UN SALUTO COMMOSSO A SALVATORE LI CAUSI DA BAUCINA SOPRAVVISSUTO ALLA STRAGE DI CEFALONIA

Riportiamo da fb il commosso saluto di Pippo Oddo cui l’ANPI si associa ringraziando Pippo per il suo prezioso contributo al recupero della memoria

Ciao, Turiddu. Nel rivolgerti commosso l’estremo saluto mi tornano alla mente tanti episodi del tuo vissuto, dal racconto della strage che ti ho sentito fare per la prima volta dentro la Camera del lavoro di Villafrati, al brillio che avevi negli occhi quando mi volevi regalare quello che chiamavi “il libro della mia storia”, la ricostruzione della strage del 1943 ad opera del tuo cappellano militare don Luigi Ghilardini.

Si è spento ieri a Villafrati all’età di 92 anni Salvatore Li Causi, bracciante agricolo, reduce di Cefalonia. Cuciniere dell’eroico capitano Antonino Verro (corleonese morto in combattimento contro i nazifascisti, pronipote dell’eroe risorgimentale Francesco Bentivegna e parente di Bernardino Verro), Turiddu Li Causi sfuggì per puro miracolo all’eccidio del settembre 1943. Tornato in Italia, corse subito a Corleone a fare visita alla famiglia del suo comandante. Poi, il 10 novembre 2011, su mia proposta, l’Istituto Gramsci Siciliano organizzò un convegno cui parteciparono tre sopravvissuti del barbaro massacro del 1943, i familiari di Li Causi e due nipoti del capitano Verro (medaglia d’argento della Resistenza). Turiddu non era potuto venire per difficoltà motorie, ma avevamo agli atti del convegno una sua intervista (rilasciata su mio suggerimento alla giovanissima antropologa Provvidenza Cuccia). Pochi giorni dopo i nipoti del capitano Verro andarono a fargli visita a Villafrati, per ringraziarlo a nome della famiglia delle attenzioni che aveva avuto nei riguardi del loro zio. Allego l’intervista:
INTERVISTA DI PROVVIDENZA CUCCIA
SCHEDA DI RILEVAZIONE
Nome Salvatore
Cognome Li Causi
Luogo e data di nascita Baucina 07/01/1921
Attività svolta prima della guerra bracciante agricolo
Grado durante la Seconda Guerra Mondiale soldato semplice e cuciniere
Scolarità seconda elementare
Luogo di rilevazione Villafrati
Data di rilevazione 15/10/2011 e 20/10/2011
Rilevatore Provvidenza Cuccia

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IO HO VISTO: Testimonianze sulle stragi nazifasciste da Castiglione di Sicilia a Sant’Anna di Stazzema

ENZO RINELLA LEGGERA’ ALCUNE PAGINE DEL LIBRO E LEGGERA’ ANCHE LA TESTIMONIANZA  DI IGNAZIO MAIORANA  DA CASTELBUONO CHE SCOPRE DOPO TANTI ANNI L’INCREDIBILE STORIA DEL PADRE SOPRAVVISSUTO  AL LAGER DOPO AVERE SALVATO IN SILENZIO TANTE VITE UMANE.

ANTONIO ORTOLEVA PARTECIPA ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO 

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Processo Cefalonia: ergastolo a ex nazista STORK

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella foto il partigiano Giuseppe Benincasa di Castronovo, sopravvissuto alla strage di Cefalonia, tessera AD HONOREM dell’ANPI Palermo. E’ stato a Roma il 20 settembre scorso a testimoniare al processo che si è concluso ieri 18 ottobre con la condanna all’ergastolo per Alfred Stork: “Certo questo non chiude la storia dell’armadio della vergogna ma, anche se dopo 70 anni, segna un passo importante nel percorso per verità e giustizia”. 

(ANSA)-ROMA,18 OTT- Il Tribunale militare di Roma ha condannato all’ergastolo Alfred Stork,90 anni,un ex militare tedesco accusato di aver partecipato alla fucilazione di “almeno 117 ufficiali italiani” a Cefalonia,nel settembre 1943.Stessa richiesta anche dal pm.L’imputato,contumace,si è sempre disinteressato del processo.Soddisfatto il procuratore,”ma -dice- quando una sentenza arriva a 70 anni dai fatti è negata giustizia”.E’la prima sentenza di condanna per Cefalonia dopo il processo di Norimberga.

da Unione Sarda le dichiarazioni di sopravvissuti e di parenti di vittime  

“Meno male… quell’assassino” sono state le prime parole di Libero Cosci, classe 1920, pisano, scampato alla fucilazione di Cefalonia. Era stato “otto ore sotto i cadaveri dei miei compagni, otto ore sotto al sangue di quei poveri innocenti”. Ora dice: “Forse ho pure conosciuto Stork, non so, ma quei tedeschi non ebbero pietà per nessuno di noi. La decisione del Tribunale militare mi sembra giusta per la storia – conclude emozionato – Continuate a parlare di noi, non dimenticateci, anche quando fisicamente non ci saremo più”.

