suoi diari tanto tempo fa, prima e durante la guerra era stato per lo meno monarchico, se non fascista. D’altronde, era stato già decorato quale tenentino nella prima guerra mondiale (1915-1918) che principalmente combatté sul Carso, anche lì protetto chissà come dalla morte. Forse, per chi ci crede, protetto dalle preghiere di ogni notte recitate da sua sorella, mia nonna, e tutta la famiglia: “Maria, Madre di Dio, proteggilo con il tuo mantello”. Ancora oggi qualche lacrima scorre quando ricordo questa preghiera e queste cose successe circa cento anni fa.

Nel 1943, in Francia, pur essendo un ufficiale di un certo grado in un esercito di un regime fascista, difese gli ebrei nel momento in cui era più pericoloso farlo. E avendo tutto da perdere.

Ovviamente, mio prozio fu catturato come tanti altri e deportato a Belsen. Dove se la cavò ancora una volta, tante volte, per miracolo, in due terribili anni di prigionia. I cui racconti preferisco non riportare qui. E tornando irriconoscibile, poiché, sempre seguendo le storie di famiglia, pesava 40 chili nonostante il suo metro e ottanta di altezza.

Non so quanto diventò pacifista. Ma sicuramente tornò con la consapevolezza del male assoluto che sono dittature e guerre. E con un cuore ritrovato per la democrazia.

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A MAZZARA DEL VALLO RICORDANDO VINCENZO MODICA COMANDANTE “PETRALIA”

26 Aprile Mazzara del Vallo manifestazioni per il 25 aprile ricordando Vincenzo Modica Comandante ‘Petralia’

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