“Si è finalmente arrivati alla prima vera condanna per la strage degli ufficiali italiani a Cefalonia”, ha dichiarato Marcella De Negri, figlia di una delle vittime. Tuttavia, ha aggiunto, “non possiamo nasconderci che Stork è anche l’ultima ruota del carro: sono passati 70 anni e tutti i maggiori responsabili della strage, a causa della ragion di Stato, e quindi per motivi politici, non hanno subito alcuna conseguenza per questo efferato crimine”. A lei si è unita Paola Fioretti, un’altra figlia di uno degli ufficiali fucilati e parte civile al processo: “La sentenza di oggi è importante, perché dopo 70 anni di rimpalli di responsabilità viene finalmente messo un punto fermo. Era necessaria per tutti noi, familiari delle vittime, ma anche per l’Italia, per le generazioni più giovani, che devono capire che nessuno può giudicare un’altra persona non degna di esistere”. Per Maria Stella Conte, nipote di Santino Conte, tenente di artiglieria ucciso a 27 anni, ha raccontato che “all’interno dell’aula del tribunale si respirava un’aria di attesa, un’esigenza di memoria oltre che di giustizia. I vecchi orfani si abbracciavano, uniti nelle loro storie personali, segnate indelebilmente da quell’evento””.
Venerdì 18 ottobre 2013 13:18

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FILM: GIULIANA SALADINO

 

PLAYMAKER PRODUZIONI  è lieta di invitarvi all’anteprima nazionale del film documentario

GIULIANA SALADINO – COME SCRIVE UNA DONNA

di A. Zulini, L. Schimmenti, G. Donati, M. Battaglia

che si terrà Mercoledì 23 Ottobre 2013 ore 20:30 presso il Cinema De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa 
nell’ambito della IX edizione degli Italian Doc Screenings, showcase del film documentario italiano per il mercato internazionale 
che si svolge quest’anno per la prima volta a Palermo dal 23 al 26 Ottobre p.v.
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IGNAZIO BUTTITTA E LAMPEDUSA: La promessa è stata vacua! Vanamente consumatasi in pochi giorni

Da Domenico Stimolo

….I vivi e i morti

I VIVI:  Enrico Letta, presidente del Consiglio: 9 ottobre, ore 12.25, solenne pubblica promessa in conferenza stampa – puntati gli occhi del mondo -, presente il Presidente della Commissione Ue Manuel Barroso : “ la decisione che posso qui annunciare è che sarà funerale di Stato quello che riguarda le vittime di quello che è avvenuto…….”

I MORTI. Trecentosessantatre, affogati a pochi centinaia di metri da Lampedusa. Proprio in questi giorni è iniziata la tumulazione delle salme in diversi cimiteri siciliani…..in ordine sparso.

I morti ripartono, in silenzio e in “clandestinità”. Non hanno ricevuto discorsi, fanfare, bandiere, stendardi e benedizioni.

La promessa è stata vacua! Vanamente consumatasi in pochi giorni.

Da buon “veggente”, il sommo poeta siciliano Ignazio Buttitta lo scrisse in versi:

“L’emigranti ripartono”

 

Ottu jorna di festa                      Otto giorni di festa

e ora si vannu                            e ora se ne vanno

                         ca non è chiù Natali                    perché non è più Natale

                         e mancu Capudannu                   e nemmeno Capodanno

 

                         Ritornanu nta vivi                       Ritornano nella neve

                         unni c’è negghia e scuru,            dove c’è nebbia e scuro,

                         unni sunnu chiamati                   dove son chiamati

                         e c’è un patruni strania               e c’è un padrone straniero

                         e c’è un travagghiu duru             e il lavoro è duro

 

                         Unni sunnu chiamati                   Dove sono chiamati

                         pi ncìuria, terroni,                       per offesa, terroni,

                         e l’òmini da Sicilia                       e dicono che noi siciliani

                         non semu genti boni.                   non siamo gente buona. 

 

                         E partinu cu suli                          E partono con il sole

                         nto trenu senza suli                     su un treno senza sole

                         cu cori chi ci chianci                     con il cuore che gli fa male

                         e un gruppu nni li guli                  e un groppo nella gola.

 

                         Nto trenu senza suli                     Sul treno senza sole

                         cu cori chi ci chianci                     col cuore che gli piange

                         “ Addiu bedda Sicilia,                   “ Addio bella Sicilia,

                         oh terra mia d’aranci!                  Oh terra mia d’arance!

 

                         Oh terra mia d’aranci                   Oh terra mia d’arance

                         d’aranci e di canzuni;                  d’ arance e di canzoni;

                         u latti mi lu dasti                         il latte me l’hai dato

                         ma pani un mi nni duni!.              Ma il pane me l’hai tolto.

                        Partinu a la vintura;                        Partono alla ventura;

                        i trenu sunnu chini;                        i treni sono pieni;

                        i manu chi salutanu                        le mani che salutano

                        fora di finistrini.                             stanno fuori dai finestrini.

 

                        Salutanu l’amici,                            Salutano gli amici,

                        i matri e i picciriddi;                        le madri  ei bambin;i

                        e i stazioni o scuru                         le stazioni sono al buio

                        e u celu senza stiddi.                      e il cielo senza stelle.

 

                        Pari ca fussi a guerra                      Come ci fosse la guerra

                        e iddi si u surdati                            e loro sono i soldati

                        ca vannu a fari a guerra                  che vanno a fare la guerra

                        chi zaini affardillati                          con gli zaini affardellati.

 

                       Surdati disarmati                            Soldati disarmati

                       e senza distintivi                             e senza distintivi

                       ca partinu e non sannu                    che partono e non lo sanno

                       si tornanu fra i vivi                          se tornano tra i vivi.

 

                       Pi armi hannu i vrazza                    Per armi hanno le braccia

                       e hannu i caddi e manu;                  hanno i calli alle mani;

                       a patria non hannu                         la patria non hanno

                       e né travagghiu e pani.                   che dia lavoro e pane. 

 

                       I vrazzi e i caddi hannu                   Hanno le braccia e i calli

                       e i carini forti                                 hanno le schiene forti

                       pi fari i casi a l’àutri,                        per fare le case agli altri,

                       palazzi e aeroporti.                          palazzi e aeroporti.

 

                       Pi costruiri scoli                              Per costruire scuole

                       fabbriche e arsenali                       fabbriche e arsenali

                       autostradi, ponti                            autostrade, ponti

                       grattaceli e spitali.                         grattacieli e ospedali.

 

                       Pi l’autri, i terroni,                           Per gli altri, i terroni,

                       a carni siciliana,                             la carne siciliana,

                       nto furnu du travagghiu                  nel forno del lavoro

                       sdivaca sangu e scana.                   Versa sangue e impasta.

 

                      E cu l’occhi di figghi                        E con gli occhi di figli

                      vidinu i luntanu                              vedono da lontano

                      a Sicilia mpiccata                           la Sicilia impiccata

                      e si mùzzicanu i manu.                   e si mordono le mani.       

 

      da “Il poeta in piazza”     Feltrinelli ed. 1974

 

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E’ morto uno dei boia più bestiali delle Ardeatine

Mentre da Berlino non..

..non c’è posto per la salma di Erich Priebke a Hennigsdorf, la cittadina pochi chilometri a nord di Berlino che ha dato i natali all’ex capitano delle Ss. L’amministrazione comunale ha fatto sapere all’agenzia…(Repubblica.it 15 Ottobre 2013)

E dalla

Comunità ebraica. “I funerali a Roma sono impensabili proprio perché luogo della strage. E’ come chiedere ai cittadini di Marzabotto il consenso a seppellire lì l’autore dell’eccidio”. Così Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, in diretta su Radio Città Futura a proposito del dibattito che infiamma sulla sepoltura di Erich Priebke. “Non è giusto – ha aggiunto – nemmeno che sia seppellito in Italia perché è una nazione nata sulle ceneri del fascismo. Che se ne torni in Germania e nel suo luogo di nascita, ovvero Berlino”

Dalla Sicilia   Sentite , sentite  (Repubblica.it 15 ottobre2013)

A quanto si apprende, però, la salma potrebbe essere tumulata nel cimitero di Fondachelli Fantina, in provincia di Messina. La disponibilità del comune siciliano sarebbe stata comunicata direttamente a Roma questo pomeriggio, tramite un fax spedito e firmato dal sindaco Marco Antonino Pettinato. “E’ un gesto di umanità cristiana, un’idea nata sfogliando i giornali – spiega Pettinato all’Italpress – Priebke ormai è morto e merita di essere seppellito, qualunque crimine abbia commesso. Sono sorpreso dal comportamento della Chiesa in questa vicenda. Una giusta sepoltura non è stata negata neppure ad Hitler”. Paolo Giachini,  legale di Priebke, ha poi definito “concreta” l’ipotesi di una tumulazione a Fondachelli Fantina.

A parlare per primo, a quanto pare, non è direttamente il sindaco ma il padre, ex sindaco, di cui non conosciamo la storia che noi, in ogni caso, rispettiamo. Purtroppo dobbiamo dire che, nella migliore delle ipotesi, sembra non rendersi conto che la “carità cristiana” non c’entra per nulla di fronte alla offesa e alla vergogna di un  ignorante, esaltato, sprezzante, feroce assassino che ha voluto ribadire anche da morto col suo testamento la negazione dei milioni di esseri umani infornati nei campi di sterminio fascisti  e nazisti.

Quella che manca non è la carità cristiana che gli ha consentito, comunque non corrisposta, di vivere fino ai suoi oltre 90 anni. Quella che non può mancare è prima di tutto la ferma, irremovibile condanna della ideologia fascista e nazista la cui pseudo cultura, come siamo purtroppo costretti a constatare, per molti anni, dal dopoguerra ad oggi, ha  permeato diversi gangli della società italiana, P2 compresa. Questa offesa al popolo siciliano, antifascista della prima ora, erede del glorioso movimento dei Fasci dei Lavoratori siciliani, certamente non passerà.

ANPI Palermo

ps  Sembra che il comune del messinese abbia ritirato la sua proposta.

Il coordinamento regionale dell’ANPI siciliana ha emanato una ferma protesta.

L’ANPI Sicilia chiama le proprie strutture, i cittadini, le forze democratiche, il Governo Regionale e tutte le Autorità, ad impedire che nella nostra regione, il

sangue innocente di tante vite tragicamente spezzate, che in questi giorni stiamo raccogliendo e seppellendo con amore, si confonda con quello di un terribile criminale.

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GIOVANNI ORCEL: DAI FASCI SICILIANI ALL’ANTIFASCISMO ALLA RESISTENZA

L ’ANPI, Il centro Impastato, La CGIL, Centro Pio La Torre con la partecipazione del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando  lunedì   14 ottobre 2013 alle ore 11,30, ricordano Giovanni Orcel nel 93° anniversario del suo assassinio avvenuto il 14 ottobre 1920 in Corso Vittorio Emanuele all’altezza della Biblioteca regionale dove  deporremo una corona sotto la lapide che lo ricorda.

Giovanni Orcel è una delle figure più significative del movimento operaio palermitano, studente viene arrestato durante una manifestazione  di solidarietà al gruppo dirigente dei FASCI SICILIANIsegretario generale della FIOM dal marzo del 1919  operava per unire lotte urbane e lotte delle campagne sulla scia di Nicola Barbato e anche del fratello Ernesto Orcel fondatore del Fascio dei Lavoratori di Cefalù, ed  in stretto collegamento con Nicolò Alongi, il dirigente contadino assassinato dalla mafia nel febbraio del 1920.

Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 22 contadini e un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni fine 1944-45 implicato nella strage di Portella della Ginestra e in altri efferati omicidi.

Entrambi i delitti, inequivocabilmente di matrice fascista e mafiosa, sono rimasti impuniti.

Su Giovanni Orcel leggi Giuseppe Carlo Marino, 1976 nel libro “Partiti e lotta di classe in Sicilia da Orlando a Mussolini” (Bari, De Donato, 1976); poi nel saggio di  Giuseppe Carlo Marino “Vita e martirio di Nicola Alongi, contadino socialista” e in numerosi altri scritti.

Il libro di Giovanni Abbagnato, Giovanni Orcel. Vita e morte per mafia di un sindacalista siciliano. 1887-1920, ricostruisce l’attività di Orcel e le lotte di quegli anni.

Orcel, Alongi e la lunga scia di sangue di sindacalisti e cittadini uccisi, lottarono per la difesa della dignità umana e la dignità del lavoro. a.f.

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MIMMO RIZZO, MASSIMO GANCI E POMPEO COLAJANNI RICORDANO NICOLA BARBATO

PRESENTAZIONE ISTITUTO GRAMSCI SICILIANO

GIOVEDI’ 10 OTTOBRE ORE 17,30

QUESTA TRASCRIZIONE, QUESTE PAGINE, COSI’ RICCHE DI STORIA, DI UMANITA’, DI SOLIDARIETA’ VOGLIONO ESSERE UN OMAGGIO ANCHE IN LORO RICORDO (degli autori. n.e.). Vittorio Riera

SARA’ PRESENTE IL CURATORE VITTORIO RIERA

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LAMPEDUSA E OLTRE: MA COME E’ STATO POSSIBILE

Ma, come è stato possibile

Ma, come è stato possibile, che questo paese, reduce dalle leggi razziali, rinato dalla Resistenza, con la Costituzione detta la più bella del mondo, con sede secolare del Vaticano ( centro “ideologico” dell‘altruismo) si perseguano materialmente e penalmente, privati della libertà,  esseri umani,  timbrati ”clandestini”?

Ma, come è stato possibile, che cittadini originari del luogo vengano incriminati penalmente se scoperti ad aiutare gli umani detti “clandestini”, in terra e in mare, pur in situazioni di perigliosi salvataggi.

Ma, come è stato possibile, che uomini e donne siano stati riconsegnati, come ancora avviene, agli aguzzini tiranni che ne martoriavano le carni e la vita, in dileggio al comando istituzionale che impone il diritto di asilo allo “straniero”, al quale ”sia impedito nel suo paese di origine l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, garantire dalla Costituzione italiana”.

Ma, come è stato possibile che i rifugiati nel loro percorso di presenza in Italia per avere il riconoscimento dello status devono aspettare anche 18 mesi, chiusi in luoghi recitati con le sbarre, poi abbandonati, di fatto, in strada.

Ma, come è stato possibile che centinaia di migliaia di nati in Italia non possono avere i requisiti di cittadinanza, considerati “figli di nessuno”, valutati impuri alla stirpe, altrimenti detta razza.

Già, come è stato possibile!

Eppure, ancora sono tra noi una” rappresentanza” di coloro che portano nelle carni, nella mente e nel cuore le “stimmate” della Libertà.

domenico stimolo

ciao Domenico e grazie.
siamo certamente in ritardo su questo fronte dove già si erano trovati diversi giovani che forse non abbiamo saputo ascoltare fino in fondo.
Un abbraccio
                    angelo

 

La questione, oltre che drammatica, è assolutamente prioritaria.  Il ritardo, gravissimo,  è di tutte le componenti della società civile figlie della Costituzione, in specie delle grandi organizzazioni sociali, politiche ( quelle progressiste) e sindacali.

Il dato è, a mio parere, che ci siamo trovati ad un nuovo 1938, quello delle leggi razziali, così, in balia del fascismo moderno, quello che preme, in un clima di grande confusione e sotto il ricatto del fallimento dello Stato, per gravi modifiche della Costituzione. 

Le nuove leggi razziali sono state quelle rappresentate dal reato di clandestinità, dal cosiddetto pacchetto sicurezza, e dalle pratiche persecutorie nei riguardi di centinaia di migliaia di esseri umani, abbandonati , perseguiti ed incarcerati di fatto nei tanti rivoli che costituiscono il sistema di “accoglienza” italiano.

Di fronte a tanto orrore, tutti, nei fatti determinatisi,  sono stati praticamente consenzienti.

E’ vero c’ è in attività, da tempo, un’ articolata rappresentazione di associazioni e soggetti variegati che in questi lunghi anni hanno cercato di denunziare, manifestare e portare sollievo.

Però, alfine, la realtà tragica è rimasta totalmente immutata. Le leggi persecutorie sono sempre in azione.

Non c’è mai stata una “sponda” che, per autorevolezza, scevra da settarismi, e prestigio di bagaglio materiale e morale, potesse svolgere ruolo trainante e di raccordo.

Su questo fronte non possono non esserci gli eredi diretti dei Valori incarnati nella Lotta di Liberazione, nella difesa dei Valori della Costituzione, in specie in difesa degli esseri umani che chiedono accoglienza, giustizia, solidarietà e pace.

Dobbiamo recuperare e  coltivare la Memoria proiettandola nei fatti cogenti che riguardano la quotidianità, a partire dalle azioni necessarie per smantellare le nuove leggi razziali, prima che sia, ancora una volta, troppo tardi.

 Domenico Stimolo


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MEMORIE DI CEFALONIA

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